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Una reazione al mio articolo

Creato il 25 novembre 2010 da Federicobollettin
Che ne pensate?
Leggo sul "Mattino di Padova" di oggi, in prima pagina, l'articolo di Federico Bollettin "Chiesa, sessualità e preservativo".
Non ritengo inutile precisare che l'autore di quanto sopra è un sacerdote cattolico, il famoso "prete innamorato" di cui si occuparono le cronache.
Lo dico perchè mi risulta che un sacerdote cattolico dovrebbe conoscere e insegnare la dottrina, anziché "interpretarla" a proprio piacimento.
Ebbene, si dà il caso che la primarietà del "bonum prolis" tra i fini del matrimonio non sia, come parrebbe dall'articolo, la bizzarra trovata di qualche Padre della Chiesa un po' sessuofobo, ma dottrina costante della Chiesa, ribadita nello scorso secolo, tra l'altro, dalla "Casti connubii" di Pio XI e dalla "Humanae Vitae" di Paolo VI. La sessualità viene così "mortificata"? No, viene solo indirizzata al suo fine naturale, ricordando che N.S. Gesù Cristo e la Sua Santissima Madre per primi diedero l'esempio della perfetta castità additandola come modello a tutti i cristiani e in primis proprio ai sacerdoti. Anzi, gesù stesso, rispondendo in Luc. 20, 35-6 alla capziosa obiezione dei Sadducei circa la donna dei sette mariti, dà esplicitamente come causa dell'esservi o non esservi il matrimonio la possibilità o l'impossibilità di voler generare figliuoli per rimedio della mortalità. In cielo infatti (dice) "non si ammoglieranno né si mariteranno perché non possono morire". Invece per il signor Bollettin la "corporeità" è nientemeno che "il luogo privilegiato per incontrare Dio". Ma "il luogo privilegiato per incontrare Dio" non è la Sua casa, la chiesa?
"Fare all'amore per il gusto e il piacere di volersi bene ed essere felici, senza l'ossessione di dover procreare ad ogni costo, è un'esperienza che genera Vita": ma di quale "vita" sta parlando? Qual è la "vita" generata dalle coppie omosessuali? E' certo una metafora, ma è lecito usare le metafore per camuffare la realtà? Su questa base il sig. Bollettin, "sacerdote cattolico", non solo fa una grottesca caricatura della dottrina che dovrebbe predicare, non solo vorrebbe che si scindesse intenzionalmente il coniugio dalla procreazione, quasi che questa fosse una fastidiosa conseguenza, un fastidioso "effetto collaterale" di quello e non il suo fine primario oggettivo, non solo vorrebbe sfigurare con la contraccezione la natura stessa dell'amore coniugale, che è di per sé fecondo, non solo insulta San Gerolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino di cui dovrebbe invece porsi umilmente alla scuola, ma vorrebbe addirittura (bestemmia inconcepibile per un laico, figuriamoci per un sacerdote) legittimare il peccato contro natura, che la Chiesa di cui si dice ministro condanna come colpa gravissima, che grida vendetta al cospetto di Dio. In questo senso egli naturalmente non si accontenta della già blasfema "apertura" di Joseph Ratzinger ma auspica che la Chiesa, piegandosi ai capricci dei "preti innamorati", cambi la dottrina bimillenaria che, ricordo, non è nemmeno sua ma che le è solo stata data in deposito per essere difesa e tramandata senza cambiarne uno iota. Cianciando di un "amore" che si esprimerebbe nei piaceri carnali, sganciati dal loro fine naturale, mentre, come ricorda Romano Amerio, l'amore cristiano si pone nella sfera della dilezione amicale, dell'agape, "per la quale nessuno dei due coniugi vuole l'altro, ma al di sopra di questo amore di concupiscenza vuole all'altro e con l'altro il proprio perfezionamento personale", non in quella della sensualità, dell'eros. Anche perchè, ricorda sempre il grande ticinese, la congiunzione carnale è proprio il momento della massima divisione tra le persone, "perdendosi nell'amplesso e la coscienza di sé e la coscienza dellaltro".
Dico, c'era bisogno di duemila anni di Cristianesimo per sentire ripetere sciocchezze come queste del "prete innamorato"? I pagani non dicevano cose diverse. La grande novità del messaggio cristiano, l'aveva capito un ateo intelligente come Prezzolini, è proprio la sua predicazione della castità: la verginità come condizione ideale, il matrimonio come scelta subordinata, non certo spregevole ma inferiore nella scala assiologica, e giustificato primariamente dal fine procreativo. Il che significa che la procreazione non deve mai essere positivamente esclusa.
Naturalmente nessuna censura pioverà sul capo del "prete innamorato": diciamo la verità, mica ha contestato l'autorità di Ratzinger. E, soprattutto, non ha "negato l'Olocausto".
Franco Damiani

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