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Una testimonianza in tempi di no tav

Da Astonvilla
UNA TESTIMONIANZA IN TEMPI DI NO TAVVi riporto la mia testimonianza di quello che ho visto sabato 25 febbraio 2012 nel tardo pomeriggio nella stazione di Torino Porta Nuova:
erano passate da poco le 19.40, io e il mio amico siamo corsi in biglietteria, sapendo che il treno per Milano partiva alle ore 19.50. Facciamo i biglietti e andando verso il binario, ci troviamo uno schieramento di polizia in assetto antisommossa, a bloccare l'accesso al binario.
Impaurito dalla situazione e al tempo stesso arrabbiato, perché mi trovavo impossibilitato a salire sul treno, sono andato prima a parlare con due agenti, credo della polizia ferroviaria, denunciando il fatto che io ero in possesso di un biglietto appena comprato e la polizia mi impediva di salire sul treno.
I due agenti, mi hanno pacatamente risposto che loro non potevano fare niente perché la decisione, di bloccare il binario, era stata presa dalla polizia.

Allora, ancor più adirato, sono ritornato in biglietteria denunciando agli addetti quello che stava accadendo e che io ero in possesso di un biglietto appena comprato e già obliterato ed era un mio diritto salire sul treno.
Anche in questo caso mi sono sentito rispondere che loro non potevano farci niente perché era una decisione presa dalla polizia e che la colpa era da attribuirsi ai black block.
A quel punto non ci ho visto più e mi sono incazzato gridandogli "Questo è un Paese di merda!" e "Altro che black block, qui è la polizia che mi sta impedendo di salire sul treno!".
Intanto nei pressi del binario era già partita la carica della polizia e c'erano dei manifestanti che sanguinavano abbondantemente.
Fattasi un po più tranquilla la situazione, io e il mio amico ci siamo fatti coraggio e ci siamo avvicinati ai poliziotti chiedendogli se era possibile salire sul treno, ci dicono che la risposta sarebbe stata affermativa se prima gli avessimo mostrato i biglietti. A questo punto gli mostriamo i biglietti e ci fanno passare.
Entriamo nell'ultima carrozza del treno e aspettiamo la partenza.
Il tempo passa e il treno è ancora fermo.
A un certo punto entrano nella carrozza il controllore e il capotreno e ci ordinano di cambiare carrozza perché stanno per salire i NO TAV.
Arrabbiato per quanto successo in precedenza gli rispondo "io di qui non mi sposto, a me i NO TAV non fanno paura, ho comprato il biglietto e ho diritto di sedermi dove mi pare".
A quel punto cambia atteggiamento e mi risponde che è solo un invito, un consiglio, se voglio rimanere lì lo posso fare.
Con me rimangono nella carrozza il mio amico e altre 4/5 persone (tra i quali riconosco la persona intervistata nel video http://www.youtube.com/watch?v=RgagOaoi-_8), pochi se ne vanno, la carrozza era semi deserta.
Presa la decisione di rimanere nella carrozza, vado a vedere, alla porta del treno, l'evolversi della situazione e, mentre mi affaccio, parte la seconda carica della polizia, questa volta caricando alle spalle i manifestanti che si accingevano a salire sul treno. Ci risiamo.
Sto a guardare sbigottito, manganellate che volano, manifestanti che finiscono per terra, poi mi metto a gridare verso un poliziotto di smetterla, di farla finita.
Il poliziotto si avvicina alla porta del treno e, picchiando con violenza il manganello sulla carrozza, mi intima di entrare all'interno del treno.
Spaventato e incredulo della situazione da rappresaglia fascista che si era venuta a creare, mentre sto per sedermi, dall'altro lato della carrozza inizia a diffondersi in pochi secondi del fumo intenso. Un ragazzo lancia l'allarme: "Hanno gettato un lacrimogeno, uscite subito fuori, mettetevi una fazzoletto sulla bocca, lavatevi il viso e bevete..." (qui il video con l'immagine del lacrimogeno ritrovato: http://www.youtube.com/watch?v=Pqm2KN0rrJA, trattasi di gas CS , arma chimica da guerra)
Scappiamo fuori dalla prima carrozza e corriamo verso la testa del treno.
Qui finisce la mia testimonianza, come finisce la mia fiducia, già precaria, in questo Stato, nei suoi metodi, nelle sue istituzioni, nella sua disinformazione, nella sua violenza.

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