Nel 1918, quando Rosa Luxemburg era in carcere, il suo editore le chiese di scrivere qualcosa su Tolstoj. La sua risposta fu: "La sua idea non mi attrae per niente. Per chi? Per che cosa? Chiunque può leggersi i libri di Tolstoj e chi non ne ricevesse un forte soffio vitale, non lo riceverà certo da un qualsiasi commento."
Alla fine, dopo qualche discussione, però accettò di tradurre e scrivere una prefazione per un'opera di uno scrittore russo meno noto. L'autobiografia, "Storia di un mio contemporaneo", di Vladimir Korolenko. La prefazione scritta dalla Luxemburg, "La vita di Korolenko", merita un posto fra i classici della cultura marxista.
Dopo aver fatto un quadro della società, della cultura e della politica russa del XIX secolo, passa a fare un confronto fra la letteratura russa e quella europea, analizzando l'essenziale. Facendo uso del metodo marxista, con abilità e duttilità, riesce a svolgere un'analisi critica che fa onore alle qualità sociali ed artistiche delle opere che prende in esame.
"La caratteristica principale dell'improvvisa comparsa della letteratura russa, sta nel fatto che sorse in opposizione al regime russo, nel suo spirito di lotta (...) Sotto lo zarismo, la letteratura acquistò un potere pubblico quale non aveva mai conosciuto in nessun altro paese o epoca", afferma la Luxemburg, esponendo la sua tesi centrale. La caratteristica dominate di tutta quell'opera letteraria risiede nel suo rifiuto dello status quo, e nella sua ricerca di alternative, convertendosi così in una delle forze più potenti, volte a minare le basi ideologiche e morali dell'assolutismo zarista.
Sebbene identifichi nell' "opposizione al regime", la principale caratteristica della letteratura russa dell'800, non intende riferirvisi come a qualcosa di "politico": "Niente, ovviamente, sarebbe più erroneo che dipingere la letteratura russa come un'arte tendenziosa in senso grossolano, oppure credere che i poeti russi fossero rivoluzionari, oppure progressisti. Schemi, quale "rivoluzionario" o "progressista" significano assai poco nell'arte." Il concetto viene chiarito ulteriormente quando si accosta a Dostoevskij: "Nel vero artista, la formula sociale che viene proposta riveste un'importanza secondaria: decisiva è la fonte della sua arte, lo spirito che la anima."
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