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Vuoi vedere che il Metodo Di Bella funziona!.

Creato il 06 maggio 2014 da Deepdeed

Il Metodo Di Bella (MDB) è un Cocktail farmaceutico e vitaminico costituito da più di 150 farmaci diversi, qindi non un vero e proprio "unico metodo", ma un insieme di sostanze che secondo il Prof. Dott. Luigi Di Bella era in grado di curare i tumori maligni adattandosi alla tipologia e al soggetto senza generare particolari effetti collaterali.  Vuoi vedere che il Metodo Di Bella funziona!.La composizione totale del MDB è riportata al seguente sito ufficiale ma è costituita essenzialmente da una base formata dai seguenti principi terapeutici:  
  • Somatostatina-octreotide, 
  • Retinoidi, 
  • Vitamine E, D, C, 
  • Melatonina, 
  • Bromocriptina, microdosi di antiblastici (chemioterapici, ndr)
La cura Di Bella basata sulla Somatostatina risale al 1979, mentre il potere antitumorale della Melatonina come lo stesso Di Bella spiegava era avvenuto quasi "per caso" a partire dai primi anni Novanta, durante la  cura di un suo amico affetto da tumore.Di Bella dichiarava che: "Uno dei punti più importanti del suo metodo era l'inibizione dell'ormone della crescita (detto GH, Growth Hormone o somatotropina, è un ormoneche stimola la crescita cellulare e quindi l'accrescimento fisico dell'organismo) tramite la somatostatina".
Così molti studi precedentemente realizzati solo sulla somatostatina per la cura del cancro avevano portato alle conclusioni che questa sostanza aveva effetti nulli o modesti o scarsissima attività antitumorale (tranne per i tumori neuroendocrini)
Purtroppo l'intero protocollo che compone la cura, le dosi, la posologia, la durata dei trattamenti, non ebbe  una valutazione indipendente e alcuni studi nazionali arrivarono alle conclusioni che il metodo Di Bella fosse inutile e persino pericoloso, ma molti risultati erano fuorvianti.
Gli ultimi studi infatti cominciano a dimostare che le sostanze di base che formano il cocktail MBD hanno sull'uomo una attività antitumorale e aiutano l'organismo a proteggersi da alcune patologie
Il 1° Maggio 2014 sono stati pubblicati su Journal of Pineal Research i risultati della sperimentazione della melatonina in vivo su cavie da laboratorio. (La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale ed è usata da tempo come integratore in grado di ripristinare i ritmi biologici, antiossidante, antiinfiammatorio e modulatore della risposta immunitaria)
Lo studio svolto dall'Università Statale di Milano in collaborazione con l'Università di Brescia e l'University of Texas in San Antonio dimostrerebbe che la melatonina è in grado di ridurre significativamente la crescita del tumore prostatico, senza arrecare controindicazini.
Il lavoro è stato condotto da Rita Paroni e Michele Samaja del gruppo di Biochimica del Dipartimento di Scienze della Salute della Statale di Milano e da Franco Fraschini del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale.
I ricercatori hanno scoperto che la melatonina viene captata selettivamente dal tessuto tumorale ed accumulata al suo interno.
La molecola ha un meccanismo di funzionamento più complesso di quello ipotizzato nei precedenti studi sulle colture cellulari; infatti sarebbe in grado si svolgere due azioni:
  • protezione dallo stress ossidativo 
  • controllo dell'angiogenesi, ovvero della formazione della rete nutritiva di capillari, all'interno del tessuto tumorale.
Questo effetto oncosoppressore della melatonina era già stato riscontrato negli studi precedenti ma si erano esposte le cellule a concentrazioni di melatonina che sarebbero state intollerabili per gli esseri viventi.
Lo studio svolto dall'Università di Milano ha quindi evidenziato che anche una concentrazione di melatonina molto più bassa di quella utilizzata nelle colture cellulari è in grado di esercitare l'effetto oncosoppressore e sarebbe perfettamente tollerabile dall'organismo mano senza causare effetti collaterali.
Il gruppo intende ora proseguire lo studio puntando allo sviluppo di tecnologie non invasive per la somministrazione della melatonina e all'identificazione di biomarcatori specifici che permetteranno di accelerare la trasferibilità del trattamento con melatonina alla fase clinica.

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