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Visitare Palazzo Vecchio il primo gennaio: Capodanno nel Rinascimento

Creato il 02 gennaio 2015 da Viaggimarilore

palazzo vecchio

Siamo abituati a passare in piazza della Signoria e a guardare la splendida, imponente architettura di Palazzo Vecchio. E non ci viene in mente di entrare: errore gravissimo, perché se Palazzo Vecchio è bellissimo fuori, dentro è ancora meglio e non solo, ma ciascuna delle sue stanze, dal grandissimo Salone de’ Cinquecento al piccolissimo Scrittoio di Calliope, trasuda arte e storia da ogni mattonella del pavimento. Così ho deciso di visitarlo oggi, approfittando dell’apertura del 1° Gennaio. Devo dire che in molti hanno avuto la mia idea, perché la coda alla biglietteria era davvero lunga, però va detto che a differenza di altri musei nei quali la coda in biglietteria si traduce in un affollamento continuo nelle sale, qui invece il pubblico si disperde piuttosto bene fin da subito. Perché il percorso museale si apre con l’ambiente più noto di Palazzo Vecchio: il grandissimo Salone de’ Cinquecento, affrescato dal Vasari, in cui è facile disperdersi; sospetto anzi che molti facciano il biglietto solo per vedere questo capolavoro del Rinascimento, mentre basterebbe fare qualche passo in più, percorrere i corridoi, entrare nelle sale successive per rendersi conto che Palazzo Vecchio è molto di più di un grande immenso salone.

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lo studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio

Ma andiamo con ordine. Cosa cela Palazzo Vecchio? Palazzo Vecchio è da sempre, da quando fu costruito, nel medioevo, il Palazzo del potere di Firenze. Si erge sfruttando in parte le strutture dell’antico teatro della Florentia romana (i cui scavi, molto recenti, sono regolati e contingentati in visite guidate, come potete leggere qui), ma è nel Rinascimento, sotto i Medici nel Quattrocento e poi nel Cinquecento, che diventa veramente il luogo simbolo della città. Il Salone de’ Cinquecento è già all’epoca la sala più importante del Palazzo, ma nel Palazzo avevano sede anche gli appartamenti privati dei Medici, ed è su questa parte meno nota del Palazzo che mi voglio dilungare.

Già sul Salone de’ Cinquecento si apre una piccola quanto preziosissima stanza: è lo Studiolo di Francesco I de’ Medici, il cui ritratto campeggia al di sopra della porta, all’interno. Una piccola stanza interamente dipinta sia sugli sportelli degli armadi alle pareti che sulla volta a botte con piccole pitture incentrate sul tema dello stretto legame tra natura e arte. Un ambiente assolutamente ricchissimo per le sue decorazioni: l’amore per il bello e per la cultura umanistica propria del Rinascimento emergono nettamente.

Il percorso di visita lascia definitivamente il Salone de’ Cinquecento per addentrarsi nel cosiddetto Quartiere di Leone X. Leone X era al secolo Giovanni, figlio di Lorenzo il Magnifico. Divenuto papa, come Leone X torna a Firenze nel 1515. Una sala lo celebra, dedicata proprio alla sua accoglienza in città, mentre le altre sale sono dedicate al padre, Lorenzo il Magnifico, e al nonno, Cosimo il Vecchio: un’illustre dinastia, che aveva reso grande Firenze, talmente potente nel campo della politica internazionale da poter vantare un papa nella propria famiglia. Le sale di questo quartiere sono caratterizzate dalle pareti decorate a grottesche, stile pittorico nato a Roma in seguito alla scoperta sul Palatino delle sale affrescate della Domus Aurea di Nerone: quelle pitture di età romana diedero il via ad una vera e propria moda, che fu chiamata “a grottesche” perché imitava (con notevoli variazioni sul tema e virtuosismi) queste decorazioni che erano state rinvenute in ambienti sotterranei, come in grotta. Da qui la definizione.

Da qui si sale al piano superiore, dove troviamo il Quartiere degli Elementi, nel quale alloggiava Cosimo I, e il Quartiere di Eleonora, sua moglie. Il Quartiere degli Elementi prende il nome dalla decorazione della prima sala, dedicata ai Cinque Elementi, e in generale il programma iconografico e decorativo del quartiere vuole legarsi ideologicamente al Quartiere di Leone X e ai membri della Famiglia Medici cui erano dedicate le sale: ordine cosmico e imprese degli dei della mitologia greca in relazione ideologica e simbolica con i grandi personaggi della dinastia che aveva reso illustre Firenze. Tra le varie sale merita particolare attenzione il piccolissimo Scrittoio di Calliope, che in origine ospitava miniature, bronzetti antichi, medaglie e altri oggetti rari e preziosi della collezione del duca Cosimo I, collocati su mensole o dentro armadi e cassette. Il soffitto è affrescato proprio con la Musa Calliope.

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Scrittoio di Calliope, la musa Calliope – Palazzo Vecchio

Le stanze successive corrispondono agli appartamenti privati di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. Tra le sale di sua pertinenza merita ricordare la cappella, affrescata dal Bronzino, mentre è interessante scoprire come anche nelle sue stanze la decorazione delle pareti e dei soffitti rispecchi un preciso programma iconografico e ideologico: esse sono infatti dedicate a eroine della mitologia, della storia, e di Firenze.

Tra queste si ricorda la sala di Penelope, che si riconosce subito, dipinta sul soffitto, intenta al telaio con le ancelle, e la sala della Gualdrada, un’eroina fiorentina, ricordata da Dante Alighieri, che rifiutò di baciare Ottone IV perché voleva preservarsi per il futuro sposo, e che divenne così simbolo di virtù e purezza, nonché della fierezza e indomabilità di Firenze davanti alle potenze straniere. Tra gli appartamenti di Cosimo I e quelli di Eleonora si percorre una tribuna che affaccia sul Salone de’Cinquecento. Da qui la vista è magnifica, permette di abbracciarlo con uno sguardo d’insieme, come se si fosse davanti ad un panorama. E in effetti l’Udienza, il lato di fondo del Salone, da qui è lontanissimo, segno di quanto esso sia veramente ampio.

Dalle stanze di Eleonora si accede alle Sale dei Priori, un altro quartiere situato nel nucleo più antico di Palazzo Vecchio, realizzato tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, ben prima della metà del Cinquecento cui risalgono i quartieri di Cosimo e di Eleonora. Quest’ala del Palazzo era riservata in parte ad attività pubbliche, ed era la sede del Gonfaloniere di Giustizia e dei Priori delle Arti, i membri dell’organo di governo della Firenze repubblicana che nei due mesi del loro mandato dovevano risiedere stabilmente nel Palazzo. Il primo ambiente è la Cappella dei Priori, piccina, tutta dorata ed estremamente decorata. Si accede poi alla Sala delle Udienze, affrescata dal pittore Francesco Salviati con scene tratte dalla vita dell’eroe dell’antica Roma Repubblicana Furio Camillo. La sala successiva è detta invece Sala dei Gigli perché ha tre pareti blu interamente ricoperte di gigli dorati, mentre la quarta parete è affrescata dal Ghirlandaio con alcuni “Uomini illustri” della storia non solo fiorentina. In realtà tutte le pareti avrebbero dovuto ospitare Uomini Illustri, ma solo questa fu portata a termine. In questa sala si conserva anche la statua in bronzo, originale, di Giuditta e Oloferne, realizzata da Donatello. Inizialmente commissionata per simboleggiare il trionfo delle Virtù sulla Lussuria, quando i Medici furono cacciati e nel 1495 fu proclamata la Repubblica Fiorentina, essa divenne proprio il simbolo della Libertà fiorentina. La Repubblica non durò molto, visto che poi Cosimo I riprese il potere instaurando la Signoria.

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Palazzo Vecchio – Sala delle Carte Geografiche

Dalla Sala dei Gigli si accede alla Sala delle Carte Geografiche. Entrarvi e guardare le carte geografiche alle pareti significa guardare con gli occhi dell’uomo del Rinascimento il mondo allora conosciuto. L’idea di rappresentare in una stanza tutto ciò rifletteva l’interesse di Cosimo I per la geografia, le scienze naturali e i commerci. Tradiva però anche l’intento di celebrare il duca come dominatore dell’universo. Perché Cosimo, se ancora non si fosse capito, aveva un’altissima considerazione di sé, del suo potere e del suo ruolo nel mondo. E faceva emergere il suo potere e la sua persona attraverso una propaganda incredibile che si svolgeva a più livelli, fino a quello, sottile e proprio per questo ancora più ideologico, del programma iconografico e della destinazione di ogni singola stanza dei suoi palazzi, primo fra tutti Palazzo Vecchio. Le carte geografiche sono davvero interessanti da osservare una per una, per scoprire i toponimi noti all’epoca, o per vedere come fossero rappresentate determinate terre, e quali invece mancano perché ancora non erano state scoperte. Così fa sorridere che sulla carta delle Terre Polari sia segnalato il nome del Mare Congelatum, oppure che nella rappresentazione del Corno d’Africa sia rappresentato un elefante. Il centro della sala è occupato da un enorme mappamondo.

Se oggi fosse stato possibile avrei visitato anche la Torre di Arnolfo, ma il suo accesso è regolamentato e contingentato, per cui non mi è stato possibile. Recupererò in futuro, per oggi l’esperienza è stata davvero intensa così.

Uscendo dal Palazzo, l’ultima bellezza dalla quale si passa è il Cortile di Michelozzo, il cui accesso è aperto al pubblico perché immette direttamente su Piazza della Signoria. Il cortile è pure troppo riccamente decorato, le sue colonne stuccate sono ridondanti di decorazioni, mentre le lunette sotto il portico sono affrescate con vedute di città e di terre. Affacciandosi su Piazza della Signoria, se da un lato il David di Michelangelo (la copia, perché l’originale oggi è alle Gallerie dell’Accademia) ci dà le spalle, dall’altro il fianco di Ercole e Caco ci indirizza con lo sguardo alla Loggia dell’Orcagna e al Perseo di Benvenuto Cellini. E’ pura poesia e suggestione. E si è fatta notte. Il primo gennaio si è concluso, e con esso la prima di una lunga serie di approfondimenti di Firenze che mi pongo come obiettivo del 2015. Buon anno a tutti!

piazza signoria

La loggia dell’Orcagna, Firenze


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