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Venezia 72: Remember di Atom Egoyan (In Concorso)

Creato il 10 settembre 2015 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
Rememberplay video
  • Anno: 2015
  • Durata: 95'
  • Distribuzione: Bim
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Canada, Germania
  • Regia: Atom Egoyan

Atom Egoyan arriva al Concorso giunto alle ultime cartucce visive da sparare prima della conclusione (manca all’appello Gaudino che domani purtroppo non potrò vedere e per cui incrocio idealmente le dita). Un Festival quest’anno decisamente sottotono per la Selezione Ufficiale: rari i film davvero all’altezza narrativa e visiva, capaci di raccontarci il presente, il passato, il futuro lasciando nuove tracce da seguire, nuovi stimoli visivi da cogliere. Remember nasce da una sceneggiatura originale scritta da Benjamin August, sceneggiatore alle prime armi –  evidente nel finale del film, lo scrivo senza alcuna presunzione, purtroppo la sua inesperienza arriva proprio dove serviva tutta la maturità possibile – ed apparentemente bilancia due temi parecchio navigati nel cinema: l’Olocausto e la demenza senile.

Apparentemente, perché questa vicenda (specie nello sviluppo e nella direzione che Egoyan ha saputo dare prima del finale) incarna la storia e il passato al presente, dentro un uomo che porta nella memoria e nel corpo un abominio di cui è testimone di carne e di materia: la vita scorre, e sta eliminando tutti i protagonisti di una delle vicende più atroci del XX secolo… Sta definitivamente gettando nel dimenticatoio l’Olocausto.

Zev (Christopher Plummer), alias ‘lupo’, è un ebreo quasi 90enne affetto da demenza senile, spesso annebbiato da un passato che si sovrappone alla realtà. Un passato affettivo incarnato da una parola: “Ruth”. La moglie che nei suoi inconsci Zev crede ancora in vita, ma che è morta da una settimana. L’amico Max (Martin Landau), ricoverato in una casa di cura insieme a lui, gli ricorda che ha una missione da compiere. Una promessa che gli aveva fatto e che avrebbe trasformato in azione dopo la morte di Ruth. Gli mostra una lettera che testimonia quella promessa, con le indicazioni che dovrà scrupolosamente seguire per realizzarla (e che lo aiuteranno ogni volta che la memoria si annebbierà). Nella busta che la contiene c’è il danaro necessario al viaggio e Max, impedito su una sedia a rotelle, sarà a fianco dell’amico assistendolo al telefono. Zev parte per la sua missione e noi con lui. Arriva in Nevada, compra una pistola, supera il confine col Canada e inizia a cercare il nazista responsabile dello sterminio ad Auschwitz della sua famiglia e della famiglia di Max. Lui e Max sono gli unici ed ultimi superstiti in grado di poterlo riconoscere… Zev deve assolutamente uccidere quell’uomo, altrimenti la loro tragedia anche personale resterà impunita in eterno. Tutta la fragilità fisica e psichica di questo vecchietto (sommamente interpretato da Christopher Plummer) ci entrano dentro ogni fotogramma, insieme alla sua determinazione, ma Egoyan ci mostra altro, ci fa avvertire un pezzo di storia che sta scomparendo dalla materia, ci fa comprendere che il tempo cancella, confonde, sminuisce, supera… Una specie di lenta e calma ‘cura’ della natura che spazza via dal mondo i rimasugli anche fisici di un orrore (anche nei suoi protagonisti), e di questo processo di morte fisica del passato Remember è lucido e sconcertante veicolo di comprensione. L’istinto di autoconservazione cancella la memoria di Zev, cancella l’identità delle vittime e dei carnefici del nazismo. Anche la natura affossa per sempre l’Olocausto. Zev parla con i bambini che incrocia nel viaggio: la demenza senile si unisce ad una memoria fresca e tenera come la fontanella dei neonati, ad una esistenza che non ha visto, che non ha sentito, che ignora, che non sarà testimone fisica di nulla. Questa è la vera forza del film, il vero valore del film, che invece chiude assurdamente il cerchio con una ridicola ‘verità da thriller’! E questo è stato un errore fatale, per il mio punto di vista. Fatale per un Leone d’Oro (che gli avrei assegnato tra i film che ho potuto vedere). Fatale.

Maria Cera

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