Una giornata con Vany. Poesie d’amore di RomanticaVany e Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Creato il 04 gennaio 2012 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

Una giornata con Vany

Poesie d’amore di RomanticaVany
e Iannozzi Giuseppe aka King Lear


Sul nuovo blog di Vany leggi Delle stelle il luccichio

Fra le stelle

La mia tela
fra le stelle
nel tuo cuore

Il cielo in rosa
La bellezza…
Esiste sì, la bellezza
Il cielo
sul corpo d’una rosa
Mattina in rosa
spazza via grigiore
dalle nubi a imbuto
Voglio che…
Voglio che
tu pensi a me
Dimentica…
Oh sì, dimentica
le camere da letto
che ti han ospitato
e subito
abbandonato
Pensa invece a me
come al primo giorno,
al primo di vera vita
Pensa, pensa a me,
a me solamente
anno nuovo che viene
E con una carezza
la guancia sfiorami,
e poi su me dipingi
il rossore dell’ammore

Prati e strade,
fiori di pesco
Azzurro infinito lassù
Ma tu
con un dito
mi tocchi giù,
son così io
l’angelo tuo blu

Soffici cuscini,
candida neve
lungo i labili confini
d’un mondo tondo
mai abbastanza

Ma al vento merletti
d’un letto per due,
le gemme
che saran domani
Matrimonio
di cielo e terra
mondo d’ogni pensiero
rende puro
anche il fango:
di luce ridisegna
il nostro sentiero

Via il vecchio
il nuovo c’è già,
mentre splendente
sorge il sole
su una notte
senza più stelle

Veloce il tempo

Come sempre
nella notte
l’anno nuovo contro
l’inverno ghiaccio.

Domani poi sarà
la Primavera
fra gemme di fiori e frutti.
E sarà
l’Estate
sopra i campi assolati
che infiammano d’oro
l’intero Creato.

E verso la metà
l’Autunno
per accompagnarci
fra campi di mais
e lunghi filari d’uva;
e ancora nel mezzo
delle onde del mare,
e tra le bizze dei venti,
tra foglie color ocra
che si dipartono
impotenti
in fruscii di lamenti.

Tornerà infine
l’Inverno;
già s’è fatto vecchio
quel che sol ieri
era nuovo,
ma un altro in coda
al calendario
è già lì che aspetta
di prender posto.

Veloce il tempo
luna dopo luna
terra e mare illumina,
mentre si frange l’onda
su lo scoglio della vita.

Saluto così il vecchio
ch’è ormai andato;
il bello e il cattivo tempo
a noi tutti hai tu donato.

Alte in cielo
danzano le stelle,
ed al lor splendore
ora m’accompagno.

Timida paura

Mi accomodai
sulle sue ginocchia
cercando di celar impulso
di selvaggia follia,
come se il desio
di compiacer lui
al di sopra
di chiunque altro
le fantasie mie
popolasse tutte.

Mi procurava
voglia segreta,
l’inizio
d’un’appartenenza;
se incolume però
avessi voluto
un dì venirne fuori,
non m’era concesso
d’abbandonarmitotalmente.

Per vaghi momenti
recuperavo io
sfilacciati lembi
di coscienza,
mentre lui con l’indice
mi segnava dall’alto
in basso sulla pelle
la sua supplica;
e io a negarmi
timida paurosa.

Mai stanco
sconosciuto
e prezioso
l’appagamento
nostro complice;
e così ostili noi
ad abdicare
l’uno in favore
dell’altro.

Qual tormento
per voluttuosità
sempre più votata
a infiammata lussuria.

Alla finestra
mi avvicinavo
prima di salutarlo
perché
non s’accorgesse
del rossore
a lambirmi le guance.

Sì illuminante…
imbarazzante
la felicità intrisa
nell’ultimo ross’oro
del giorno al tramonto.

L’antica disputa

Io
impudica,
vulnerabile fuoco,
tra le spire
d’un fluido calore
condotta,
d’esser distrutta
sì, d’esser libera
prepotente ora
io prego.

Tu
nel tuo furore
nutri desio
d’annegare,
proprio nel centro
di quel mio calore
ch’è il perenne tuo delirio,
dimenticando sempre
che il mare
sposa altro mare.

Sussurri,
adulazioni
a non finire;
da te plasmata
in distorta
onda intrigante
tra le due dita,
benché disarmata
scivolo via.

Bocche,
occhi e mani,
e segreti presagi
commuovono la mente
nell’insopportabile attesa
del piacere di domani.
Dalla notte dei tempi
per gl’amanti così è
l’antica disputa
che ogni cosa
seco trascina via
tra palpiti e sospiri,
tra istintive mosse
tentando
lo scacco matto.
Oh, quale speme
d’amor lusinghiera.

Al suono d’un carillon

Al suono d’un carillon
rattoppati pensieri,
vaneggianti emozioni,
sogni di castelli in aria;
tutto è bisticcio in me
che come bambina
dal buio impaurita
cerco chissà quali
nascosti tesori;
e poi le vetrine
di fuori, le garrule risa
della gente incosciente.
nella sua veloce follia
con sé mi conduce
sulla sua via.Lungo le strade
che del Natale
han già messo su
gli ammennicoli,
fra lucentezze
di presepi e stelle,
scorge l’occhio mio
un epilogo di vita:
infreddolito un malato
- nello spazio d’un momento
di lucidità apparente -
il proprio male cova,
lo riconosce
e con triste rassegnazione
lo nasconde
a sé stesso anche
dall’anima tirando fuori
uno sghembo sorriso.

Chiara e frivola
alla fine nulla perdona
la vita; e la favola
con tanta cura intessuta
presto in coriandoli al vento,
e non sai davvero
come sia potuto accadere.
Gl’affetti che ben stretti
con vitale coraggio
oggi in seno proteggo
già domani forse
non saran più
di questo mondo.
Del mio caro mondo
di piccole certezze.

Nella notte stellata

Se la sai vedere, immersa
nella notte stellata una strada.

E un sentiero ombreggiato di sogni
mai rivelati alla luce del giorno;
grandi alberi di rami mezzo spogliati,
addobbati di fragili chiome argentate.

E strade dorate di luce
che al passaggio del vento
si commuovono in amore;
in essa la gente si specchia,
peccato però non sappia
riconoscersi
se non in un buio riflesso.

Vuol la Stella condurci
in segreto, lontano dal mondo,
dai cattivi che ci vivono attorno.

Pastori tremanti, al momento
estatici nell’ammirare
il piccolo fagotto lor di fronte;
il suo bel volto simile nostro
riflesso nel sole al tramonto
per un mistico incontro
nel giorno più bello dell’anno.

Vivere il dono di Dio
nella meraviglia,
nella gratitudine,
nel distacco
dai beni materiali.

Quest’uomo nuovo,
forse un umile
come i pastori,
o un astrologo
uguale ai Re Magi.

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