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WINE ON THE ROAD: “Una bottiglia di vino” di Eugenia Grimani

Da Silviamaestrelli
WINE ON THE ROAD:    “Una bottiglia di vino” di Eugenia Grimani
Eugenia Grimani, di Roma, nel 1999 ha pubblicato il romanzo Giaku Shprishur, nel 2001 il libro per ragazzi “Un condominio nel bosco”, primo per la narrativa dell’infanzia al concorso Anna Osti di Costa di Rovigo, nel 2003 ”Possiamo venire a bere un laghmi con voi?”, vincitore del premio Tulliola a Formia, nel 2007 il romanzo giallo “Il fantasma”, che ancora inedito si è ben classificato in vari concorsi, e in ultimo “Filippo e gli amici del bosco”, presentato alla fiera del libro di Torino del 2009. Suoi scritti sono presenti in antologie e riviste letterarie.
Per “Wine on the road”, concorso letterario 2011 di Villa Petriolo, ha scritto il racconto “Una bottiglia di vino”.


Racconto “UNA BOTTIGLIA DI VINO” di Eugenia Grimani

Disteso su un enorme letto a baldacchino, il vecchio gentiluomo sentiva la morte avvicinarsi. Aveva la sensazione come se le sua membra si stessero allontanando dalla sua persona, come se fossero stanche di ubbidirgli.
La voce di Anselmo sembrò risvegliarlo dal suo torpore. “Eccellenza eccolo, è arrivato.”
Aveva temuto di non fare in tempo a conoscerlo, poi dopo tante ricerche infruttuose finalmente il destino si era ricordato di lui.
Il giovane avanzava con passo incerto perché non era riuscito ancora a ben comprendere cosa stesse accadendogli. La telefonata dello studio legale che lo aveva pressato fino a vincere tutte le sue remore perché si recasse a conoscere quell’anziano signore, la macchina che lo aveva prelevato alla stazione e poi una grande distesa della scala cromatica del verde: vigneti in un anfiteatro di colline che a quell’ora, dopo il tramonto, presentavano una particolare luminosità come se le foglie delle viti riuscissero a mantenere luminescenza anche oltre il calare del sole.
E adesso si sentiva addosso quei due occhi azzurri, un po’ acquosi sotto le palpebre grinzose che pareva volessero abbracciarlo tutto con lo sguardo. No, non lo aveva mai visto quell’uomo, mai prima d’ora. Si avvicinò al letto e gli tese la mano ma il vecchio gentiluomo gli afferrò anche l’altra e, con una forza che non avrebbe mai immaginato, le portò entrambe al petto e le tenne a sé per alcuni istanti socchiudendo gli occhi. Quando li riaprì un sorriso traspariva sul suo volto ed ebbe l’impressione che anche le rughe gli si fossero in parte distese. Avrebbe voluto fare qualche domanda ma quell’atmosfera gli incuteva un timore reverenziale e sentiva come se la lingua gli si fosse incollata al palato.
La voce del vecchio gentiluomo ruppe il silenzio..
“Amavo tuo padre, è stato come un figlio per me- disse- e, prima di morire, mi ha incaricato di consegnarti questo.” E Anselmo gli porse un pacchetto.
Aprì il pacchetto quando già stava sul treno, era stato tentato di buttarlo in un cassonetto perché il pensiero di accettare un qualsiasi regalo da un padre, che non aveva mai visto né conosciuto, lo faceva star male, ma poi aveva vinto la curiosità di sapere cosa potesse essere quel misterioso dono.
Una bottiglia di vino! Ecco cosa conteneva il pacchetto, una bottiglia di vino.
Quando si riprese dallo stupore ebbe la sensazione che tutti gli altri passeggeri lo stessero guardando e comprendessero il suo sconcerto. Cercò di darsi un contegno. La bottiglia era un Muscat Blanc Feltri della Valle D’aosta ma per lui, che poco se ne intendeva, poteva essere un qualsiasi altro vino. Attaccata al collo della bottiglia legato con un nastrino dorato, pendeva un cartoncino di colore verde dove qualcuno, con tratto sottile, aveva scritto:”Il viaggio non finisce mai perché può prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione,” Josè Saramago e poi ancora:” Il suo pensiero è il mio e mi piace aggiungere che il viaggio è anche un’arte se si fa cominciare prima che si parta e si fa continuare dopo il ritorno a casa. Inizia la conoscenza dei suoi luoghi di origine Pantelleria, Terracina, Bergamo, i colli Euganei, Besanello.. e avrai il tuo presente. E quando ne sarai certo, bevi questa bottiglia alla tua salute ”
Questo suo padre doveva essere stato proprio un bel tipo! Rimasto presto orfano di madre la sola cosa che aveva sentito dire su di lui “il vino e i viaggi sono la sua unica passione.”
Così aveva pensato che era inutile starlo a cercare e aveva finito per classificarlo un vagabondo ubriacone.
Lesse quel cartoncino più volte per comprendere cosa volesse realmente dire e gli sembrò di capire che quel riferimento all’origine si riferisse al vino, ma gli rimase il dubbio per “quell’avrai il tuo presente” che concludeva la frase. Un presente da ubriacone o da sommelier?
Non possedeva uno spirito d’avventura piuttosto accentuato, ma pensò che per mete lontane o vicine basta organizzarsi e saper guardare, E volerlo.
Iniziò subito il suo viaggiare, con la bottiglia in valigia.
Ogni volta che effettuava una fermata la tirava fuori con l’assurda convinzione di farla respirare. Considerava il suo gesto stupido ma non ne poteva fare a meno. E anche la carezzava quella bottiglia, come se il liquido contenuto, ambrato e dalla consistenza liquorosa, costituisse l’unico veicolo che potesse congiungerlo al padre.
Pantelleria lo accolse con il suo paesaggio vulcanico bello e variato. Un anziano del paese sembrò interessarsi alle sue richieste di spiegazioni sul moscato, orgoglioso che a fargliele fosse un giovane per giunta forestiero.
“Questa- disse- è una varietà di vite giunta a noi tramite i coloni greci. Produce un vino molto dolce che attira le api per questo i Romani battezzarono quest’uva Apiana. Ha la fragranza dei fiori d’arancio, l’aroma della frutta candita, dell’albicocca secca e dei fichi. Prova ad assaggiarlo con la nostra cassata e con i dolci di ricotta. Sentirai…Oggi lo produciamo nelle nostre cantine, domani ci penserà qualcun altro. A questo mondo non vi è nulla che sia permanente: il sole e la luna sorgono e poi tramontano, alla luce chiara e trasparente fa seguito la notte, buia e opaca. Tutto cambia, di ora in ora anche il destino della gente.”
A Terracina, dove giunse attraverso la via Appia che scorreva intagliata nella viva roccia a tratti strapiombante sul mare, volle chiedere se il vitigno del moscato prodotto in quella zona fosse lo stesso che a Pantelleria . Gli spiegarono che la sua caratteristica principale deriva dall’aroma muschiato infatti il loro ha anche l’aroma del muschio, per questo un tempo si chiamava Muscatellum derivando il suo nome dal muscum, il muschio. A causa del profumo intenso e del suo aroma dolce è da abbinare ai biscotti secchi, al pan giallo romano e alla pizza ternana.
“Nelle sue pieghe sontuose matura il famoso moscato di Terracina –scrive Malaparte_ la più dolce, la più ricca , la più greca uva del mediterraneo.”
Poi fu la volta del moscato Scanzo diffuso soprattutto in provincia di Bergamo, di colore rosso rubino e marcato retrogusto di mandorle, accostato alle castagne e ai pudding alla crema
Quello dei Colli Euganei con le crepes, quello di Besennello, in Trentino dal sapore intenso e piacevolmente abboccato con i dolci al miele ma che provò anche con i formaggi di malga.
E poi…decise fosse giunto il momento di rientrare a casa.
Aprì la porta finestra della camera e si sedette nella veranda. Lo spettacolo che gli si pose davanti era magnifico. Ai campi coltivati a grano si alternavano filari di vigna allineati e ordinati come soldati pronti per la parata. Le case del paese, lontane, si intravedevano appena avvolte dalla calura che si alzava dal terreno. Era come vivere in un’altra dimensione, da fiaba.
Dinanzi ad un simile spettacolo che faceva da cornice pensò fosse giunto il momento di aprire la bottiglia. Soltanto in questo modo avrebbe potuto rompere quell’assurdo legame che nel corso della giornata lo costringeva a carezzarla come fosse una creatura e potesse capirlo.
Il bicchiere era grande, di vetro, lo riempì, si sarebbe certamente ubriacato ma, dopo tanto girovagare, era pur giunto il momento di una sbornia. Posò la bottiglia sul tavolo e mentre portava quel nettare alla bocca intravide in trasparenza qualcosa che stava scritto all’interno dell’etichetta.
“Questo è un testamento olografo, lascio a mio figlio tutti i vigneti e le mie cantine……..”

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