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Wislawa Szymborska 1923 - 2012

Creato il 02 febbraio 2012 da Alboino
Wislawa Szymborska 1923 - 2012
Apprendo in nottata che si è spenta serenamente una delle voci poetiche più significative del secondo Novecento: Wislawa Szymborska. Insignita nel 1996 del Premio Nobel per la letteratura la Szymborska era poeta, saggista e filologa. Era nata nel 1923 a Kornik, cittadina vicino a Poznan. Il comitato del premio Nobel che le fu conferito nel 1996 la definì la “Mozart della poesia”, una donna che ha mescolato in poesia l’eleganza del linguaggio, con “la furia di Beethoven” e affrontato temi seri con grande humour. Iosif Brodskij la considerava, insieme a Milosz e a Herbert, una delle più grandi voci della letteratura polacca.
Le sue prime poesie furono pubblicate su un quotidiano polacco nel 1945 e rispecchiavano i canoni estetici del realismo socialista dove il quotidiano viene raccontato attraverso profonde riflessioni morali e poetiche. Pubblica in tutta Europa e dal 1960 la Szymborska inizia a conoscere il successo e la fama; intanto la sua poesia ha trovato nuovo alimento e dagli anni sessanta in poi la poetessa nei suoi versi mette la vita spirituale davanti a tutte le cose. In liriche, spesso brevi come aforismi, la Szymborska da' voce con profonda lucidita' e ironia a problemi morali della nostra epoca partendo da avvenimenti semplici, dagli accadimenti e osservazioni del quotidiano. Nella sua opera l'uomo appare in una condizione di estraneità e contrapposizione al mondo della natura. In ricordo una poesia proprio sulla morte:
Sulla morte, senza esagerare
Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parolasenza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
a sproposito.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

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