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Underground

Creato il 13 marzo 2011 da Lipesquisquit
Avrò avuto sedici anni, ero lì che facevo cose e vedevo gente, e gira che ti rigira una mattina mi sono ritrovato a partire con una comitiva del Club Alpino Italiano, che volevano trasmettere ai giovani la loro sconfinata passione per gli sport da praticare al coperto, al buio e che consistono nell’infilarsi in posti sporchi e umidi. Si, avete capito bene, la speleologia.Dopo un’allegra gita in autobus trascorsa cantando per ore e ore, come nelle migliori gite della nostra vita, un elefante si dondolava sopra un fottuto filo di ragnatela, mi hanno infilato una tuta impermeabile, degli stivali, un casco con la lampadina e mi hanno condotto con tutti gli altri in un anfratto sotterraneo, una grotta poco invitante piena di quelle formazioni calcaree note come stalattiti e stalagmiti, quella roba che, quando sei bambino, ti stupisce così tanto da riuscire a catturare il tuo interesse per ben cinque secondi, e che quando poi hai sedici anni, colto da accresciuto stupore, classifichi addirittura come “sassi”.Dopo aver rischiato di scivolare sulla roccia umida, di rompermi il coccige e altre parti altrettanto vitali del mio corpo, di precipitare in un pozzo fumoso senza fondo come nei film e di perdermi nei cunicoli fino a sbucare sotto il culo del Conte Ugolino, mi sono ritrovato insieme agli altri in una grossa cavità sotterranea, spaziosa e quasi simmetrica, con un simpatico laghetto in mezzo, una roba presumibilmente pittoresca.Il capo della spedizione, in quel momento, ci invitava a trovare una posizione sicura e a spegnere tutte le luci che avevamo con noi, una cosa niente affatto claustrofobica che mi metteva totalmente a mio agio, in perfetta comunione spirituale con i miei nuovi avventurosi amichetti. Restare al buio volontariamente, tutti insieme, nel profondo colon della terra, ci avrebbe sicuramente aperto come minimo tre o quattro chakra.Subito dopo aver spento le luci, c’è stata un’imbarazzante pausa di silenzio che sembrava non finire mai, poi ad un certo punto il capo ha parlato.
CAPO: “Questo qua, ragazzi, è il buio vero.”LIPESQUISQUIT: “E perché è il buio vero?”CAPO: “Perché siamo sotto terra. Qui non ci sono nemmeno le stelle.”
Touchè.Vinti e colpiti nell’animo da tutta quella meraviglia, ci siamo totalmente lasciati andare alla contemplazione degli imponenti regni che si nascondono sotto i nostri piedi. Non c’era veramente altro da dire, dovevamo soltanto sentirci umili e devoti alla nuda natura che ci ha generati tutti, riflettere in silenzio su quanto possano essere deboli e fallaci le nostre convinzioni di piccoli uomini che credono di sapere sempre tutto, e soprattutto evitare, con doveroso tatto, di far notare al buon capo della spedizione che il buio vero, se chiudi la finestra, abbassi le tapparelle e spegni la luce, ce l’hai comodamente a casa. Tutte le sere.

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