vanilla skies on sunday afternoon.

Da Leucosia

Oltrepassiamo il regio lagno laido e fangoso, infestato da zanzare, protetti dall’azzurro metallico dell’auto, quando un concerto di orsacchiotti di peluche inchioda per un istante il ricordo sbiadito di una piccola vita straniera, spezzata e spazzata via giù nel rigagnolo all’inizio di quest’estate.

-E’ l’Africa, con i suoi colori ed i suoi suoni, i culi procaci delle donne, il candore dei loro denti e dei loro canti. un nuovo mondo.

M’immagino di non essere intrappolata nel traffico domenicale della litoranea domizia, m’immagino di essere su un calesse ottocentesco al riparo dal sole, accarezzata dal vento, sulle morbide curve delle colline fiesolane. Mi estraneo finchè la voce di Nelly Furtado non  mi riacciuffa per puro caso, facendomi riatterrare alla realtà. Siamo giunti, finalmente. siamo nel vecchio giardino d’infanzia di allora, custodito con estrema cura da Nonna N., che dei suoi quasi 90 anni ha fatto un’istituzione, così come dei suoi peperoncini verdi fritti e del suo orticello campagnolo. E’ lei che mi dà il braccio e mi aiuta a scendere dall’auto, è sempre lei a sistemare i cuscini sulla poltrona sotto al patio di limoni, gettando in un cantuccio la stampella, “perchè tanto da adesso in poi non ti serve!”. Sono coccolata, e ricevo con gratitudine questo surplus di affetto, che per qualche momento mi fa dimenticare del fatto che oggi ufficialmente sono una mamma senza pargolo nei paraggi, perchè lui è rimasto al mare con i nonni sull’altro spicchio di litorale, quello flegreo. avevamo deciso così: una domenica diversa, cosicchè io mi riposassi e mi distraessi finendo il mio monachesimo coatto di questi ultimi 15 giorni, affinchè vedessi gente piuttosto che stufare in casa a fuoco lento, e Chicco facesse comunque un po’ di mare secondo i soliti parametri e i suoi orari di bimbo. Nonna N. mi ricorda l’altra di nonna, la mia vera nonna, quelal che se ne andò un po’ troppo presto, prima che mi riconciliassi definitivamente con la sua imponente figura di donna autoritaria e matriarcale. Arrivano verso pranzo dal mare tutti gli altri: la prima è Sere, una cascata di sorrisi e di abbracci; poi Teo con i suoi dolcissimi occhi ai quali resto incollata pensando a quelli di Chicco, e poi gli zii e la super cugina, con l’odore del sale sulla pelle e qualche scottatura di troppo. Si fa festa, apparecchiando sotto al pergolato; una bottiglia di buon vino rosso è lì che aspetta di essere sposata alla grigliata di carne, mentre le chiacchiere tra donne continuano così come il girotondo dei bimbi sulle loro bici. Acciuffo con tutte le mie forze questo spicchio di serenità, anche se oggi le gambe proprio non vanno, tanto che sono gonfie: un cotechino con contorno di lenticchie è il loro parente più prossimo, ormai. Il filo dei ricordi e delle chiacchiere prosegue fino al dolce, e oltre: c’è sintonia tra di noi, e c’è armonia. un pizzico di antica complicità che rende ancora più struggente per me la sensazione tangibile di quanto mi manchi il mio piccolo principe, che so al sicuro ed  in mani ben più esperte delle mie, ma non accanto a me.

“Quasi le sei di sera! adesso chiamo a casa e dico che stiamo tornando!” dichiaro senza indugio, perchè sento di aver superato quella soglia oltre la quale la mia indole materna non può più andare oltre. sono baci e abbracci, sono tornate presto questa volta però tutti insieme, sono attenzione al traffico del rientro! le loro parole e i loro saluti ci rincorrono da dietro ai finestrini, mentre il mio sguardo è già fisso sul primo cartello stradale con l’indicazione dei chilometri che mi separano da casa. In meno di tre quarti d’ora siamo di nuovo qui, sulla soglia di casa. Sento lo scalpiccio dei passi di Chicco da dietro la porta, e il mio cuore fa una piroetta nel vederlo sorridermi con quel suo sorriso tutto speciale, gli occhi pronti a restituirmi il mare ed il sole di questa giornata particolare, trascorsa senza affanni di sorta e senza la mia presenza.

(foto presa da qua.)



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