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Una secessione (verde) non si nega a nessuno

Creato il 21 giugno 2011 da Ilgrandemarziano
Una secessione (verde) non si nega a nessunoNo, dico, allora fateli provare, 'sti leghisti, 'sti padani. Cosa vi costa? Stanno lì, a gridare al vento slogan (verdi) che non sanno nemmeno che cosa significano. «Secessione!» urlano dal prato affumicato di salamelle arrostite, così tanto per dire qualcosa, come quelli che ululano «Alé-oò!» allo stadio. Il fatto che non sia mica tanto la stessa cosa, non sono certo che loro lo sappiano. Dunque perché non dargliela, una chance?
Perché gridare parole così per loro è come bere la pozione di Panoramix, è l'unione-che-fa-la-forza, è avere un grande obiettivo comune, provocare, inebriarsi con il profumo della rivoluzione, sentire sotto le dita il profilo tondo e vellutato del manico del coltello pronto a bucare il salvagente (verde) che tiene a galla il governo, il paese intero, è chiedere qualcosa di impossibile in previsione poi di lamentarsi e sparare a zero su tutti quelli che avranno messo loro i bastoni tra le ruote. E' farsi così belli e gonfiare il petto (verde) in previsione delle prossime elezioni (anticipate).
Nel frattempo, non hanno gli occhi di coloro che sanno davvero quello che stanno dicendo. E non è colpa del Recioto alla spina. Danno fiato alle corde vocali (verdi), senza rendersi conto che a furia di ampolle, l'acqua del Po gli ha alluvionato il cervello e come al solito nessuno gli rimborserà i danni. Perché se avessero davvero in mente quello che significa la parola secessione, non la direbbero tanto alla leggera. Non è come dire «Baso baso!» al matrimonio della putèla Teresina. Forse piuttosto come invocare «Stupro stupro!» alla sua festa di compleanno.
Una secessione (verde) non si nega a nessunoNon capiscono che secessione significa separazione di territori e quindi anche di persone, che significa "confini", che significa "divisioni", che significa stabilire chi sta di qua e chi di là, che poi finisce che tuo padre, tua sorella, la tua fidanzata come d'incanto si ritrovano in un'altra nazione, con tutto quello che questo significa, compresa l'incognita di quello che servirà per passare di là, se ci vorrà il visto o magari il permesso di soggiorno per andare a bagnarsi i ciapp in Liguria. E poi dove lo mettiamo il confine (verde)? Come lo stabiliamo? Con i fucili e la cavalleria, o le parolacce e le mucche delle quote latte? A dire il vero quelli del pratone di Püntìda sembravano più avvezzi al taleggio e alla polenta e osei, che non ai forconi e alla polvere da sparo, anche se non è difficile immaginare che molti di loro uno schioppo appeso in salotto ce l'abbiano, vicino alla testa del capriolo.
E allora concedete loro un bel referendum delle regioni, tanto ormai i referendum vanno alla grande, e contatevi, vedete chi ci sta, provate a tracciare sul serio un confine vero, di quelli che ci stanno bene poi coi cavalli di frisia e il filo spinato. Insomma, smettetela di darvi addosso, voi da una parte e loro dall'altra. Ditegli ok, dategliela una possibilità (verde), che ci provino, ma per davvero. Sono certo che solo così si renderanno conto una buona volta delle putanade che van a scorézar intorno, 'sti sboròn, ostregheta!

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