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Violenze anticinesi in Vietnam, niente di nuovo sotto il sole?

Creato il 21 maggio 2014 da Pietro Acquistapace
Cholon_after_Tet_Offensive_operations_1968

Cholon dopo l’Offensiva del Tet – 1968

Che Cina e Vietnam non abbiano rapporti idilliaci è cosa nota, tuttavia questi sono molto più complessi di quanto potrebbe apparire ad un primo sguardo. La Storia insegna, ammonendo che ancora una volta a farne le spese potrebbero essere gli immigrati cinesi in Vietnam, ossia gli hoa. L’immigrazione cinese in tale paese è sempre stata una questione spinosa, alla quale i governanti vietnamiti hanno via via dato risposte diverse, estremamente dipendenti dai conflitti in corso nella regione; proprio come sta accadendo oggi.

I primi immigrati cinesi in quello che è oggi il Vietnam vengono fatti risalire addirittura al III a.c., diventando un vero e proprio fiume in piena dopo la sconfitta della dinastia Ming nel XVII sec. Profughi cinesi si riversarono in massa nella penisola vietnamita, al punto che il sovrano khmer del nord del paese dovettte chiedere aiuto agli Nguyen regnati nel sud. Si trovò quindi un accordo per il trasferimento dei fuggiaschi cinesi nella zona che è oggi Ho Chi Minh City, e per l’esattezza nella realizzazione delle fondamenta di  una delle più grandi chinatown ed importanti esistenti: Cholon.

Il rapporto dei sovrani vietnamiti con gli hoa fu sempre ambiguo: usati per colonizzare nuove terre ma allo stesso tempo ritenuti di non provata fedeltà, tanto che di fatto i cinesi in Vietnam ebbero uno stato di separazione dal resto della popolazione, questo fino all’accordo tra Cina e Vietnam stipulato nel 1955 che prevedeva la libera scelta sul chiedere o meno la cittadinanza vietnamita. Proprio il peggiorare delle relazioni tra i due paesi segnerà il destino dei cinesi di Cholon, e non solo. Destino in ogni caso mai del tutto felice, visto che ancora nel corso del XVIII sec. a seguito di rivolte locali morirono circa 10mila immigrati cinesi.

L’equilibrio geopolitico tra Cina e Vietnam, e di tutta l’Indocina, successivo alla fine della Guerra del Vietnam è studiato magistralmente da Nayan Chanda in Brother Enemy. The war after the war. Di nostro interesse è la descrizione che Chanda fa del peggiorare del trattamento riservato da Hanoi ai cinesi di Ho Chi Minh City, tra cui la nazionalizzazione forzata del 1976 (contraria all’accordo del 1955) e la confisca dei beni dei commercianti di Cholon due anni dopo, a cui seguì un esodo di profughi verso la Cina. Determinante furono i rapporti sempre più tesi di Pechino con Mosca e l’appoggio cinese alla Cambogia di Pol Pot, aspetto studiato da uno dei più importanti studiosi della Storia cambogiana, David Chandler, in The Tragedy of Cambodian History, un libro indispensabile per capire come la Cambogia del dopoguerra arrivò ad essere governata dai Khmer Rossi.

Nonostante l’appoggio politico e militare di Pechino, il regime Pol Pot uccise circa 200mila cinesi, colpevoli di essere una minoranza. Stessa sorte, con diverse decina di migliaia di morti, ebbero i Cham, popolazione musulmana riconducibile al regno di Champa, concentrata nella provincia di Kampong Cham dove ancora oggi è possibile ammirare diverse moschee. Ma lati oscuri in quell’epoca furono molti, come l’esodo improvviso di 133mila cinesi che nel 1978 lasciarono Hanoi, quindi lontani da Cholon,  che ebbe l’effetto di privare il Vietnam di importante manodopera. Questione che si ripresenta anche oggi con la Cina che “minaccia” il rimpatrio di circa un milione e duecentomila cinesi, e non sembra essere la sola minaccia rivolta verso l’economia vietnamita.

Gli investimenti cinesi in Vietnam sono cresciuti esponenzialmente da circa 370 milioni di dollari nel 2012 a circa 2 bilioni di dollari nel 2013. Inoltre nelle recenti proteste di piazza sono stati colpiti esercizi commerciali sudcoreani, giapponesi e di cittadini di Taiwan, il che per il Vietnam rappresenta un vero e proprio rischio di vedere crollare gli investimenti esteri. Se nel 1978 il giro di vite sui cinesi di Cholon derivava dall’esigenza di unificare velocemente un Vietnam post-bellico profondamente diviso, cancellando una vera e propria sacca capitalista (i cittadini di Cholon possedevano quasi la metà del denaro in circolazione nel paese), oggi cosa succede?

Per tentare di capirlo bisogna analizzare la causa scatenante delle violente anticinesi: ossia la trivellazione petrolifera cinese al largo delle isole Paracelso, contese proprio con il Vietnam. Dando uno sguardo alle dinamiche geopolitiche della regione quella cinese potrebbe essere stata una mossa ben calcolata, le cui spese potrebbero essere pagate da Hanoi oltre che dagli hoa. Bisogna infatti ricordarsi come sia in corso la realizzazione della Trans-Pacific Partnership (TPP) una zona economica di libero scambio che preoccupa Pechino da quando il Giappone ha deciso di farne parte. Anzi, proprio in questi giorni diplomatici statunitensi hanno dichiarato che Tokyo sarà fondamentale per il ruolo americano nella regione.

La costruzione della PTT sembra inoltre essere molto legata alle politiche dell’ASEAN, dove la questione delle contese territoriali tra vari membri e la Cina è tema alquanto scottante. Che Pechino abbia voluto creare scompiglio e sparigliare le carte buttando sul tavolo tutto il suo peso economico minacciando il ritiro di capitali e manodopera? Probabilmente lo sapremo presto…

http://nationalinterest.org/blog/the-buzz/how-japan-can-support-americas-pivot-tpp-strong-economy-10488

http://www.theguardian.com/world/2014/may/19/chinese-flee-vietnam-hanoi-riots

http://www.chinadaily.com.cn/bizchina/2014-01/16/content_17240039.htm

http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424052702304908304579563890641326208

http://www.eastasiaforum.org/2014/03/20/china-debates-the-tpp/

Fonte immagine: Wikicommon


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