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Zombie di brughiera

Creato il 05 maggio 2015 da Mcnab75

Non si deve profanare il sonno dei morti

Ci sono film horror di produzioni minori, per non dire proprio b-movie, che hanno un peso specifico nel cuore degli appassionati.
Gli anni ’70 e ’80 sono stati generosi e hanno regalato molte perle agli appassionati, a volte omaggiando (oppure plagiando, ma con aggiunte di inaspettata originalità) dei cult d’oltreoceano, altre volte offrendo delle pellicole dotate di vita propria e di atmosfere cupe e inquietanti, di quelle che negli horror degli anni ‘2000 è quasi impossibile trovare.
L’Italia e la Spagna, in questo senso, sono stati assai generose. Ritengo superfluo citare Lucio Fulci, Mario Bava, Umberto Lenzi, arcinoti agli appassionati di genere. Sposto quindi l’attenzione sul regista catalano Jorge Grau, autore di uno dei migliori zombie movie d’atmosfera mai realizzati: Non si deve profanare il sonno dei morti. Ne accennavo in un altro post, ma merita senz’altro qualche parola in più.

La location: il Lake District, ovvero la regione montuosa del nord-ovest dell’Inghilterra.
I protagonisti: un ragazzo e una ragazza, conosciutisi per un blando incidente in una stazione di rifornimento nel bel mezzo della brughiera. Da questo incontro casuale, i due si troveranno coinvolti in una strana storia di morti che non vogliono rimanere tali, la cui origine è da ricondursi a una macchina a ultrasuoni, utilizzata in via sperimentale per disinfestare i campi coltivati da parassiti e insetti nocivi.
Sono proprio questi ultrasuoni a risvegliare il cervello dei morti, trasformandoli però in creature aggressive e feroci.

Non si deve profanare il suono dei morti è, come già detto, un film d’atmosfera. Gli zombie che compaiono durante la pellicola sono pochi, ma le loro apparizioni sono sempre spaventose e spesso letali.
I colori scuri della brughiera fanno da sfondo ideale a una storia che pare più volte giocare su vaghi richiami a un horror gotico in stile Hammer (oramai passato di moda) e il nuovo corso del cinema zombie, inaugurato cinque anni prima da George Romero, con un successo senza precedenti.

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Non solo: Grau, regista che veniva da un paese in piena dittatura franchista, approfitta dell’occasione per mettere in scena un netto scontro tra le nuove generazioni (i due protagonisti, interpretati dal belloccio Ray Lovelock e dalla francese Cristina Galbo) e le autorità reazionarie della località in cui si svolge la storia del film. Autorità rappresentate dal fascistoide ispettore McCormick (Arthur Kennedy), propenso a negare l’evidenza e ad accusare i “giovani capelloni di città” dei misteriosi delitti su cui si trova a indagare.

Grazie a questi elementi, e a un crescendo di tensione ben gestito da Grau, Non si deve profanare il sonno dei morti funziona come altre pellicole ben più famose e celebrate.
Non si sente la mancanza di alcuni cliché degli zombie movie, come per esempio l’invasione di massa, le scene d’assedio e il contagio che si estende tramite il classico morso.
I morti viventi di Grau sono creature selvagge, più forti e più astute di quelle di Romero. In una delle scene più riuscite della pellicola gli zombie vengono sapientemente ricollocati in quello che dovrebbe essere il loro contesto naturale: un cimitero di campagna, grigio e desolato, sperduto nel bel mezzo della brughiera inglese.
Una sequenza d’effetto, impreziosita dalle gesta di uno zombie che, spremendo le meningi mezze marce, si industria a rianimare altri due cadaveri, infettandoli col suo stesso sangue.

Abbiamo quindi a che fare con una pellicola singolare e notevole, pur nel suo essere una produzione low budget, pensata per un pubblico di appassionati. Ci sono delle stranezze riguardo la natura di questi morti viventi (se sono risvegliati dagli ultrasuoni, perché i loro umori corporei sono infettivi?), ma si può sorvolare su questo difetto, al fine di godersi un film superiore alla media di questo filone.
Se volete la trovate in formato DVD, a un prezzo tutto sommato ragionevole. Fateci un pensierino.

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(A.G. – Follow me on Twitter)

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