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Under the Skin non Premia Scarlett Johansson

Creato il 06 settembre 2013 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Silvia Medeossi 6 settembre 2013Under the Skin non Premia Scarlett Johansson

Imbarcadero. Venezia Lido. 35 minuti a farti coccolare dalle onde del mare per poi mettere piede, vestita con uno splendido Kaisedo, sul red carpet per antonomasia e ritrovarti a pochi passi da una diva da copertina. Una Scarlett Johansson che, perfettamente a suo agio sotto i bagliori ritmici scanditi dai tanti fotografi presenti, trasmette tutto il suo fascino delicatamente sofisticato con disinvoltura e naturalezza tanto sulla passerella della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, avvolta in un fasciante Versace nero, quanto nel film che la vede protagonista. Under the Skin, firmato da Jonathan Glazer, ha l’ambizione di voler essere un dramma fantascientifico d’avanguardia, in cui la storia o pseudo tale è artificio per scandagliare a fondo alcuni vissuti umani, ispirandosi così all’omonimo Sotto la pelle di Michel Faber. Fin dai primissimi passaggi, si notano i natali artistici del regista, collaudato deus ex machina di video musicali di successo, che qui cerca di amalgamare scene ritmicamente ripetitive a freddezza e pochi contenuti. La Johansson è l’unica protagonista del lungometraggio che vede qualche altro personaggio, comparse comprese, relazionarsi in scene monotematiche, perlopiù mute, ad evidenziare ma anche alla lunga svilire l’impeccabile bellezza dell’attrice.

Under the Skin non Premia Scarlett Johansson

Le scene di nudo e la fotografia, se da un lato rimandano all’imprinting video pop del regista, dall’altro sono il tratto caratteristico del film, peraltro ripetendosi con una sorda colonna sonora. Tutto sembra evidenziare la lentezza del protrarsi della storia, poco ricca in contenuti oltre che in dialoghi per ben oltre metà proiezione. Nel raccontare la ciclicità con cui un alieno dal corpo estremamente femminile adesca l’uomo medio per cibarsene, il regista vuole arrivare in realtà a distanziare così tanto lo spettatore dalla pellicola, da trasmettere la freddezza di alcuni atteggiamenti umani, scevri dalla sensibilità e ridotti a pura sciatta fisicità. Parallelamente evocativo anche il paesaggio scozzese asintomatico e cupo, che fa da sfondo alla maggior parte delle sequenze, la più raccapricciante delle quali è senza ombra di dubbio quella pervasa dal pianto disperato di un bambino, orfano.

Under the Skin non Premia Scarlett Johansson

Il tentativo di arrivare a trasmettere un messaggio mal riesce sia per la ripetitività delle scene che per la mancanza di una vera e propria storia che emerge solo parzialmente nel finale, lasciando a bocca asciutta la platea, annoiata. Quella stessa platea che restituirà al regista fischi anziché lodi, pur volendo risparmiarli alla Johansson se non altro per la permeante bellezza, unico filo conduttore tangibile ed apprezzabile della pellicola, che spezza il racconto in tanti momenti quasi sempre autoreferenziali che semmai esaltano la fotografia più che la regia. Un plauso personale lo riconosco a tutta la macchina organizzativa dietro quelle cineprese: ad un coraggio palpabile, quello di presentare in un tempio del cinema un progetto innovativo nei contenuti-non contenuti che sarebbe piaciuto di certo di più come corto, per le sue vesti d’avanguardia a cavallo tra documentario, inesauribile immaginazione e surrealismo.

Under the Skin non Premia Scarlett Johansson


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