Una Montagna di divertimenti

Creato il 03 giugno 2014 da Jonlooker @Jonlooker

Che l’abbiate già visto oppure dobbiate ancora gettarvi nella demoralizzazione, ho pensato che lo scorso episodio di Game of Thrones andasse affiancato da del supporto psicologico, quindi eccomi qua con una delle mie recensioni arbitrarie, imprecise e confuse.
Premetto che l’andamento dell’episodio è la fotocopia della partita Italia-Australia agli ottavi di finale dei Mondiali del 2006: non si fa una mazza per quasi tutto il tempo, poi alla fine c’è il recuperone finale con il rigore concesso grazie alle furberie di uno che in sostanza si chiama Grosso.
Ho saltato solo le parti che proprio non potevo sopportare di vedere di nuovo. Come sempre, aspettatevi spoilerissimi: se non avete ancora visto l’ottavo episodio della quarta stagione, smettete di leggere!
Se prima volete invece rileggervi le recensioni precedenti su GOT, le trovate qui.

Episodio 4×08

Titolo: The Mountain and the Viper
Titolo più onesto: Quanto vi piace Oberyn? Tanto, vero? Ecco, salutatelo che tra poco non vi vede più.

L’episodio s’apre con una gara di rutti in cui le signorine stanno vincendo. La ragazza madre svampitella, messa da Sam al sicuro in un postaccio malfamato, ode un verso tipo cucù e lo riconosce subito, sono i Bruti! Si nasconde dietro una tenda e viene trovata da Ygritte, che è buona le fa shhh da sotto la doccia di sangue. Non è che il momento trasudi tensione, però: alla svampitella non importa niente di niente, si è nascosta lì per non essere disturbata, mica per altro, e l’infante rubicondo è sereno come nessun altro la sarà più, specialmente dopo la fine dell’episodio.

Al villaggio vacanze Khaleesi, nel frattempo, c’è il pienone e gli ospiti del resort si fanno il bagno nudi, scena necessaria perché in Game of Thrones, lo ricordiamo, la regola è alternare un po’ tutti i generi di spade e foderi. Ci sono le ripetizioni di lingua inglese, ma con un altro nome, e anche delle utili lezioni di anatomia umana, in cui Khaleesi e la sua damigella Missandei si interrogano sull’evirazione, in particolare su che fine facciano “la colonna e le pietre”. Sì perché quello tra Missandei e il capo degli Immacolati è un amore contrastato dall’evirazione:
«Mi dispiace che ti abbiano evirato.» Dice Missandei al suo amato.
«Perché ti dispiace?»
Ma allora è immacolato veramente, santa creatura.
Al Khaleesi Village, però, arriva una mail, che doveva essere finita nello spam, poiché contiene il perdono per Ser Jorah da parte di Robert Baratheon, che era due re fa. Si scopre che Ser Jorah, interpretato, lo ricordiamo, da un sempre intenso Sebastiano Somma, era una spia al soldo dei Lannister. Lui è molto triste, perché questo azzera del tutto le sue probabilità di visitare gli appartamenti privati della regina dopo le ventitrè. Lei lo caccia con una formula da reality standard: «PRENDI LE TUE COSE! Hai un’ora di tempo per fare la valigia e salutare i tuoi compagni, la tua avventura finisce qui» e lui se ne va in groppa a un pony verso Un caso di coscienza 6.

Segue un momento intimo e familiare tra Lord Bolton e Ramsay detto Lo Psicopatico. Una noia mortale, mortale. Vuoi vedere che questi crepano per ultimi? Succede sempre così. Più sono barbosi più campano in ‘sta storia maledetta. Ad ogni modo, tra i due avviene un dialogo.
«Dimmi cosa vedi.»
«La campagna.»
«Guarda meglio.»
«Mah, non so, c’è umido, tristezza, ossessione per il Nord… La Padania, direi.»
«Dai, guarda meglio.»
«Niente.»
E insomma è un omaggio a Il piccolo Lord, tutto questo sarà tuo, ho fatto il riconoscimento di paternità dal notaio, squilibratello de papà.

Poi c’è Arya e il training da serial killer. Si parla di sentimenti: la bimba è un po’ delusa, non ha provato quella gioia nell’uccidere l’ultima vittima, altre volte si era divertita di più. Non perdere la motivazione, Arya, persevera.
Il Mastino vuole venderla alla zia, Lady Arryn, ma la zia è morta caduta da quel buco sicuramente non a norma attraverso cui gettava i rifiuti. Nessuno, a parte Sansa, sa che è stato Lord Baelish perché non ne poteva più di sentirla lagnare. Arya ride.

Nel frattempo, proprio nel lugubre castello della zia, Sansa, che poco prima aveva inventato tutta una storia per cui la zia si era gettata da sola, sembra aver capito che per restare viva deve cavalcare l’onda delle fantasie disturbate di Lord Baelish, che la ama in quanto riflesso minorenne della madre defunta – non vedo l’ora di vedere le bomboniere che scelgono. Per rimarcare il concetto, proprio mentre Lord Baelish insegna al piccolo, odioso Robin Arryn i rudimenti per stare al mondo con il giusto tocco di depravazione, Sansa si palesa da lui con un cambio d’abito che la porta di diritto nell’Olimpo delle Cattive Disney, nel ruolo di Yzma.

Ma passiamo ora all’anticamera della fine, una tremenda chiacchierata sui minorati mentali tra Jaime e Tyrion Lannister, nella prigione dove quest’ultimo attende la chiamata per assistere al singolar tenzone. Non mi sono mai annoiato tanto dai tempi di Diritto Fallimentare. I due ricordano le sventure di un parente che appena nato è caduto dalle braccia della balia (complimenti signora) e ha quindi passato gli anni a venire nella più totale demenza a schiacciare insetti con le pietre, per poi morire per un calcio al petto da parte di un mulo. E Tyrion soffriva tanto per i poveri insetti, ma niente, il parente era troppo grosso per lui. Io ho capito la metafora dell’insignificante, l’impotenza del piccolo di fronte all’ingiustizia del grande sulle minuzie popolari, ma a un certo punto ho sperato che lo stesso mulo calciasse me per porre fine alle mie sofferenze.

Attenzione! Finalmente, dopo quarantacinque minuti di tutte le baggianaggini che vi ho elencato, arriva il momento tanto atteso: la giostra con il morto. Oberyn tracanna vino per farsi coraggio, che è un po’ come bere prima di mettersi alla guida e Tyrion è giustamente preoccupato: mettiti almeno un elmo, gli dice, ma quello non ci pensa neanche a mettersi il casco, anzi assicura che oggi non morirà. Ricordati tra poco di queste parole, Oberyn, ricordatele bene. La sua simpatica compagna indo-britannica non è convinta, specialmente dopo aver visto quanto grande è l’avversario. Ed è veramente enorme, la Montagna, ci si aspetta che la sera rincasi in cima a una pianta di fagioli.
Oberyn fa un po’ di manovre da giocoliere da piazzetta per scaldare il pubblico. Per favore, Oberyn, concentrati, non sei Adelina Sotnikova alle Olimpiadi Invernali. Nonostante questo sfoggio di inutile twirling, Oberyn sembra pure avere la meglio. Ma, poi, siccome ha sta fissa di vendicarsi, non finisce il contendente subito, vuole farlo confessare. E ciò, amici cari, è la sua fine. Con tutti i legamenti recisi, il Montagna si alza, si avventa sull’esotico avversario e gli fa scoppiare la testa pressando tanto tanto tanto sui bulbi oculari. Ah, le giostre! La povera compagna di Oberyn lancia un urlo che avrei lanciato pure io anche solo per lo schifo, Tyrion è attonito e sconsolato perché presto morirà, mentre Cersei, soddisfatta del lavoro della Montagna, sorride diabolica e si appresta a fargli l’altra metà del bonifico.

Quarantacinque minuti e diciotto secondi di inutile noia per sette minuti di sconcertante orrore.

Parte la chiusa e noi scorgiamo, come ultima istantanea beffarda, un mostro dal volto deformato di dolore e sgomento trai titoli di coda. Ci avviciniamo, cercando di capire che intento di regia ci sia, dietro a questa trasparente maschera. E poi guardiamo meglio e scopriamo che quel volto è il nostro, riflesso sullo schermo.



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