Magazine

Una chiacchierata a tre su Interstellar

Creato il 16 novembre 2014 da Postscriptum

U na delle famosissime leggi di Murphy racconta che se una cosa è destinata ad accadere, essa accadrà, così come è destino che dopo aver visto un film della portata di Interstellar si passino ore e ore a chiacchierarne con gli amici e per far ciò talvolta si superano anche le distanze geografiche.

http://wallpaperwonder.com/wp-content/uploads/2014/05/Interstellar-Movie-HD-Wallpaper.jpg

L’esperimento che andremo a condurre oggi su PostScriptumBlog consiste proprio in uno scambio di opinioni tra me, un semplice appassionato di cinema, Giuseppe, un esperto conoscitore dell’universo di Nolan, e Soncox, un appassionato di fantascienza, che ospiteremo di tanto in tanto su questo blog. L’idea è quella di proporre la nostra visione su quelli che pensiamo essere i 4 punti fondamentali della pellicola mettendo in luce contro e pro e proponendo un voto finale che vuole essere giusto un’indicazione del tutto personale.

L’area commenti è a disposizione di chiunque voglia dire la sua.

Gli aspetti su cui ci confronteremo sono

  1. La catastrofe da cui tutto ha inizio
  2. Le teorie scientifiche alla base del film
  3. Il viaggio interstellare
  4. La quinta dimensione

1) La catastrofe da cui tutto ha inizio…

http://www.hollywoodreporter.com/sites/default/files/imagecache/thumbnail_570x321/2014/07/interstellar.jpg

Il film si apre in un futuro non specificato,‭ ‬nel quale il pianeta terra soffre della Piaga che non sta solo divorando il cibo che si trova sulla terra,‭ ‬ma anche trasformando l’aria rendendola irrespirabile.
L’idea che usa Nolan per far avviare la trama non è il solito escamotage che troviamo in altri film,‭ ‬ma a mio avviso è anche un concetto profondo di critica verso la nostra società che sta portando al collasso il pianeta.
Questa Piaga è un l’allegoria di un male che abbiamo cercato noi,‭ ‬è il collasso della nostra società che porterà ad una regressione evolutiva,‭ ‬alla sconfitta dell’umanità e quindi al tentativo di abbandonare il pianeta terra come unica possibilità di portare avanti la razza umana.
A questo punto qualcuno potrebbe dire‭ ‬“tutto qui‭?! ‬Ci sono tanti film che hanno già trattato questo argomento,‭ ‬ad esempio,‭ ‬con le dovute proporzioni,‭ E‬lysium, quindi – sempre quel qualcuno commenterebbe – il regista‭ ‬non si è inventato nulla di nuovo‭!‬.‭ ‬È vero,‭ ‬ma tutto questo è usato come cornice per raccontare il suo film.‭ ‬Mi spiego:‭ ‬altri registi per poter trasmettere questo messaggio hanno dovuto girare un intero film di almeno un ora e mezza.‭ ‬Qui Nolan invece in soli‭ ‬45‭ ‬minuti riesce a dire tutto questo e in più getta le basi per la sua idea che sta iniziando a crescere solo ora.‭ ‬Insomma,‭ ‬fin dall’inizio del film ci si rende conto che quello che si sta vedendo potrebbe diventare un capolavoro del cinema fantascientifico.

Abbiamo sempre considerato la Terra come una fonte di risorse infinite anche se di segnli di avvertimento che così proprio non fosse ne abbiamo avuti tanti nel corso della storia. Nolan ci dipinge un pianeta semicollassato dal punto di vista ambientale in cui l’umanità è regredita dalla civiltà tecnologica a quella agricola: e anche così non è che le cose vadano alla grande. La Piaga sta decimando le colture e riducendo la popolazione mondiale sull’orlo dell’estinzione; inoltre l’abbandono di ogni attività scientifica ha messo tutti in condizione di non poter risolvere alcun tipo di problema. Dunque, Nolan riporta l’umanità indietro di parecchie epoche, la priva dei risultati del progresso tecnologico, la deruba delle certezze sul futuro e, in definitiva, la mette di fronte a un interrogativo ontologico: e se la storia dell’uomo non fosse destinata a compiersi sul pianeta Terra?

«Questo mondo è una ricchezza, ma è da un pezzo che ci sta dicendo di andarcene». La riflessione di Cooper (Matthew McConaughey) è più che mai adatta per capire in che situazione si trova l’umanità intera nella prima parte di Interstellar, il nuovo film di Christopher Nolan. In un futuro imprecisato troviamo un mondo nel quale un improvviso cambiamento climatico ha ridotto al minimo le coltivazioni e le scorte alimentari in genere. Solo il mais sembra l’unica fonte possibile di approvvigionamento, e lo stesso Cooper, ingegnere e pilota spaziale, si è dedicato alla vita rurale. Ma anche il mais è destinato a scomparire: le future generazioni sulla Terra potrebbero non avere più da mangiare. Inoltre le continue tempeste di sabbia rendono irrespirabile l’aria e riempiono di polvere le case; non sembrano esistere neppure più le città, ma solo tante piccole comunità come nel West del XIX secolo; una sensazione di attesa infinita alla ricerca di una soluzione per un avvenire che però appare segnato negativamente per la popolazione intera del nostro Pianeta. Che fare allora?

 

2) Le teorie scientifiche alla base del film…

http://www.kurzweilai.net/images/Black-hole-model1.jpg

Uno‭ ‬dei colpi vincenti di Nolan è stato sicuramente quello di chiamare un fisico teorico per farsi aiutare nel film,‭ ‬infatti,‭ ‬l‭’‬aspetto scientifico è curato‭ ‬al dettaglio e le teorie inserite nel film vengono spiegate in modo semplice ed efficace.‭ ‬Insomma‭ ‬il‭ ‬film è alla portata di tutti gli appassionati del genere.‭ ‬Non‭ voglio dilungarmi‬ troppo a citare‭ ‬tutte le teorie per non spoilerare il film,‭ ‬va però‭ ‬sottolineato come la teoria della relatività sia il motore da cui tutto parte.‭ C‬ioè: Nolan attraverso‭ ‬il relativismo‭ p‬orta sul grande schermo emozioni che‭ ‬nessuno aveva mai provato a portare prima e secondo me questo è il più importante dei punti forti del film.

L’impostazione scientifica del film è descritta in modo semplice e dettagliato e si basa sui lavori del fisico teorico Kip Thorne, noto, nel bene e nel male, per le sue teorie sui viaggi nel tempo e sui buchi neri. Inoltre anche il lavoro di Einstein sulla relatività e sui ponti interdimensionali (in gergo tecnico ponti di Einstein Rosen, nel film wormhole) giocano un ruolo chiave. Il colpo di classe è stato far si che queste teorie siano funzionali allo svolgimento della trama e non un esperimento di marketing per interessare gli appassionati di fantascienza: con questo non voglio dire che la scienza citata in Interstellar sia oro colato e che tutto quello che si vede è fisicamente realizzabile ma, che tutto l’impianto scientifico del film è costruito su teorie che nella peggiore delle ipotesi non sono ancora state confutate ma ci sono buone probabilità che la realtà sia proprio come le suddette teorie sembrano suggerire.

«Non siamo destinati a salvare il Mondo. Siamo destinati ad abbandonarlo». Ma non soltanto «Non c’è niente nel nostro Sistema Solare che possa aiutarci». E’ quanto spiega il professor Brand (Michael Caine) a Cooper, e ovvero che la speranza per l’umanità non è sulla Terra ma oltre. E non basta viaggiare alla scoperta dei Pianeti del nostro sistema, ma occorre assolutamente spingersi oltre. Ma come? «Dobbiamo affrontare la realtà del viaggio interstellare». Ed è questa la missione che è chiamato ad affrontare Cooper insieme ad Amelia Brand (Anne Hathaway), Romilly (David Gyasi) e Doyle (Wes Bentley) a bordo dell’Endurance, per trovare nuovi pianeti abitabili.
Interstellar era un progetto che in origine avrebbe dovuto avere Steven Spielberg come vertice, e già nel 2007 a Jonathan Nolan era stato affidato il lavoro di sceneggiatura. Alla base di tutto c’è un trattato del fisico Kip Thorne (Professore di fisica teorica al California Institute of Technology) sulla possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso un wormhole, vale a dire una galleria spazio-temporale a velocità persino maggiore rispetto a quella della luce. A inizio 2013 però la Warner Bros. Pictures e la Paramount decisero di assegnare il film a Christopher Nolan, che accetta l’incarico e per lui è l’occasione giusta dopo i grandi successi ottenuti con Inception e la Trilogia del Cavaliere Oscuro.  Mettendosi al lavoro con il fratello e con Thorne, il regista riscrive in buona parte lo script, adattandolo alle sue idee.

3) Il viaggio interstellare

http://blog.screenweek.it/wp-content/uploads/2014/08/interstellar-00.jpg

È‭ ‬nel viaggio che Nolan da sfogo alla sua vena hollywoodiana,‭ ‬con scene catastrofiche da fiato sospeso e imprevisti inimmaginabili.‭ Q‬ueste scene sono‭ ‬messe in perfetto equilibrio e nella giusta dose per far rendere conto allo spettatore quanto è dura affrontare un viaggio‭ ‬nello spazio.‭ ‬È‭ ‬nello spazio,‭ ‬infatti, che gli astronauti dovranno affrontare continuamente dilemmi morali che metteranno alla prova la loro natura umana.

Interstellar è il racconto di un viaggio che avviene simultaneamente nello spazio e nel tempo. Quando pensiamo a un viaggio, solitamente immaginiamo di partire da un punto A e raggiungere un punto B avendo percorso una certa distanza ma, pensiamo al tempo come se esso fosse infinito. Ponendo che si potessero compiere viaggi interstellari, cioè tra le galassie, bisognerebbe invece pensare al tempo come a una risorsa esauribile come ci suggerisce, appunto, la teoria della relatività: il tempo non scorre come una linea retta ma si espande in tutte le direzioni, tranne che all’indietro. In quest’ottica, che poi è quella del film, durante il tempo impiegato per andare da A a B, noi e chi ci aspetta avremo vissuto escursioni temporali diverse per cui un minuto per l’uno può diventare un’ora per gli altri.

Portare gli spettatori oltre lo spazio e il tempo a noi conosciuti. In un progetto difficile è questo il punto forse più complesso da sviluppare, ed è la sfida che Chris Nolan raccoglie e affronta. E’ sempre stato ambizioso, il regista britannico, e stavolta va davvero oltre i limiti. Esplorare il nostro Sistema Solare è già un’impresa destinata a pochi essere umani, ma andare oltre esso è qualcosa di inimmaginabile. Realmente mai accaduto: in Interstellar diventa possibile. Solo un pilota esperto come Cooper può mettersi alla guida di una nave spaziale che si va ad immergere letteralmente negli abissi dell’Universo, viaggiando a velocità incredibili e percorrendo distanze siderali, finendo in altre galassie parallele nelle quali il concetto di tempo è stravolto rispetto alla Terra. Ogni azione di pochi minuti potrebbe rappresentare lo scorrere di mesi sul nostro Pianeta, e lo sa Cooper, angosciato dall’aver lasciato i propri figli e rischiando di non vederli crescere. Neppure l’idea di essere lassù per dare una speranza all’umanità lo consola pienamente: il suo destino è di esplorare lo spazio e l’ignoto, ma l’affetto per la sua famiglia, in particolare la piccola Murph, lo tiene con la mente rivolta alla Terra. Da un pianeta all’altro, l’esplorazione dell’Endurance è un viaggio forse senza ritorno. Con il team i due robot TARS e CASE controllano e aiutano i coraggiosi astronauti. Ma, a differenza del celebre HAL 9000 di kubrickiana memoria, saranno pronti a sacrificare sé stessi per gli esseri umani.
Christopher Nolan ci chiede di andargli incontro, affinché possiamo salire anche noi a bordo dell’Endurance. E così, almeno per me, è accaduto. Sta qui la forza principale di Interstellar: il coraggio di osare, senza aver paura di andare contro le teorie già acquisite. Ed il primo a rendersene conto, nel film, è proprio Cooper. Senza svelare i meccanismi del racconto, il protagonista compirà il passo decisivo verso la quinta dimensione, all’interno della quale passato, presente e futuro si incrociano. Per arrivare fino a lì, per Cooper sarà necessario varcare l’ingresso di Gargantua, un’enorme buco nero che contribuisce ad accelerare ulteriormente il tempo. Ma le risposte che servono sono proprio lì dentro.

4) La quinta dimensione

http://motionstatereview.files.wordpress.com/2014/11/interstellar1.jpg?w=672&h=372&crop=1

La quinta dimensione è forse l’aspetto più difficile da capire. Nolan non ne da una vera e propria spiegazione scientifica ma, tramite questa risolve tutta la trama del film. E’ un tabù che dobbiamo quasi prendere per buono per godere a pieno del film e per capire quello che sta succedendo. Ad ogni modo non è una cosa negativa, anzi, è l’elemento che lo rende a pieno titolo un film fantascientifico.

Qui si nasconde la vera sfida per lo spettatore: detto delle tre dimenaioni che usiamo per rappresentare lo spazio e accettando la proposta di Einstein circa il tempo come quarta dimensione, la quinta qual è? Per come la vedo io la chiave di lettura potrebbe essere la gravità. La gravità è una grandezza fisica che trascende il tempo e lo spazio e da essi non viene influenzata, influisce sui corpi e ne cambia lo stato di moto, inoltre interagisce con la massa che è una proprietà intrinseca della materia. Sto immaginando un mondo popolato da esseri così evoluti non solo da poter interagire con il tempo ma anche da poter considerare la gravità come un’opportunità e non un limite fisico.

Interstellar è, a mio avviso, un film destinato a cambiare il Cinema del futuro. O, quantomeno, a cambiare il modo di fare Cinema. Christopher Nolan riesce a emozionare e a coinvolgere come nessun altro autore in questo momento. La sua nuova opera ci suggerisce di immaginare oltre la nostra conoscenza, di provare ad andare oltre i nostri limiti, a cercare di comprendere l’ignoto e a trovare una speranza per un futuro migliore. Interstellar abbatte tutti i confini e Nolan propone risposte che nessuno al Cinema aveva mai tentato di dare, ed è anche un invito per altri autori a osare, dato che spesso vengono frenati nei tentativi dalla poca voglia di investire in progetti innovativi da parte delle medie e grandi produzioni, in particolare negli ultimi anni. E quant’è attuale il tema della Terra che, troppo sfruttata dall’Uomo, non è più in grado di sostenere la sua popolazione. Nel film non si fa riferimento a una data precisa: ma siamo certi che sia un giorno così distante da ora?

Infine, ecco cosa gioca a favore di Interstellar…

http://d1oi7t5trwfj5d.cloudfront.net/eb/8e/80a51fc14fb3b3355f0f25ae266a/interstellar-skip-crop.jpg

Ho praticamente parlato fino ad ora dei lati positivi di questo film quindi non mi metterò ad elencarli tutti, ma sceglierò i più importanti. Sicuramente il lato psicologico del film è tra i primi posti, la paura che fosse un altro film catastrofico era veramente alta (anche perché avevo visto il trailer, cosa che sconsiglio assolutamente anche se non centra niente con il film). l’assenza quasi totale della computer grafica è il secondo aspetto di rilievo poiché, al contrario di Gravity, rende possibile un maggior coinvolgimento nella storia. L’ultimo aspetto da considerare è la trama, l’intreccio della storia è sicuramente ben studiato e ingarbugliato ma seguendo con attenzione si riesce a capire tutto già alla prima visione. Insomma un film che fa parlare tanto di se già all’ uscita della sala!

Parlare dei pro di Interstellar non è difficile perchè non ce ne sono ma, al contrario, perchè sono diversi e catalogarli non è immediato. Sicuramente l’accuratezza dei particolari scientifici è un punto a favore che vale doppio (l’assenza di aria nello spazio è una chicca) e anche la fotografia dei corpi celesti lascia davvero a bocca aperta; poi io amo particolarmente i film pieni zeppi di riferimenti e qui Interstellar non mi delude: si va dalle già citate teorie scientifiche alla spedizione Endurance che portò il capitano inglese Shackleton alla conquista dell’Antartide, passando per i romanzi satirici della serie Gargantua e Pantagruel di Francois Rabelais, le leggi di Murphy, la poetica di Dylan Thomas e il pesantissimo confronto con 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (provate a dirmi che i robot KEEP, TARS e CASE non assomigliano al famoso monolito!!).

Senza voler fare troppi paragoni con i grandi film di Fantascienza del passato, Interstellar è certamente il più potente e maestoso del nuovo millennio.
E c’è anche una fondamentale componente drammatica, emotiva, nella partenza di un padre verso lo spazio e una figlia di 10 anni che, seppur dotata di un’intelligenza particolare, non può pienamente comprendere perché lui la “lascia” sulla Terra, senza sapere se e quando tornerà. «Ti voglio bene per sempre, Murph». Lacrime. La piccola Murph, interpretata dalla giovane rivelazione Mackenzie Foy, che diverrà l’adulta Murph, attraverso la meravigliosa Jessica Chastain, perfetta anche stavolta.
Matthew McConaughey, dopo l’Oscar per Dallas Buyers Club, sfodera un’altra interpretazione eccezionale e si candida alla seconda statuetta. A proprio agio nel ruolo di Cooper, un personaggio che ha fatto suo con grande talento e classe. Decisa, forte ma anche sensibile è invece l’Amelia di Anne Hathaway, ed anche l’interprete Premio Oscar per Les Misérables si conferma una delle attrici più complete nel panorama internazionale, alla sua seconda collaborazione con Nolan.
E’ pieno di silenzi, nello spazio immenso, Interstellar. E la musica eterea, toccante e potente di Hans Zimmer lo riempie e lo completa, con le vibrazioni del suono dell’organo a scandire i momenti più emozionanti. Con la fotografia perfetta di Hoyte Van Hoytema, le sequenze dentro il profondo Universo restano scolpite per sempre nella mente, grazie alla visione straordinaria di Christopher Nolan che dirige con il suo enorme talento un film che in alcune sequenze è da antologia del Cinema. Nolan vede dove noi non riusciamo ad arrivare, ci mostra ciò che noi non potevamo che immaginare, ci presenta altre dimensioni e galassie come nessuno aveva mai fatto. Ambizioso e determinato.
La grandezza di Interstellar non può essere compresa in pieno adesso. E’ un film capolavoro destinato alla storia del Cinema e soltanto tra qualche anno, guardandolo ancora, capiremo che esperienza abbiamo vissuto vedendolo e parlandone.

…e quello che potrebbe giocargli contro

http://ftv01.stbm.it/imgbank/GALLERYXL/R201409/interstellar_foto_nn03.jpg

Il più grande problema del film, secondo me, sta nella durata. Per gli amanti della fantascienza tre ore di film magari sono uno scherzo, ma questo non lo rende un film per tutti. Se Nolan fosse riuscito a rimanere entro le due ore, lasciando inalterato il carattere del film, sarebbe risultato un film praticamente perfetto.

Personalmente da un film così curato dei dettagli e dalla firma di Hans Zimmer alla colonna sonora mi aspettavo molto di più dal comprato audio. Suoni bellissimi e curatissimi ma l’assenza di un tema centrale facilmente riconducibile al film mi è parsa pesante. E poi, glielo vogliamo spiegare a chi fa i trailer che non deve spoilerare le scene più emozionati e deve attirare la curiosità dei potenziali spettatori?

P.S. Chiedere a Giuseppe di trovare difetti al lavoro di Nolan è una crudeltà culturale. Gli chiedo scusa pubblicamente.

http://www.wired.com/wp-content/uploads/2014/10/interstellar-trailer-ft1.jpg

 

il voto di Soncox: 8,5

il voto di Mick: 8

il voto di Giuseppe: 10

media: 9-


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :