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Una coltellata dritta dentro i nostri occhi

Creato il 30 giugno 2011 da Dylandave

Una coltellata dritta dentro i nostri occhi

- La Promessa dell’ Assassino – 2007 - ♥♥♥♥ e 1\2 -

di

David Cronenberg

E’ sempre un piacere poter constatare quando un regista ossessionato dai corpi, dalla carne e dal sangue come David Cronenberg, nonostante la linearità di questo suo lavoro, non perda la sua coerenza stilistica e il suo percorso autoriale personale. La Promessa dell’ assassino, infatti, ci riporta a ciò che è una costante nei lavori di Cronenberg e cioè l’ essenza stessa del male. Un Male sempre presente nella vita dell’ uomo e che nonostante le resistenze riesce sempre a trovare una strada per esprimersi. Lo sguardo di analisi di Cronenberg è freddo e macabro come i corpi freddi dei cadaveri che vengono mostrati nel film. Rigidi pezzi di carne condannati da un’ esistenza marchiata dai tatuaggi impressi nei loro corpi e che sono solo vittime del succedersi degli eventi. L’ intero film scorre narrativamente come un fiume d’ acqua freddo, infatti, circondato da atmosfere cupe e da un superbo tocco fotografico che è quasi sempre contraddistinto da tonalità nere e rosse. E’ come se Cronenberg volesse con questo film comunicarci qualcosa di finale, come la morte. Ogni inquadratura o movimento di macchina è sempre distante dall’ azione che si svolge, quasi a volerlo immortalare come in una fotografia finale. Viggo Mortensen, divenuto ormai l’ attore feticcio del regista canadese, incarna perfettamente il suo personaggio trasfigurato nella manifestazione del male ma  di fatto rappresentazione stessa del Bene con tutte le controversie del caso. Nikolai (Viggo Mortensen) è marchiato interamente da simboli d’ onore attraverso i suoi tatuaggi che gli impediscono di andare contro le regole basilari che la malavita talvolta richiede di praticare, come gli stupri, gli abusi o gli sfruttamenti. Diviene quindi il difensore di tutto questo e il suo rapporto\incontro con Anna (Naomi Watts) è proprio basato su questa sua consapevolezza. Lei sarà per lui il tramite, attraverso cui lui potrà manifestare il destino che il suo personaggio da tempo aveva già tatuato sul suo corpo. E’ un percorso quello di Nikolai, forse salvifico, ma sicuramente verso il Bene e una sua rinascita. Ne funge da perfetta metafora la lotta interamente nudo nel bagno turco, molto cruenta e colma di suspense. Sarà durante questa sequenza che Nikolai dopo aver lottato finirà a terra sanguinante, ma vincitore, in posizione fetale , verso una nuova nascita. Per cento minuti Cronenberg crea un mondo dalle cupe atmosfere precarie e malavitose, nel quale i suoi personaggi e i suoi attori si muovono con lentezza e con la dovuta misura. Mai eccedendo nell’ enfasi delle urla, ma mantenendo tutto come strozzato in gola , come ad un vero noir si domanda. E il finale seppur apparentemente rassicurante, attraverso un’ inquadratura distante e che si interrompe improvvisamente non fa altro che comunicare allo spettatore l’ incessante e incombente pericolo di una probabile minaccia esterna. Sempre probabilisticamente presente.

Una coltellata dritta dentro i nostri occhi
(Il Giudizio dei Tatuaggi)
Una coltellata dritta dentro i nostri occhi
(Cronenberg istruisce Cassel )

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