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V\H\S (2012) – [Recensione]

Creato il 10 giugno 2013 da Elgraeco @HellGraeco

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Notte (quasi) insonne e, sapete com’è, mi andava un horror da vedere nel buio più assoluto. Schermo acceso e cuffie. E mi son ricordato di questa antologia del 2012, presentata al Sundance Film Festival dello stesso anno, distribuita da Magnet e prodotta da Bloody Disgusting, che è un sito horror che s’è messo a produrre film, che è una cosa meravigliosa, per inciso.

Altro inciso: sì, so che è uscito in questi giorni VHS 2.

Del primo capitolo, ossia di questo in esame, parlò anche Lucy sul suo blog, alla cui recensione (QUI) vi rimando per qualche considerazione sui registi all’opera, che qui eviterò di trattare preferendo soffermarmi solo sul film.

Devo dire di essere in disaccordo con la mia socia.
VHS m’è piaciuto.

È altresì noto che non soffro di mal di mare, e che in quel particolare genere cinematografico, non molto amato dal sottoscritto, in verità, che è il found footage, mescolato al mockumentary, nella voluta imprecisione delle immagini, di scarsa qualità e mosse, ci vedo solo coerenza narrativa.

Mi spiego: il mezzo di ripresa è amatoriale. Non utilizzato da professionisti della ripresa (sempre per finzione scenica). Ne consegue che il risultato debba essere per forza mediocre. Per buona pace, e li capisco, credetemi, di quelli che amano le immagini statiche (e tra voi ci sono anche io!) e cristalline.

E sì, è un cliché stra-abusato, ma questo è un altro discorso.

Chiusa questa parentesi, torniamo al film, che consta di sei episodi affidati ad altrettanti registi, di cui uno, quello iniziale, che fa da filo conduttore a tutti gli altri, ovvero nel primo episodio si trova il modo di far guardare ai protagonisti i restanti cinque episodi, in altrettante videocassette. Anche se sussistono dubbi riguardo l’ultimo capitolo, così come sul primo. Ma ci arriviamo tra poco.

***

[Warning Spoilers!]

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Tape 56 di Adam Wingard

È, abbiamo detto, l’episodio che lega e giustifica tutti gli altri. Un gruppetto di delinquenti che è specializzato nel rubare riprese pornografiche (anche usando metodi spicci) che viene ingaggiato per penetrare in una casa abitata da un vecchio, nottetempo, e rubare una videocassetta contenente, a quanto pare, un filmato scomodo, col quale ricattare terzi o comunque farci un sacco di soldi.
Episodio debole, in verità, per forza di cose, non ultima la continua interruzione per far posto agli altri cinque filmati.
L’esplorazione della casa buia, il rinvenimento del corpo morto dell’anziano preludono a una serie di jump scare, ci si aspetta infatti di veder saltare fuori qualcosa dall’ombra, ed è una cosa piacevole.
La stanza dove avvengono le proiezioni varia leggermente ogni volta che si torna al filmato, altro punto a favore.
C’è però un fatto, e cercando in rete non ho trovato alcuna spiegazione: le riprese di questo Tape 56 appaiono datate, ovvero effettuate con una vecchia telecamera a nastro. Insomma, sembra che la vicenda prenda piede negli anni ’80.

A questa ipotesi aggiungo:

che Tape 56 viene registrato su una videocassetta amatoriale appartenente a uno dei protagonisti
che la strumentazione, televisori, telecamera, etc… sembra appartenere al decennio ’80-’90
l’assenza totale di qualsiasi strumento moderno, cellulari in primis

Se così fosse, i filmati che i protagonisti guardano, uno dopo l’altro, proverrebbero tutti dal futuro. Perché tutti gli altri fanno riferimenti espliciti a determinate tecnologie: cellulari, internet, date stampate sullo schermo, etc…

Non che questo faccia la differenza, ma è una curiosità in più. Magari qualcuno di voi può smentire o confermare questa ipotesi.

Amateur Night di David Bruckner

Che è l’episodio che preferisco. Per motivi molto semplici: è morboso, sembra il sogno di uno sfigato, coerente con le sue fantasie mediocri, perché l’attrice protagonista, Hannah Fierman (Lily), è davvero inquietante, a tratti, e perché mi ricorda Vampire The Masquerade.
Ora, non so se David Bruckner si sia ispirato al famoso gdr della White Wolf, ma la realizzazione suggerisce il tipico incontro, nel World of Darkness, di tre idioti con un Gangrel o con uno Tzimisce. Vampiri selvaggi in grado di mutare la propria forma fisica in chiave bestiale. In più, c’è un dettaglio interessante, che Lily distingue le proprie prede a un livello ormonale, cosciente che di uno di essi non potrà nutrirsi se non a prezzo di star male subito dopo. E poi c’è la questione infatuazione, sempre per uno dei tre malcapitati, cosa che spinge al rapimento finale, con una sequenza in volo a mio parere molto efficace.
E ok, i personaggi ritratti sono dei coglioni. Ma sono realistici, non trovate? Coglioni come tanti altri.

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Second Honeymoon di Ti West

E voi sapete (e se non lo sapete, sappiatelo QUI e QUI) che io a Ti West gli voglio un bene pazzesco. Avendo perso Shyamalan, meno male che c’è Ti. E lo invidio anche, perché è più giovane di me e riesce a fare queste cose.
Ma il passo falso capita a tutti.
E questo suo episodio, che strizza l’occhio a Nip/Tuck (la maschera del killer) l’ho trovato idiota. E anche pessimo nella realizzazione, perché incompleto.
Lei uccide lui e scappa con l’altra.
E finisce la storia.
Non si sa perché, ne per come. Né, soprattutto, che motivo hanno, queste due cretine, di riprendere tutto con la videocamera (infatti una delle due domanda all’altra se ha cancellato tutto), se non per fornire a chi le arresterà le prove dell’omicidio. Ma chi nasce tondo, non può morire quadrato…
Complimentoni.

Tuesday the 17th di Glenn McQuaid

Eh già, giovedì diciassette. Quattro fessi in campeggio, la bonazza, il nerd, il simpaticone (più o meno), la tipa strana, trascinati da quest’ultima verso il solito laghetto immerso nei boschi dove si dice che qualche anno prima sia stato commesso un pluriomicidio.
E a onor del vero, devo dire che il boschetto con annesso laghetto scelto come location, fa strizzare. In un luogo così ti aspetti di vedere spuntare la strega cattiva.
E invece spunta un mostro che non può essere ripreso. Che possiede l’ubiquità e squarta, eviscerando, le sue vittime. E la ragazza strana è la sopravvissuta al primo omicidio che è tornata per vendicarsi.
Un po’ ridicolo, specie quando iniziano a spuntare trappole disseminate in giro nella foresta, preparate da lei stessa, manco fosse Rambo.

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The Sick Thing That Happened to Emily When She Was Younger di Joe Swanberg

Secondo in ordine di preferenza. Conversazione via skype tra fidanzati. Lei è nervosa a causa di un gonfiore che non va via dal braccio (e giuro, è un elemento presente anche in uno dei miei racconti, ma è una coincidenza epica) e lui che è aspirante medico cerca di tranquillizzarla.
Ma c’è un problema, a casa della ragazza, durante la notte, si sentono passi e strani rumori.
La cosa degenera rapidamente, notte dopo notte, nella classicissima ghost story, con tanto di apparizioni terribili, bambini nel corridoio che sbattono le porte, e quant’altro. Swanberg si muove sul velluto e lo fa bene, e riesce anche a capovolgere in maniera originale il finale, scomodando i disturbi del sonno, e alcune leggende metropolitane riguardanti i rapimenti alieni. In più, quel tocco splatter che fa realismo, anche se si scontra un po’ con la sospensione dell’incredulità.

10/31/98 di Radio Silence

Radio Silence Productions è un quartetto di registi di Los Angeles che si diverte a inscenare l’ennesima notte di Halloween. Quattro protagonisti mascherati che entrano in una casa inquietante e vuota dove, uno di essi ne è convinto, si terrà una grandiosa festa per la notte d’ognissanti.
Ora, a parte la sovrabbondanza di CGI che, dal momento in cui compare, attraverso arti che spuntano dalle pareti tentando di afferrare i personaggi, spezza un po’ la tensione, la storia funziona, veloce, dinamica, con le parti “realistiche” del found-footage, ovvero conversazioni, cazzeggio, riprese ad cazzum, ridotte all’osso.
È un po’ una rivisitazione della leggenda dell’autostoppista fantasma. Il terzo in ordine di gradimento, da parte del sottoscritto.
Resta il dubbio, visto che questo è il filmato che chiude il film e che i tizi di Tape 56 hanno fatto il loro gioco, su chi l’abbia visto, a meno che non si sia tentato di rendere lo spettatore, io e voi altri, protagonista. Se così fosse, il tentativo è fiacchissimo.

The Sick thing_vhs

***

Non so da dove siano nate le strombazzate che attribuivano a VHS la pretesa di rivoluzionare il genere e rivitalizzare l’horror. Se sono vere, VHS non possiede alcuna di queste doti. Non so se abbiano qualche fondamento. Ma il risultato è godibile, migliore di molte antologie.
E badate che, come a molti infastidisce l’effetto terremoto delle inquadrature, a me infastidisce il concetto stesso di antologia, perché di solito ci troviamo davanti un’accozzaglia di prodotti mediocri senza arte né parte. Qui almeno in tre casi, quindi la metà, si è ben oltre la sufficienza. E in ogni caso, VHS si lascia guardare anche nelle parti meno efficaci, mettendo in scena tante piccole morbosità e stupida quotidianità, abbonda col sangue, svolge il suo lavoro; per un film è la cosa fondamentale.

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