Magazine Cinema

Venezia.69: “Superstar” di Xavier Giannoli (In Concorso)

Creato il 30 agosto 2012 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Venezia.69: “Superstar” di Xavier Giannoli (In Concorso)

 

Anno: 2012

Durata: 112′

Genere: Commedia

Nazionalità: Francia/Belgio

Regia: Xavier Giannoli

Approdo a Venezia 69 con un primo lungometraggio realmente attuale per la tematica che abbraccia-sfonda. Superstar di Xavier Giannoli, in concorso per questa edizione, decide di trattare l’‘intrattabile’: la totale perdita di confine tra il reale e il virtuale, osmosi collettiva subdolamente insinuatasi nella nostra società massificata e globalizzata sempre più intensamente dentro scelte totalmente autoindotte, falsamente libere. Giannoli, stimolato dalla lettura de L’idole (L’idolo), racconto di Serge Joncour su di un uomo che diviene notorio-famoso all’improvviso, senza conoscerne il perché, decide di trasporlo-riadattarlo in immagini, incoraggiato dallo stesso autore nell’assorbirlo liberamente.

Martin Kazinski (un Kad Merad esageratamente trattenuto) è un parigino 43enne celibe senza troppe ambizioni, che vive la sua esistenza riciclando-riutilizzando pc, gestendo un gruppo di disabili che gli si affiancano nell’attività presso una piccola società. A prima inquadratura (e anche a seconda inquadratura), impressa sul volto, infrangibile, la sua essenza: bonarietà-arrendevolezza-mitezza, anonimo tra gli anonimi, condizione serenamente-‘rassegnatamente’ vissuta. Fino a quando (e la pellicola si avvia con tale pedinamento), in metro, comincia ad essere adocchiato: una ragazza carina, poi una donna che gli chiede una firma, in successione, scatti-riprese in smartphone da parte degli astanti… Martin viene letteralmente circondato, da puri e totali estranei, che lo chiamano per nome e cognome, gli chiedono una posa, si contendono la ricerca di attenzioni, lo fissano dentro immagini. L’uomo, incredulo e scosso, cerca di liberarsene, ma all’esterno è anche peggio… Tutti lo riconoscono, con stupefacente e fagocitante meraviglia di trovarselo a fianco, vogliono potersi impossessarsene-fissare-condividere il momento.

Venezia.69: “Superstar” di Xavier Giannoli (In Concorso)

Da quel giorno per l’uomo ha inizio un autentico calvario: non scoprirà mai il perché sia divenuto ‘famoso’, verrà usato ferocemente dalla tv che fagociterà il suo ‘autentico’ caso: Fleur Arnaud (Cecile de France, al solito attraente-coinvolgente, anche grazie ad un – questo sì originale – peculiarissimo vezzo), giornalista inconsapevolmente in limbo tra vera cronaca e becero squadrismo voyueristico della sua emittente televisiva, lo consegnerà nelle braccia dei propri massacratori mediatici, nel tentativo iniziale di aiutare un uomo in estrema difficoltà a rifiutare una celebrità (contemporanea) completamente distorta, non legata a qualità realmente capaci di fungere da stimolo per i propri ammiratori, ma semplicemente ad uno status: visibilità fine a se stessa, nel Web, su Youtube. Perché (questo il tema che la pellicola affronta in maniera solo superficialmente efficace), il quesito di fondo irrisolto-irrisolvibile (forse) è la caduta del confine tra il vissuto fisico-materico-reale-tangibile e il virtuale parallelo esistenziale.

Oggi (chi più, che meno, anche inconsapevolmente), viviamo di vita riflessa, delegando emozioni, sogni, incontri, esperienze, cadute-rinascite a macchine capaci di ‘riprodurle’ (tv, pc, i-phone, tablet…): la crudeltà e la ferocia della nostra società ha imposto una competizione sempre più alta e fuori controllo: il denaro pare l’unica meta indispensabile da realizzare, per tamponare l’ansia di bisogni più primordiali (sicurezza-autoconservazione, amore-affetto, sesso, conoscenza-consapevolezza) cresciuti incommensurabilmente e totalmente sfuggitici di mano. Perdutone-affossatone il senso, siamo caduti in un buco nero che tentiamo di annullare-esorcizzare alienandoci il più possibile.

Venezia.69: “Superstar” di Xavier Giannoli (In Concorso)

Xavier Giannoli contiene tutto questo dentro una grammatica filmica abbastanza stereotipata, rimanendo dentro l’alienazione che racconta. Né nel trattare l’immagine, né nell’articolare-narrare la vicenda, l’outsider Martin riesce ad apparire realmente-potentemente outsider, capace di staccarsi da quella patina di rivissuto anche visivo che ci ritroviamo davanti. Il cinismo dei media è un dato di fatto ormai, così come l’ossessione-nevrosi di una condivisione della privacy a tutti i livelli. Non basta più semplicemente documentarlo, attenendosi ad un canovaccio ‘sicuro’ (a partire da una colonna sonora falsamente ‘allarmante’, a cui siamo ormai totalmente assuefatti, per proseguire nel tratteggio di personaggi-situazioni molto stilizzate, anche nelle porzioni più ‘originali’ che le includono, nei quali non si va realmente a fondo, sicuri del loro impatto superficiale bello lampante, e rimanendo sempre in un cerchio assolutamente lineare, guai a deviarlo anche nel raccontare un paradosso molto vicino alla realtà).

Il panico di Martin non ci attanaglia, non ci allerta realmente della strada di non ritorno da tempo intrapresa: l’umano si allontana sempre più da noi stessi, e la macchina diviene la nostra seconda chance, nella quale gettare-dimenticare tutte le frustrazioni di una corsa al rialzo quasi impossibile da tenere, ormai, per l’uomo globalizzato.

Maria Cera

Venezia.69: “Superstar” di Xavier Giannoli (In Concorso)
Scritto da il ago 30 2012. Registrato sotto IN SALA, RECENSIONI FILM VISTI AI FESTIVAL. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :