La Miller non lascia segni nemmeno nel comparto tecnico visto che l’opera inizia prosegue e finisce in un fiume di ordinarietà stilistica; la conduzione da pilota automatico ossigena solo un passaggio meno moribondo degli altri (quello in cui Sofía nasconde la chiave), tutto il resto, nel quale, tra l’altro, si tenta anche la via della commozione di bassissimo rango (la collanina del padre), è da encefalogramma piatto, e la ripresa conclusiva del ragazzo che insegue a perdifiato il bus si dimostra in quanto a banalità un finale coerente con ciò che abbiamo visto fino a quel momento: mdp dietro il vetro puntata sulla rincorsa di Jonás, tristezza: quattordici minuti di logorio cinematografico.
La Miller non lascia segni nemmeno nel comparto tecnico visto che l’opera inizia prosegue e finisce in un fiume di ordinarietà stilistica; la conduzione da pilota automatico ossigena solo un passaggio meno moribondo degli altri (quello in cui Sofía nasconde la chiave), tutto il resto, nel quale, tra l’altro, si tenta anche la via della commozione di bassissimo rango (la collanina del padre), è da encefalogramma piatto, e la ripresa conclusiva del ragazzo che insegue a perdifiato il bus si dimostra in quanto a banalità un finale coerente con ciò che abbiamo visto fino a quel momento: mdp dietro il vetro puntata sulla rincorsa di Jonás, tristezza: quattordici minuti di logorio cinematografico.