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Weekend

Da Sweetamber

4e71635d2b8f4-weekend-film-review-andrew-haigh-outfest-tom-cullen-3Ultimamente nutro una curiosità ed un interesse quasi spasmodici per i film indipendenti, per gli esordi di nuovi freschi registi e per tutti quei film che poche persone guardano perché non fanno abbastanza rumore. Sarà colpa del caos da Oscar, chi lo sa. Ho iniziato quindi una piccola ricerca per trovare qualche film che rispondesse a questi requisiti e mi sono imbattuta in Weekend.
In realtà questo film gira sotto ai miei occhi già da qualche tempo, ma non ho avuto mail il tempo e la condizione mentale per guardarlo. Mi intristisce dire che negli ultimi tempi ho sempre meno possibilità e voglia di guardare film, sono sempre troppo stanca e impegnata, ma adesso sto recuperando e questa pellicola è un buon modo per riconciliarmi con il cinema.
Andrew Haigh è un regista con all’attivo due lungometraggi e parecchi cortometraggi, anche se ha lavorato molto nel cinema come assistente: si è fatto le ossa e grazie a questo film ha ricevuto diversi riconoscimenti in ambito cinematografico sia nel Regno Unito sia in America.
Weekend è stato girato a Nottingham nel 2010 con un piccolo budget e una manciata di location in cui si svolge l’azione. Tratta il tema dell’omosessualità maschile e non solo, tematica troppo spesso trattata con pornografica superficialità da altri film di genere  o, peggio ancora, sfruttata come spunto per gag di dubbio gusto in almeno un migliaio di film, sia italiani che stranieri.
Weekend si distanzia da qualsiasi categorizzazione parlando dell’intimità e della sessualità fra omosessuali esattamente allo stesso modo per cui si parla nei film di intimità e sessualità per gli eterosessuali: in poche parole, manda al diavolo qualsiasi categorizzazione e lo fa con ottimi risultati.
Russell e Glen sono due ragazzi che si incontrano in un locale, vanno a casa di Russell e fanno sesso. Glen è molto aperto al riguardo della propria sessualità e sta preparando un progetto al riguardo, Russell invece la vive con disagio e ne parla pochissimo, tanto che perfino con gli amici più stretti non ne parla mai, pur avendoli messi a conoscenza della cosa. Glen è un artista mentre Russell lavora come bagnino in una piscina pubblica. Sono molto differenti e sembra che la loro debba essere unicamente una fugace notte di sesso e niente di più, se non fosse che fra i due si sviluppa una strana alchimia che li porta a passare il weekend insieme. Unico neo, Glen lunedì partirà per l’America per stabilircisi due anni: si tratterà quindi di un lungo weekend di chiacchiere più o meno profonde, sesso, droga, alcool e confronto fra due modi differenti di vedere le cose. Una manciata di giorni che aiuterà il loro mondo di convinzioni ad essere meno ristretto.
Questo film si fa amare dalla prima all’ultima inquadratura, girato con quello stile a metà fra Sofia Coppola e una fotografia vintage ma molto realistica risulta incredibilmente sincero. I silenzi risultano importanti tanto quanto le parole, i gesti sono resi genuinamente e pare più un documentario sulla vita di due ragazzi qualsiasi che una pellicola girata con intenzione. A tratti la fotografia mi ha ricordato un po’ Shame, la sincerità dell’argomento Blue valentine e la tematica A home at the end of the world . Il sesso non è volgare o squallido come Shame, non è nemmeno volgare o squallido come un qualsiasi altro film sull’omosessualità rischierebbe di renderlo, anzi  risulta semplicemente sesso fra due persone.
Si potrebbe obiettare che questa pellicola sa di già visto, che lo stile alla Coppola alla lunga può stufare, ma lo stile così vicino al documentario (camera a spalla anche nei campi larghi, dialoghi ripresi da lontano con un avvicinarsi progressivo nel momento di maggior pathos…) coinvolge e lascia il segno. E poi, che vi devo dire, a me questo stile registico piace e di film così ne mangerei a colazione e poi c’è l’Inghilterra meno fighetta, due bei ragazzi ed è così sfacciatamente indie.. Russell che compra tutto ai mercatini e ha il muro della stanza da letto tappezzato di flyers, una bicicletta pagata 30 sterline da un rivenditore dell’usato e si sposta in autobus mi ha ricordato tanti piccoli pezzetti della mia vita e di quella di molti ragazzi miei coetanei che frequento da risultarmi un film delicatamente famigliare e fedele all’aderenza con la vita comune di tanti Glen e Russell.
Infine, una menzione d’onore se la meritano i fotografi di scena del film, Quinnford+Scout a cui dedicherò un prossimo post e di cui lascio alcuni still dal film qui sotto. Il film potete comprarlo qui anche perché ha un packaging fantastico.

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