Anche per questo 2015 la stancante, sfinente ma piena di sorprese edizione del Festival di Venezia chiude i battenti tra la delusione dei premi assegnati dalla giuria presieduta da Cuaròn e la certezza invece di quelli assegnati personalmente.
E' il momento quindi di fare un bilancio, e nonostante tutto non può che essere positivo visto che a differenza dello scorso anno in cui trovare Il Leone di Caffè tra i film in concorso non è stato molto semplice, il livello di quest'anno dove a parte qualche caduta e qualche presenza che resta inspiegabile (The Endless River? Looking for Grace? carini a tratti, sì, ma più adatti ad Orizzonti), ci si è trovati di fronte a titoli che avevano il loro peso e il loro valore, importante.

Tanti forse troppi, invece, i film presentati fuori concorso, che soprattutto nei primi quattro giorni del Festival hanno costretto ad un tour de force non indifferente, lasciando così in disparte -per mancanza di tempo e bisogno di uno stacco- quelli appartenenti alle sezioni parallele: un addensamento per la maggior parte americano, un tacito accordo con la stampa estera e con le star internazionali per farle arrivare fresche e in tempo a Toronto.
Da lunedì infatti il Lido si è svuotato, lasciando ai Paesi "minori" il compito di intrattenere, cosa comunque riuscita, anche se le stelle da red carpet hanno latitato, lasciando fan in sgomento per l'assenza di Pattinson o a chiedersi chi sarebbe sfilato in quella serata.
E a proposito di sfilate, Johnny Depp è senza ombra di dubbio stato il vero tormentone dell'edizione, con battute sulla sua forma fisica che si sono sprecate, mentre personalmente gli ormoni sono ribolliti alla vista (su grande schermo e dal vivo) di Matthias Schoenaerts.

E se quegli americani o inglesi o canadesi, hanno portato pellicole solide e tese, i vincitori morali sono i francesi che hanno saputo arricchire con la loro grazia e il loro fascino declinato a una commedia dolceamara (L'hermine, Marguerite ma anche Lolo nelle Giornate degli Autori), mentre i nostri quattro moschettieri che hanno raccolto fischi ma anche stelline da quella stessa stampa che in sala ululava come un lupo, si è fatta valere, dimostrando coraggio, anche nello sbagliare, dimostrando di volersi rinnovare con gli inserti artistoidi di Per amor vostro, con uno stile sorrentiniano personale in L'attesa, con quell'estate rock che si sente addosso e che devia verso il giallo di A bigger splash e infine con un episodio doppio, tra vecchio e nuovo, in Sangue del mio sangue: registi che non stanno fermi, non si ancorano al passato, ma a loro modo provano altre strade, magari perdendosi, certo.
Sempre pesanti invece le tematiche proposte dal vicino ed estremo oriente, con pellicole che mai come quest'anno hanno rappresentato un giro intorno al mondo del disagio, tra follie, stupri, omicidi, prostituzione, povertà. E lo stesso discorso vale per il sud America, che si è portato a casa ben due premi, tra l'altro fra i più importanti.
Arrivata al terzo anno di esperienza maturata, Venezia sa sempre stupire, soprattutto per quanto riguarda il meteo: no, arrivata al terzo anno devo ancora capire come predisporre la valigia visto che il freddo c'è stato ma accompagnato dal sole, visto che il vento ha sferzato la spiaggia e il red carpet nonostante le belle giornate e che i tanto annunciati temporali si sono visti il tempo di una mattinata, tanto da graziare poi con un doppio arcobaleno che ha intasato Instagram.
Perlomeno l'esperienza è servita all'organizzazione, con i tempi calcolati ma giusti per scrivere e aggiornare il blog anche dalla natura, e alla fredda (in termini di clima -aria condizionata docet- e di umore) sala stampa, il movie village è stata un'alternativa decisamente vincente e rilassante.

Ringraziando la simpaticissima Elisa di Cooking Movies che da lunedì è stata compagna di visioni disagianti e di lunghe chiacchierate all'ombra di uno spritz o davanti a un piatto di cibo anche un po' desolante, non resta che darci appuntamento al prossimo 31 agosto, quando Venezia riaccenderà le luci della ribalta, srotolerà nuovamente il tappetto rosso e ci servirà tanto di quel cinema da rimanere sazi, da rimanere estasiati.

