Zero Dark Thirty

Creato il 04 marzo 2013 da Alesya @Alesya


"I'm the motherfucker that found this place, sir. "


Eravamo tutti lì, quell'11 settembre di 12 anni fa, quando una tranquilla e anonima giornata di fine estate si è trasformata in una delle date più nere del nostro tempo: soli e sconvolti davanti al televisore abbiamo visto le Torri Gemelle sgretolarsi e polverizzare ogni certezza, costretti a riconoscere nel mondo un luogo ostile dove nessuno può mai dirsi veramente al sicuro e il dubbio e il sospetto sono fedeli compagni di viaggio.
Di quelle scene scolpite con tanta ferocia nella mente e nel cuore del pianeta Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow sembra non avere più bisogno: eliminato ogni rischio di retorica o ennesima contemplazione del dolore, a marcare il momento in cui tutto è iniziato è sufficiente uno schermo nero animato dalle voci delle vittime che hanno affidato a una telefonata il proprio testamento, condannate ad attendere senza pace che qualcuno abbia una risposta che metta fine alla loro agonia.
Kathryn Bigelow non è certo una regista che ci va leggera: la notizia che l'ex Signora Cameron volesse tornata a collaborare con lo sceneggiatore e giornalista Mark Boal per portare sul grande schermo la caccia a Osama Bin Laden dopo aver fatto incetta di statuette con The Hurt Locker, intenso quanto sopravvalutato acconto sulle vite di un gruppo di artificieri in missione in Iraq non ci aveva destato particolare sorpresa, ma porsi delle domande sulla genuinità dell'operazione era pressoché inevitabile: era davvero necessario realizzare un film su un evento tanto recente e delicato col beneficio del dubbio che, a dispetto delle numerose voci su possibili talpe e fughe di notizie per fornire il materiale di sceneggiatura, non tutti i dossier sulla vicenda siano già stati declassificati dall'Intelligence? In conclusione, quanto possiamo fidarci della versione ufficiale offerta al pubblico dalla Bigelow e dal suo team? Probabilmente molto poco, ma dato che questa non è la sede per un'indagine federale e l'artificio della finzione è un ingrediente a cui solo il documentario deve necessariamente rinunciare, la cosa importante è assecondare una storia degna di essere raccontata trasformandola in grande cinema e Zero Dark Thirty è grande cinema, di quello maestoso, dolente e bellissimo che non ti aspetti e che ti resta addosso, polveroso e scomodo come la sabbia nel deserto.
Sotto l'ala di due amministrazioni presidenziali che si specchiano nel modus operandi dai Servizi per acquisire informazioni (dalle torture dell'amministrazione Bush ai più umani interrogatori della Presidenza Obama), la caccia all'uomo più ricercato di sempre si regge sulle lunghe notti senza sonno di agenti intenti a scandagliare filmati e fotografie, circondati fra muri di controllo e solitudine innalzati per tenere lontano il mondo perché chi cede all'emozione o all'entusiasmo rischia di pagare la sua debolezza con la vita.
"Quite frankly, I didn't even want to use you guys, with your dip and velcro and all your gear bullshit. I wanted to drop a bomb. But people didn't believe in this lead enough to drop a bomb. So they're using you guys as canaries. And, in theory, if bin Laden isn't there, you can sneak away and no one will be the wiser. But bin Laden is there. And you're going to kill him for me. "

Paladina del desiderio di giustizia(o di vendetta) di un paese ferito è Maya, giovane analista che dedica tutti i suoi 12 anni di servizio a stanare la sua preda: della vecchia Maya, quella che frequentava ancora il liceo prima di essere reclutata nelle file della Cia restano le Converse indossate sotto il burqa e un debole per le caramelle, ma nulla ci è dato sapere della vita che si è lasciata alle spalle né delle motivazioni che la guidano; messe da parte l'eterea madre di The Tree of Life e la moglie dolce e svampita di The Help, Jessica Chastain abbandona i figurini che avevano consacrato la sua bellezza per un personaggio forte e trattenuto che finisce tuttavia per infonderle ancora più grazia dei precedenti. A sostenere la straordinaria performance dell'attrice, numerosi caratteristi fra cui spiccano il sempre ottimo Mark Strong, Kyle Chandler( avvistato recentemente anche nell'Argo di Ben Affleck), l'agente Jason Clarke e i soldati Chris Pratt e Joel Edgerton.
Dietro agli splendidi capelli raccolti e agli occhi stanchi di Maya si nasconde una nazione intera, condannata come lei ad osservare gli attentati terroristici prevalentemente attraverso il mezzo televisivo fino ad essere direttamente toccata dalla tragedia ( l'attentato al Marriott Hotel di Islamabad e quello subìto dai colleghi in Afghanistan), pronta a inseguire senza stacco una missione che assume sempre più i contorni di un investitura divina e degenera lentamente nell'ossessione.
La battaglia di Maya è però anche la battaglia di Kathryn, ormai nota nell'ambiente per la sua capacità di dirigere con pugno di ferro senza lasciar trapelare la propria femminilità, che insieme alla sua eroina si fa strada come un carrarmato senza guardare in faccia a nessuno e in barba a gerarchie maschili intoccabili e inflessibili, portando a casa il premio con una sequenza finale magistrale: armata di camera a mano, con sapiente gestione degli spazi e della luce la Bigelow porta lo spettatore fin dentro l'oscurità del compound di Bin Laden perché partecipi all'attacco insieme agli stessi Navy Seals, sbloccando gradualmente le porte della fortezza come i livelli di un labirinto all'apparenza impenetrabile.
Il risultato finale non sarebbe comunque stato lo stesso senza la colonna sonora di Alexandre Desplat, artista francese che ha iniziato il cammino della notorietà nel 2003 con The Girl with a Pearl Earring ed è oggi uno dei compositori più richiesti a Hollywood. Pur lontane dai virtuosismi fiabeschi che hanno sempre contraddistinto i suoi lavori, le musiche di Zero Dark Thirty si muovono a meraviglia fra malinconiche sonorità orientali, eco della preghiera del minareto al tramonto o del lamento di antiche tribù dimenticate, e note concitate che si inseguono compatte per prepararsi all'attacco e poi ricomporsi dopo l'esplosione finale, nell'aereo deserto dove una sempre solitaria Maya si prepara a tornare alla realtà; dell'imponenza della sua impresa resta solo una lacrima, la consapevolezza di aver vinto tutto oppure niente, di aver dato un senso alla sua esistenza eppure di averla svuotata, di lasciare un mondo odiato per un altro che non riuscirà più a riconoscere: gli spiriti delle Twin Towers continuano a sussurrarle nell'orecchio insoddisfatti, senza alcuna intenzione di essere messi a tacere.

Ps: non/ Oscarometro:
1)Jennifer Lawrence, sono sicura che sei bravissima in The Silver Linings Playbook perché ogni volta che ti ho incontrata sei sempre stata impeccabile, ma il premio doveva andare a Jessica per un milione di buoni motivi ( Meno prioritario ma non meno importante, con la classe che ha dubito che sarebbe caduta sulle scale); 2)Miglior montaggio sonoro diviso ex equo con Skyfall? Ragazzi, questi contentini 50/50 proprio non si possono vedere. Ma voi siete strani, avete premiato oltre misura The Hurt Locker ( che continuo a trovare un tantino sopravvalutato) e qui dove invece si meritava tantissimo vi siete fatti venire i complessi. Ok il contrappasso però, PERÒ. 3)Quello di Argo è un ottimo ost, ma che Desplat sia stato nominato( senza poi vincere) per quello e non per   ZDT proprio non mi va giù.


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