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Venezia.69: “The Iceman” di Ariel Vromen (Fuori Concorso)

Creato il 01 settembre 2012 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Venezia.69: “The Iceman” di Ariel Vromen (Fuori Concorso)

Anno: 2012

Durata: 98

Genere: Drammatico

Nazionalità: USA

Regia: Ariel Vromen

The Iceman, del regista di origine israeliana Ariel Vromen, è la vera storia di Richard Kuklinski, spietato killer mercenario che tra il 1954 e il 1985 si pensa abbia ucciso circa 100 persone. Il film è tratto dal libro inchiesta The Iceman: The True Story of a Cold-Blooded Killer, di Anthony Bruno e liberamente ispirato al documentario HBO “ The Iceman Tapes: Conversations with a Killer” del 92’. A proposito di questo, il regista in conferenza stampa ha precisato: “Dopo la visione del documentario non riuscivo a togliermi dalla testa il sorriso di Kuklinski, mi era piaciuto il personaggio, mi era sembrato un tipo divertente e a suo modo leale, volevo capire cosa avesse a che fare con me…”

Il film inizia con un primo piano di Richard Kuklinski e una voce fuori campo che dice: “Sei pentito di quello che hai fatto?” La risposta la sapremo all’ultima inquadratura, da subito intuiamo che Vromen punta sul volto/maschera di Kuklinski (Michael Shannon), e su un’interpretazione “materica” dei suoi attori, in una sorta di realismo ontologico per dirla bazinianamente. Vromen si dimostra un autore attento e rigoroso, riuscendo a mantenere alta la tensione per tutta la durata della pellicola, senza però cascare in colpi di scena “telefonati”. La storia s’impregna così di un reale atroce ma quasi inevitabile, scorre veloce, lasciando lo spettatore senza fiato, facendolo sprofondare in un terrore invisibile.

Venezia.69: “The Iceman” di Ariel Vromen (Fuori Concorso)

L’ottima sceneggiatura, scritta da Vromen insieme a Morgan Land, pennella i personaggi in modo impeccabile. In primis Kuklinski, un immenso Michael Shannon, freddo e spietato ma marito amorevole e padre devoto, perso in una sorta di equilibrio precario, che sfocerà poi in violenza familiare solo quando l’ingranaggio s’inceppa (basta un semplice tamponamento con la macchina); la giovane moglie Barbara, (Winona Ryder) che ignora o finge di ignorare le attività del marito, Roy DeMeo, mafioso appartenente alla famiglia Gambino, con un Ray Liotta che, se pur avvezzo ai ruoli da cattivo (vedi Goodfellas), riesce sempre a donargli un’energia nuova; Robert Pronge, sicario che si nasconde dietro l’aspetto confortante di un simpatico gelataio con tanto di furgoncino che svela a Kuklinski, le qualità letali e pulite del cianuro, interpretato da un irriconoscibile Chris Evans. Se per interpretare i ruoli Winona Ryder non ha voluto prendere contatto la moglie reale, il regista Vromen ha dichiarato: “Sono amico di Facebook della figlia maggiore del killer, ma non ha mai accettato di parlarmi del padre, lo vede come un angelo, un altro rispetto all’uomo che ha ucciso decine di persone”. Vi state chiedendo come ha risposto Kuklinski al quesito iniziale? Semplicemente così: “Iceman che piange non fa macho.

Vittorio Zenardi

Venezia.69: “The Iceman” di Ariel Vromen (Fuori Concorso)
Scritto da il set 1 2012. Registrato sotto IN SALA, RECENSIONI FILM VISTI AI FESTIVAL. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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