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#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra

Creato il 14 febbraio 2015 da Blackcat80
Il vintage, secondo me, più che uno stile, è un modo di essere. Il modo di essere di chi ama cullarsi nei ricordi, sentire fra le dita il rumore delle pagine del proprio diario, accarezzare le vecchie foto - a costo di farsi del male ricordando con quale orribile pettinatura e/o con quale improbabile look si andava in giro a quei tempi.
Io appartengo a questo club di nostalgici, che si raduna virtualmente bevendo té di fronte ad un caminetto acceso.
Sono così vintage che, se non fosse poco pratico per la vita di tutti i giorni, me ne andrei in giro vestita in crinoline e con i guanti di pizzo, facendo i miei viaggi in carrozza e redigendo il mio blog con piuma d'oca e calamaio.
Sono così vintage che casa mia pullula di diari, plichi di fotografie e scatole colme di biglietti e ricordi - ovviamente sistemate all'interno di mobili in stile shabby chic.
E, quindi, sono così vintage che non potevo non aderire all'iniziativa di Monica di Alla ricerca di Shambala che consiste nel raccontare #unviaggiovintage.
Quale viaggio scegliere - beh, è stata una scelta facile.
Anche perché, oltretutto, questo è il post numero 100 del blog, e non potevo non dedicarlo a Lei.
E poi, se vogliamo, è anche San Valentino, e a me piace sempre ricordare che l'amore ha tante forme. Si può amare una persona, un'idea, qualcosa che si fa. E si può anche amare un luogo.
Un luogo dove ti senti a casa anche se non è casa tua. O, forse, un luogo che ti fa sentire più che a casa. Un luogo che ti fa scoprire aspetti di te che a casa restano silenziosi, in disparte a fare tappezzeria, un po' incompresi come Einstein quando prendeva 2 di matematica.
Un luogo che riesce a parlare ad una parte di te diversa, non necessariamente migliore, ma a suo modo speciale. Che la fa sentire viva come la tessera di un puzzle che si incastra in mezzo alle altre.
#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra
Per me questo luogo è Londra.
E' un luogo in cui torno quando posso, ogni anno. E' un luogo di cui ormai ho perso il conto delle volte in cui l'ho visitato - e ciò nonostante riesce a sorprendermi ogni volta, ogni volta mi fa partire con la voglia di tornarci il prima possibile.
Questo è il racconto di come ci siamo conosciute io & Lei, nel lontano 1998...
Sono passati tanti anni, ne avevo quasi la metà di quanti ne ho adesso.
Ne avevo 18 - e, a ripensarci, a parte qualche chilo e rughetta in meno, e parecchia insicurezza in più, forse ero più o meno uguale ad adesso.
O forse no, ero diversissima.
Detestavo farmi fotografare, passavo le mie giornate a scrivere e le vacanze a Rimini.
Quindi quasi uguale.
E molto diversa.
Londra per me era un posto molto lontano che mi sembrava però di conoscere. Era nei miei libri d'inglese a scuola e nei racconti della mia migliore amica delle medie. Sapevo a memoria i suoi monumenti più famosi, e per me, nella mia fantasia, Londra era rossa: rossa come le cabine del telefono e le buche delle lettere, come le giubbe delle Guardie della Regina e come il cerchio del simbolo della metropolitana.
Nella vecchia guida De Agostini di mio papà ci sono ancora le carte d'imbarco dei nostri voli Lufthansa e l'indirizzo dell'albergo scarabocchiato: era un hotel vecchio stile dalle parti di Kensington, con la moquette imbottita ed i letti a baldacchino.
Mia mamma lo aveva trovato vecchio e sporco; io meraviglioso.
Mi ricordo che si faceva colazione in un seminterrato con le travi a vista e le panche in legno massiccio come un vecchio pub. C'era una ragazza italiana che faceva la cameriera.
#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra
I miei ricordi sono particolari molto nitidi che emergono da uno sfondo sfumato - particolari in rosso che spiccano sullo sfondo grigio della città.
E' sempre dei particolari che ci si innamora.
Mi ricordo Hyde Park, con il suo verde maestoso che emergeva da un velo cotonato di nebbia argentea.
Mi ricordo gli stucchi ed i broccati dei corridoi di Buckingham Palace. I corvi con le ali mozze della Torre. Il giro in cab nella storia della città al Madame Tussaud's. Gli scoiattoli. Il memoriale funebre di Diana & Dodi da Harrods. Il self-service lungo l'Embankment dove andavamo a pranzare.
#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra
Il primo approccio gastronomico con Londra, lo ammetto, non è stato esaltante.
I miei genitori hanno optato per tutto il viaggio per la rassicurante certezza dei ristoranti italiani - e le svariate versioni di lasagne rivedute e corrette a seconda dell'influenza della cucina nazionale del cuoco (che ovviamente non era italiano, ma nemmeno inglese) non rientrano esattamente fra i miei primi ricordi londinesi più gradevoli.
Avrei scoperto solo successivamente i ricchi sandwich di Marks&Spencer, la cucina indiana e le pies di carne nei pub. E anche gli scones con la marmellata, la chocolate fudge cake e i Millie's cookies.
#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra
Mi esaltava, invece, la metropolitana.
Mi piaceva studiarne gli incroci e le coincidenze, escogitare di volta in volta il percorso più rapido per raggiungere le mete da visitare.
La mappa della Tube è poi diventata una delle mie icone preferite di Londra. E' come se fosse una sua radiografia, fatta non di ossa ma di vene colorate che scorrono sotto la sua pelle, di legamenti spigolosi che la tengono insieme: ogni fermata è un punto nevralgico, un nervo, un organo. Un nome che è una storia, un'immagine.
Le sue scale mobili ripide e veloci. I suoi cunicoli ricoperti di piastrelle di ceramica bianca. Le pareti tappezzate di locandine di musical. L'odore di polvere e di sottosuolo.
Please mind the gap between the train and the platform.
Mind the gap.
E' quello che mi sforzo di fare ogni volta che ritorno, quando la distanza che sento fra l'Italia e Lei mi sembra incolmabile.

#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra

Visto che le regole lo prevedono: eccomi! E' l'unica foto mia che ho di questo viaggio


Che altro?
I taxi neri, le cancellate nere e bombate. Le scritte Look left e Look right sui marciapiedi.
Il Big Ben che si specchia nel Tamigi al tramonto. Il suono dei suoi rintocchi.
E' cominciata così, con la mia sensazione di sentirmi proiettata dentro i miei libri: una sensazione che lascia spazio ad un veloce corrugarsi della fronte, e poi ad un sorriso "Io ti conosco, ti ho già vista da qualche parte... Sui miei libri di scuola, sì, ma non è solo quello...".
E' cominciata così.
E non è ancora finita...

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