Magazine Astronomia

Voglio una cometa tutta colorata

Creato il 15 febbraio 2016 da Media Inaf

Da brutto anatroccolo a cigno magari no, ma certo è che 67P/Churyumov-Gerasimenko una paperella un po’ la ricorda, con quella sua buffa conformazione a due lobi. Aggiungeteci che il suo universo cromatico praticamente s’esaurisce in una scala di grigi, ed ecco che l’associazione con il tenero protagonista della fiaba di Hans Christian Andersen non pare così peregrina.

Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA. Elaborazione a colori è di Giuseppe Conzo

Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA. Elaborazione a colori di Giuseppe Conzo

Ebbene, una delle proposte di collaborazione fra scienziati e appassionati messe in campo da Padma Yanamandra Fisher, dello Space Science Institute, nell’ambito di ThePACAProject (Professional – Amateur Collaborative Astronomy) è stata proprio l’invito a “fare il makeup” alla cometa di Rosetta. Come? Regalandole i colori che non ha. E non per trasformarla in quello che non è, intendiamoci, bensì per aiutarci a conoscerla e apprezzarla meglio.

Un makeup scientifico, insomma, nel quale i risultati più spettacolari sono quelli ottenuti da un astrofilo 35enne di Fiumicino, vicino a Roma, Giuseppe Conzo. Qui sopra potete ammirare alcune delle sue spettacolari creazioni, ottenute a partire dagli scatti della fotocamera OSIRIS di Rosetta. Ma come le ha realizzate e perché? Media INAF lo ha intervistato.

Anzitutto ci dica qualcosa di lei: com’è diventato un artista delle comete?

«Coltivo la passione per l’astronomia sin da piccolo e la porto avanti ogni giorno e la curo come se fosse un primogenito. Il mio lavoro è nel settore delle telecomunicazioni, come analista presso un noto gestore telefonico, ma non nascondo che ogni giorno l’astronomia arricchisce il mio quotidiano, la mia vita, e mi fa comprendere quanto siamo piccoli e fragili rispetto all’immensità dell’Universo».

Cos’è questo gruppo di appassionati e scienziati che lavorano assieme, e come è entrato a farne parte?

«Il gruppo di supporto alla Missione Rosetta è un gruppo di astrofili amatoriali e astronomi che ha vita sul web, e precisamente su Facebook, ed è un gruppo chiuso. SI chiama PACA_Rosetta67P, ed è composto da circa 200 membri. L’accesso può avvenire soltanto tramite invito degli amministratori. L’invito a entrare a far parte del gruppo mi è arrivato nell’aprile del 2015, direttamente da parte di Padama Yanamandra Fisher, senior research scientist allo Space Science Institute».

Come vi procurate le immagini da cui partire per le vostre elaborazioni?

 «Le immagini originali non sono altro che le immagini che l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, pubblica sul proprio sito, e sono accessibili a tutti. Normalmente l’ESA pubblica immagini in formato PNG o JPG. Talvolta pubblica anche qualche immagine in FITS».

Quali tool ha utilizzato per i suoi interventi grafici?

«Per le mie elaborazioni ho utilizzato principalmente due software: Photoshop e AstroimajeJ. Il primo è diffuso, il secondo è un software di elaborazione e analisi astronomica in termini di pixel dell’immagine stessa. Consente di unire i canali RGB di un’immagine, ma anche di effettuare analisi sul numero dei pixel presenti in una determinata inquadratura, e da lì si può arrivare anche a ottenere diagrammi “termici”, o diagrammi della superficie che si vuole studiare. Tutto chiaramente in termini di pixel: quindi un’analisi termica si riferisce non alla temperatura vera e propria, ma è un analisi di quantità di pixel generati in un particolare di una determinata immagine».

Sembra molto complicato… quanto tempo richiede?

«In genere, il lavoro più lungo nell’elaborazione di queste immagini è la creazione di pseudo canali RGB. Ogni immagine, per essere elaborata, necessita di un tempo che può andare dalla mezz’ora alle due ore. Dipende dalla complessità dell’immagine stessa».

Quali obiettivi si è posto, intervenendo su queste immagini?

«Il mio obiettivo e compito nel gruppo, se così si può dire, è ricavare dalle immagini originali pubblicate dall’ESA, che sono immagini in bianco e nero, immagini “in falsi colori”. Questo per due motivi: uno è strettamente estetico, e quindi mostrare la cometa nel suo splendore:; l’altro è un obiettivo più tecnico-scientifico. Infatti, trasformando in “falsi colori” le immagini, è possibile scorgere dettagli della superficie della cometa che in bianco e nero risulta difficile vedere. Ad esempio, può essere utile capire il grado di riflessione della luce solare in vari punti della cometa, dunque si può avere qualche informazione in più su come può essere effettivamente fatta la superficie visibile nell’inquadratura stessa».

È previsto un premio?

«Tutti i membri del gruppo PACA_Rosetta67P hanno ricevuto un attestato di partecipazione che garantisce l’appartenenza a tale gruppo».

Ci può svelare qualche “trucco del mestiere”, per chi che volesse entrare nel gruppo di supporto?

«Francamente non credo ci sia una regola ben precisa per poter entrare a far parte del gruppo. Io ad esempio mi ci sono trovato invitato all’improvviso. L’unica cosa che posso dire e consigliare a tutti è quella di fare di qualcosa già noto, un qualcosa di davvero speciale, proprio come ho fatto e sto facendo io con le immagini della cometa. In definitiva, le immagini della cometa sono largamente pubblicate dall’ESA, ma quel qualcosa di speciale che ho aggiunto è stato proprio trasformarle in immagini a colori per mostrare, così, risultati nuovi».

Si narra che la responsabile del drill di Philae, Amalia Ercoli-Finzi, la prima volta che ha “visto” 67P abbia esclamato che si trattava d’una cometa bruttissima. Lei che ne pensa? Il vostro lavoro potrebbe aiutare la professoressa a cambiare idea?

«Beh, effettivamente la cometa 67P non ha una bella silouette… Però è proprio la sua bruttezza che mostra la qualità di un oggetto di questo tipo. Infatti grazie alla sua forma irregolare, con due lobi diversi, è possibile capire molte cose sulla natura di questo tipo di oggetti del Sistema solare. Proprio l’ESA, di recente, ha scoperto che la cometa 67P è un oggetto leggero e poroso, come una pietra pomice. Importante è la similitudine che si può riscontrare fra le caratteristiche scoperte di questa cometa e le caratteristiche di molti oggetti rocciosi del nostro pianeta. Tutto arricchito dalla possibile presenza di acqua e metalli, ampiamente presenti sulla Terra. Dunque l’essere brutto di un oggetto di questo tipo restituisce un fascino ed una bellezza che aiutano certamente la professoressa Finzi non a cambiare idea, ma ad apprezzare la bruttezza-bellezza (permettetemi il termine) della cometa 67P».

Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Malaspina


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