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Uno sguardo nel buio

Creato il 07 aprile 2011 da Mcnab75
Uno sguardo nel buio

Momento di amarcord ludico, per colpa dell'amico Davide e di questo suo post.

Dei miei trascorsi da role player vi ho già parlato, così come dell'importanza di questa esperienza nel mio apprendistato come scribacchino. Infatti le primissime cose che potrei inserire in un'eventuale bibliografia sono i librogame che scrissi da ragazzino – un improbabile incrocio tra Lupo Solitario e Kenshiro – e le ben più valide avventure per Ad&d second edition.

Prima dei draghi e dei sotterranei, però, devo necessariamente tributare l'onore delle armi al primissimo GDR tradotto in italiano: Uno sguardo nel buio.

Semplice e solido sistema di produzione tedesca (titolo originale Das Schwarze Auge), nato nel lontano 1984, arrivò da noi nell'improbabile formato librogame, pubblicato dalla EL, che in quegli anni aveva un solido e ricco monopolio sui libri interattivi di Lupo Solitario, Sortilegio e soci.

Il manuale di base era di una semplicità estrema: cinque classi da giocare (avventuriero, guerriero, nano, elfo e mago), pochi incantesimi con cui destreggiarsi, cinque caratteristiche che definiscono i personaggi giocanti, un sistema di combattimento pratico e per niente stupido.


Discrete anche le prime sei avventure pubblicate - sempre in formato libricino - a stretto giro, per saziare i giovani lettori avidi di mistero e di buone storie. Le atmosfere vintage non mancano, eppure ci sono un paio di moduli che, per spunti e idee, valgono tanto quando ben più celebrate espansioni di altri RPG. Penso per esempio a Nella fredda luce del nord e La porta dei mondi, rispettivamente il volume 5 e il 6 della saga, entrambi particolari, molto validi.


Uno sguardo nel buio

Visto il successo dell'edizione-base, la EL si decise infine a tradurre anche il completamento delle regole, ossia il manuale Perfezionamento dell'Avventura Fantastica. Un robusto manuale che introduce nuove classi (druido, halfling, vagabondo e iniziato degli Dei), nuovi incantesimi e un'ambientazione ricca di dettagli storici, geografici e con un bestiario non banale, molto curato.

Il mondo in cui si svolgono le avventure de Uno sguardo nel buio è la classica rivisitazione fantasy del nostro passato tardo-medioevale. Interessante la visione meno eurocentrica del consueto, con ampio spazio lasciato ad avventure in terre arabeggianti, caraibiche, o nell'estremo nord. Siamo lontani dalle atmosfere tipiche de Il signore degli Anelli, e vicini a una concezione più realistica e divertente del fantasy classico.

Un dettaglio bizzarro: in Italia rinominarono l'ambientazione chiamandola Atlantide (definizione inventata di sana pianta). Un ammiccamento al pubblico? Un vezzo inutile? Entrambe le cose, probabilmente.

 

Intendiamoci: Uno sguardo nel buio non è nulla di trascendentale, ma riusciva a sintetizzare con poche e funzionali regole di gioco l'essenza ancestrale del role playing. Che sarebbe: divertirsi, imparare a ragionare da “attori” e non banalizzare le sessioni trasformandole in simil-videogiochi facendo gara a chi ammazza più goblin.

 

Insomma, tanta nostalgia per quell'epoca e per quelle atmosfere.


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