Giornata da dimenticare sotto molti aspetti.
Una mattinata tremenda al lavoro di Papàsino completa di sclero e litigata con una collega assolutamente “cane” e “ineducata”.
Pomeriggio all’ospedale con la Nana.
Per un nostro eccesso di zelo abbiamo preferito portarla in H per farla visitare, vista l’impossibilità di contattare la ns pediatra.
Oggi, visto l’intro, vi vorrei raccontare una storia.
So che non posso fare nomi, cognomi, nomi di Enti e via discorrendo, essendo un blog e non una testata giornalistica.
Quindi, diciamo, vi racconterò una finta storia vera.
Spero abbiate la voglia e il tempo di leggerla, di condividerla e poi mi possiate dare un vostro parere!PARTENDO DAL PRESUPPOSTO CHE I DEJAVU’ NON PARLANO MAI PER “CLASSI”, CHE I BUONI E I CATTIVI VIVONO E LAVORANO IN TUTTE LE CLASSI SOCIALI, IN TUTTE LE CLASSI LAVORATIVE e difficilmente hanno pregiudizi di sorta nei confronti di una qualsiasi “categoria”
Diciamo che questa storia finta inizia una domenica mattina quando una lieta famigliola si apprestava ad uscire dall’ospedale dove la donna, giovane neo madre, aveva appena partorito una splendida bimbetta.
Il padre gaio si era appena spostato a prendere la culletta dalla macchina mentre la mamma era rimasta nella sua stanza a consumare il “lauto” pasto ospedaliero.
Al momento del rientro in ospedale, il marito gaio, aveva incontrato la mamma che in lacrime lo cercava disperatamente!!!
“Stanno portando la bambina nella struttura della clinica pediatrica!” singhiozzava la donna
“Perchè” chiese il marito
“Dicono che sono preoccupati, che hanno riscontrato una tachicardia anomala”
Il marito preso dallo sconforto corse nella corsia a parlare con i medici che cercarono di rassicurarli, non rassicurandoli, spiegando che la bambina aveva delle linee di febbre (36,8° – 37°) e assieme alla febbre avevano riscontrato una anomala tachicardia.
Avevano dunque optato per portarla immediatamente alla clinica pediatrica più vicina per eseguire degli accertamenti.
La famiglia, presa dallo sconforto, si era dunque trasferita alla clinica pediatrica più vicina.
Il personale era mediamente gentile.
Qualche individuo pecora nera, come succede nelle migliori famiglie, aiutava la famiglia depressa in questione a non far migliorare la situazione. Nella fattispecie l’infermiera “AUGHENTALER” che aveva scambiato l’ospedale per un campo di concentramento e urlava ordini a tutti i neogenitori sconfortati presenti. Di questa riparleremo dopo.
Torniamo alla cartella clinica della bimbetta di 2 giorni ricoverata “d’urgenza”.
Passarono le ore ma di cardiologi nemmeno l’ombra.
Su e giù infermieri che controllavano i bargolini con una freddezza da macellaio.
Bimbi che gridavano nelle incubatrici perchè perdevano il ciuccio ma nessuno interveniva.
Le telecamere presenti in ogni stanza “il grande fratello” dell’infermiere nella stanza TVCC facevano desistere i due coniugi dall’intervenire.
I bimbi continuavano a piangere perchè nessuno se ne curava.
Molti smettevano per sfinimento.
E’ evidente che gli infermieri sono li per curare la salute fisica e non la psiche delle nuove creaturine.
Passarono diverse ore quando il padre della bimbetta decise di fermare un medico e chiedere.
“Scusi, ho visto che avete visitato la bimba, un elettrocardiogramma forse. Si sa qualcosa?”
“Guardi, dovete aspettare. Hanno riscontrato una forma di bradicardia nell’altro ospedale. Aspettiamo il cardiologo”
“Bradicardia?? All’ospedale avevano detto tachicardia”
“Non so cosa dirle, qui risulta della bradicardia. Dobbiamo aspettare arrivi il cardiologo”
“Quando arriverà?”
“Non lo so. Non c’è un cardiologo nella struttura. Arriva generalmente il martedì dall’ospedale principale!”
“? Ma l’ospedale principale sta a 10 minuti di macchina, non potevamo portarla li?”
“Non sono io che decido. Stia tranquillo. Arrivederci.”
I coniugi erano scossi. La mamma, distrutta finicamente e moralmente fu costretta a stare seduta nonostante i punti di suttura su sedie di plastica assolutamente inadeguate al suo stato fisico. Chiese di poter rimanere a dormire lì affianco a sua figlia, ma non era possibile. Lo permettono solo a genitori di bambini “grandi” abituati alla presenza dei genitori. – Un neonato invece? Non ha bisogno di stare accanto alla propria mamma? Di sentire il suo odore addosso tutto il tempo che desidera? Ma come funziona qui!??
Intanto “AUGHENTALER” urla a tutte le mamme di tirare massimo 30cc di latte perchè mai sia che gliene diano di più.
Quando alla sera il marito chiede cortesemente ad “AUGHENTALER” che la bimba ha fame e vorrebbe altro latte, viene sgridato e redarguito che quello è il suo ospedale e le regole devono rispettarle.
Alla scena accorre furtivamente un altro infermiere che “dona” un biberon con altri 30cc di latte ai due coniugi distrutti. E dove è finito l’allattamento a richiesta? Come può una puerpera con il suo primo figlio vivere l’esperienza dell’allattamento serenamente se ci sono questi presupposti? Doppia pesata… meglio tirare il latte senò ci mette troppo tempo, la poppata deve durare 10 minuti al massimo. Certo, ditelo alla loro bimbetta che ancora non riesce ad attaccarsi viste le pressioni che fanno alla povera madre!
La scena si ripete per due giorni. Il martedì sera i due coniugi stanchi, la mamma con un principio di infezione dovuto alla scomodità di sedie di plastica allo stress psicofisico e alla paura di perdere il latte decidono di andare a parlare con il medico di turno.
A stento si riescono a trattenere le grida di rabbia.
Il medico garantisce che…
“Ascoltate il cardiologo doveva venire oggi ma ha avuto problemi. Probabilmente verrà domani”
“Probabilmente?”
“Si, se non dovesse arrivare domani aspetteremo a giovedì”
“GIOVEDI?”
“Si”
“E se non dovesse venire giovedì?”
“Se non dovesse venire giovedì, facciamo noi un elettrocardiogramma, gli registriamo il video e lo inviamo all’ospedale principale”
“?? Ma l’ospedale principale è ha 10′ minuti di macchina. Saranno si è no 4 km!”
“Si, ma sono oberati di lavoro”
“Ho capito oberati di lavoro. Avete portato mia figlia d’urgenza per un problema cardiaco in questa struttura priva di cardiologo quando una delle migliori cardiologie neonatali d’Italia sta a 10′ e mi dite che sono oberati di lavoro? Mi spiegate perchè l’avete portata qui e non direttamente li???”
“Guardi, non sono io a decidere. E comunque qui le abbiamo fatto tutte le analisi di rito per controllarla e sta bene”
I coniugi vanno via più incazzati di prima. Il marito avvisa che se l’indomani non avesse visto il cardiologo avrebbe portato via la bimba anche calpestando i cadaveri dei medici!
Nel mentre gli atteggiamenti assolutamente privi di enpatia di alcune infermiere fanno scaldare l’animo del marito ormai stanco.
“AUGHENTALER” andava a prelevare sangue dai piedi dei piccoli (dai 2 gg fino ai 10 gg di vita) bucandogli il piede. Al dolore i pargoli si disperavano dal pianto ma venivano abbandonati alla loro paura senza una carezza, una parola, una consolazione. Del resto i pazienti in quella clinica sono privi di nome, sono delle lettere e dei numeri come un lager o la prigione dell’ultimo miglio verde… C1 B2 A3.
I coniugi sono stanchi. Il marito piange sottovoce mentre la mamma è stanca e preoccupata e vorrebbe riportare la bimba a casa. Iniziano a parlare con i genitori delle altre famiglie. Tutti denunciano lo stesso trattamento. Prelevati d’urgenza dall’ospedale e portati in clinica.
“Cosa ha tuo figlio?”
“Non lo so, non lo sanno”
“e il tuo”
“Non lo sanno”
“E il vostro?”
“Non lo so. Però oramai sono anni che si dice che questa clinica va avanti soprattutto ai bimbi che gli vengono passati – senza motivi reali -”
“Cioè”
“Cioè l’ospedale gli passa i bimbi e loro occupano lettini. Li tengono qui 4/5 giorni e poi li mandano via. La scusa è sempre la stessa… eccesso di zelo, ma forse in realtà lo fanno per soldi statali.”
“Ma dici?”
“Si, sfruttano il fatto che tu sei troppo vulnerabile e stai zitto”
Il mercoledì arriva finalmente il cardiologo dall’ospedale vicino. Visita la piccina e chiede ai coniugi perchè fosse ricoverata visto il cuore d’acciaio che si ritrova.
“Veramente ci hanno detto che aveva una tachicardia che poi era bradicardia e poi non sappiamo”
“Hanno preso un abbaglio. Questa bimba ha il cuore d’acciaio. Io e lei non ci vedremo mai più! E’ assolutamente normale che dopo 2 giorni di vita il cuore stia ancora cercando di trovare il suo ritmo. UN ECCESSO DI ZELO.”
“Un eccesso di zelo?”
“Arrivederci”
I coniugi finalmente vanno via. La bimba esce e respira aria buona. Cresce ed è felice.
Nell’arco degli ultimi anni però una marea infinita di persone racconta ai coniugi le stesse identiche cose.
“AUGHENTALER” che tratta male le persone e grida e sbraita incivilmente. Bambini ricoverati e dimessi dopo 4/5 giorni con diagnosi comune “Non ha nulla. Eccesso di zelo ma gli abbiamo rivoltati come calzini”
Questi finti veri coniugi sono stanchi di sentire queste storie e vorrebbero denunciare tutto al Ministro della Sanità, alla magistratura per chiedere se la struttura sia adeguata alla salute psicofisica di giovani madri lasciate in quella condizione a seguire i loro nascituri. Per sapere sia una prassi voluta e illecita quella del passaggio di neonati, con l’unico scopo di avere rimborsi statali sull’occupazione del lettino, oppure solamente un eccesso di zelo.
INSOMMA UNA DENUNCIA PER ECCESSO DI ZELO
Vorrebbero denunciare non per fare un torto a medici e infermieri onesti che lavorano ma solo per verificare e tenere sottocontrollo una situazione che apparentemente è sulla bocca di tutti ma di cui apparentemente nessuno si cura.
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