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Una STREGA nell’alone galattico

Creato il 07 ottobre 2014 da Media Inaf
Immagine in tricromia di una regione esterna dell'ammasso globulare omega Centauri, osservata dalla survey STREGA@VST

Immagine in tricromia di una regione esterna dell’ammasso globulare Omega Centauri, osservata dalla survey STREGA@VST

Va a caccia di stelle e per spostarsi nel cielo la ‘strega’ di cui parliamo utilizza uno strumento supertecnologico: il telescopio VST dell’ESO sulle montagne cilene. STREGA è il simpatico acronimo di STRucture and Evolution of the GAlaxy, un progetto partito nel 2012 che si avvale di una parte del tempo osservativo del VST (VLT Survey Telescope) garantito all’INAF. STREGA è una estesa campagna di osservazioni di circa 150 gradi quadrati di cielo il cui obiettivo principale è quello di studiare i dintorni di ammassi globulari  e galassie satelliti  della Via Lattea (Fornax, Sculptor, Phoenix, Sextans) per trovare traccia di interazioni passate che abbiano contribuito alla formazione e all’evoluzione dell’alone della nostra Galassia,  la regione di forma sferica che avvolge la Via Lattea dove si trovano sia stelle rade che raggruppate in ammassi globulari, gas e probabilmente materia oscura.

Numerose osservazioni suggeriscono che la distribuzione delle stelle nell’alone Galattico non sia uniforme, ma presenti delle aree più ‘affollate’, frutto dell’interazione gravitazionale tra la Galassia e sistemi stellari satelliti. Ne sono un esempio configurazioni stellari assai allungate, oppure aloni estesi osservati attorno ad un certo numero di ammassi stellari e galassie vicine alla Via Lattea: tutte strutture formate da materiale strappato ai sistemi stellari nella loro interazione con l’alone della nostra Galassia. Queste osservazioni avvalorano il modello di formazione gerarchico delle strutture cosmiche, secondo cui le galassie più grandi sono il risultato dell’aggregazione progressiva di sistemi più piccoli compiuta nel corso di miliardi di anni.

Uno spettacolare esempio di questi fenomeni lo stiamo seguendo praticamente in diretta: la nostra galassia sta consumando uno spuntino a base di stelle e gas della galassia sferoidale nana del Sagittario, che sta letteralmente cannibalizzando. Tuttavia, per confermare lo scenario dell’accrescimento gerarchico non bastano solo queste evidenze. Bisogna infatti effettuare osservazioni accurate di zone di cielo molto estese. Il VLT Survey Telescope (VST), costruito in Italia per iniziativa e sotto la responsabilità dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte e gestito dall’ESO sul Cerro Paranal in Cile, rappresenta lo strumento ideale per questo tipo di osservazioni. Con il suo specchio principale di 2,6 metri di diametro abbinato a una potente camera CCD, OmegaCAM, è capace di osservare con un elevatissimo livello di dettaglio una porzione di cielo di un grado quadrato (equivalente all’incirca alla porzione coperta dalla dimensione apparente di quattro lune piene).

I primi risultati delle osservazioni del VST condotte nell’ambito del programma STREGA, coordinato da Marcella Marconi e Ilaria Musella dell’INAF- Osservatorio Astronomico di Capodimonte e portato avanti da un team di numerosi ricercatori, molti dei quali appartenenti agli Osservatori INAF di Capodimonte, Roma, Teramo, Padova, Torino e Bologna, sono stati appena pubblicati on line in un articolo sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La prima porzione di cielo – 37 gradi quadrati di cielo attorno all’ammasso stellare  Omega Centauri – passata al setaccio da VST in tre differenti bande di radiazione, mostra i dintorni di questo ammasso stellare – ritenuto il relitto di una precedente galassia – mappati fino a distanze e con livelli di dettaglio molto maggiori di quanto finora fatto. «Le nostre indagini ci rivelano che anche a distanze pari a due – tre volte l’estensione dell’ammasso si continuano ad osservare stelle dell’ammasso» racconta Marcella Marconi.

Le stelle poi non sono distribuite in modo uniforme attorno all’ammasso, ma sembrano formare delle code allungate fino a notevole distanza dall’ammasso stesso, un altro indizio dell’interazione gravitazionale con l’alone della Via Lattea. «I primi risultati che abbiamo ottenuto sono già importantissimi per capire un po’ meglio la storia della nostra Galassia – aggiunge Ilaria Musella - ma siamo solo all’inizio di questa avventura scientifica: attualmente sono in corso studi analoghi per le regioni intorno ad altri ammassi e le osservazioni dei dintorni delle galassie sferoidali nane Fornax, Sculptor e Phoenix».

I dati finora raccolti e analizzati, per essere confermati, dovranno passare al vaglio di indagini spettroscopiche. Ma nel team di STREGA c’è grande entusiasmo: il completamento della survey consentirà un notevole passo avanti nella nostra conoscenza della struttura ed evoluzione dell’alone Galattico e fornirà informazioni complementari a quelle geometriche che si otterranno dallo spazio con la missione GAIA dell’ESA.

Per saperne di più:

  • l’articolo STREGA: STRucture and Evolution of the GAlaxy. I. Survey Overview and First Results di Marcella Marconi, Ilaria Musella et al. pubblicato on line sul sito web della rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society 
  • Gli articoli riguardanti il telescopio VST pubblicati su Media INAF

Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Galliani


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