Magazine Diario personale

Vi faccio una domanda

Da Bangorn @MarcoBangoSiena

Da tempo, come forse vi ho già detto, sto meditando sul far passare le Alpi ai miei lavori. Penso in primis all’Europa, mirando però al di là dell’Oceano. Il motivo è inutile ripeterlo forse: maggior bacino di utenza di lettori. Insomma, se ti piace scribacchiare e leggere, sei nato in uno dei pochi paesi al mondo dove ciò è ritenuto inutile, per cui è inutile pure provarci a campare. E se, come dicevo in un altro post, esistono isole felici in cui almeno 5 cent a parola te li pagano, qui ti chiedono 20 euro per una recensione. Bello no?

Non è un ostacolo piccolino...

Non è un ostacolo piccolino…

Bene, qualche settimana fa sono partito a scrivere un nuovo lavoro come sapete, e fin da subito ho pensato che potrebbe essere adatto a finire per prova su Amazon. Da lì il primo limite, nel senso che potrei metterlo su Amazon, ma in italiano, e quindi sarebbe la storia del gatto che si morde la coda, rimanendo comunque fruibile solo al pubblico di lingua italiana e cioè… solamente gli italiani. Pazzesco.
Ma immaginiamo che per qualche regalo del destino riesca a trovare qualcuno che crede nel mio lavoro, lo trovi interessante e dica: «Senti, facciamo così, mi dai il 50% delle vendite e io te lo traduco.»
Fantascienza, vero. Qui si investe solo sul cavallo vincente, sul guadagno sicuro, sul “prima i soldi e poi lavoro”. Almeno ciò avviene in alcuni settori.

Essere nati tipo qui, potrebbe rendere le cose più semplici

Essere nati tipo qui, potrebbe rendere le cose più semplici

Torniamo a noi, stavo divagando. Il tizio o la tizia X, decidono di credere in questa novel e me la traducono nell’inglese letterario, necessario per essere letto in tutti i paesi anglofoni, cioè una parte consistente del mondo conosciuto. Mi sovverrebbe solo un dubbio, un dubbio che ho da qualche settimana. Quando iniziai a scribacchiare, parlo dell’adolescenza, il must era ambientare tutto all’estero. Cavoli, ero cresciuto con film, telefilm e letture in cui il mondo o era fantasy, o era inglese/americano. Doveva per forza essere logico che i miei personaggi fossero stranieri.
Il punto è, che anni dopo, ho letto pareri e sentito varie campane, molte delle quali consigliavano di parlare di ciò che si conosceva bene.
Ed è lecito come suggerimento. Se parlo dell’Italia, scriverò senz’altro in maniera più realistica, e mi immergerò fino in fondo nelle vite dei personaggi. In seconda battuta, ho ricevuto qualche critica a Le Nove Stelle in quanto i personaggi avevano nomi stranieri. A nulla è valso spiegare che si trattasse di soprannomi o diminutivi, in primis si veda il protagonista che chiamano Chris, elementare diminutivo di Christian (peut-être?), o che le due ragazze più in vista siano Stella e Laura. Per non parlare del paese che molti hanno ricondotto alla Riviera Romagnola. Qualcuno addirittura credeva di aver scoperto quale inghippo per un modo di dire italiano, ritenendolo un errore, come se io avessi voluto nascondere chissà che, ambientarlo all’estero e che quell’affermazione mi fosse sfuggita. Semplicemente ho scritto di posti che conoscevo, senza voler far credere nulla a nessuno.

Non è la stessa cosa, ma potrebbe avere il suo fascino, no?

Non è la stessa cosa, ma potrebbe avere il suo fascino, no?

Il punto però è un altro, e ho già chiesto pareri in un post là nell’immenso universo, luogo in cui mi sono già state date indicazioni e consigli ottimi. La stessa domanda ora la giro a voi.
Per uno straniero, quanto può essere avvincente leggere un noir ambientato nella Bassa Modenese? Si riuscirebbe a godere la storia, o gli mancherebbe quella sorta di coinvolgimento necessaria per immedesimarsi?
A voi la risposta.


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