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10.000 porte in faccia

Creato il 08 maggio 2012 da Propostalavoro @propostalavoro

10.000 porte in faccia

Dal lavoro in macelleria al mio primo applauso spontaneo da una platea la strada è stata lunga e nonostante ora mi senta realizzata di porte in faccia ne arrivano ancora tante. Quel giorno qualcuno mi disse: "Se lo segni in agenda: oggi mi hanno fatto il mio primo applauso e sono venuti a stringermi la mano e a complimentarsi". Ho deciso di seguire il suo consiglio, ma scrivendolo per dare coraggio a chi, come me, per anni ha ricevuto solo porte in faccia dal mondo del lavoro.

Non ci credete?

Leggete qua…

"Ho ricevuto il suo curriculum da Paola, però lei aveva già inviato la sua candidatura, vero? Per uno stage…" Il mio sguardo perplesso disse più di mille parole e mi domandai che diamine ci facevo li… Poi ricordai: a breve sarei stata disoccupata. Con un sospiro risposi: "Scusi ma lei lo ha letto il mio curriculum?" L'esaminatrice arrossì leggermente: "Certamente…" Rispose esitante. "Sono un primo livello, secondo lei invio richieste di stage?" Il mio tono era calmo, ma leggermente stizzito. "Beh, noi l'avevamo catalogata tra le richieste di stage." Ribattè annoiata: "D'altronde ci piace conoscere le persone prima di assumerle." "Mi spiace, allora non sono la persona che fa per voi: ho un lavoro a tempo indeterminato e lavoro da quasi nove anni."

Due settimane dopo le logiche di mercato della multinazionale americana per la quale lavoravo ebbero la meglio sul mio tempo indeterminato e, per quanto la situazione contingente avesse già decimato il personale aziendale e fosse palese che il turno successivo sarebbe toccato a me, il licenziamento arrivò come una doccia gelata alle 17.35 di un martedì di fine gennaio: "Entro le 18 devi aver preso tutte le tue cose ed essere fuori dall'azienda." Neanche fossi una ladra o fossi avvezza allo spionaggio industriale…

Un mese dopo accettavo il lavoro presso l'azienda di cosmesi che inizialmente voleva offrirmi uno stage. Con stipendio ridotto, a tempo determinato e con la certezza che la mia gavetta ripartiva da zero, perché? Perché non avevo mai lavorato nel settore, che domande…

Ero più felice quando mi alzavo alle sei meno un quarto per andare a lavorare in macelleria. Lavorare in macelleria mi piaceva, non era il mio primo lavoro, subito dopo il diploma avevo fatto una frenetica estate come animatrice in Sardegna: divertimento assicurato, ma una vera fatica. Quando tornai dormii per una settimana. La macelleria era diversa: cominciavo alle sette meno un quarto del mattino, pulendo tutte le vetrine e sistemando carne e salumi nel banco frigo, alle sette si apriva e cominciava subito ad arrivare gente. Tra i clienti fedeli c'era una vecchina che tutte le volte mi scambiava per un ragazzo: "Va che bel fiulin! Ma ce li hai sedici anni?" Le veniva spiegato che ero una ragazza e che ne avevo venti di anni, ma la volta dopo si riprendeva da capo: "Proprio un bel fiulin!"

Di lavori ne ho cambiati tanti durante il periodo universitario, tutti poco pagati. La scusa era sempre la stessa: dovevo farmi le ossa.

Una volta feci il colloquio con l'amministratore delegato di un'importante società che operava nel web (prima della bolla speculativa, poi non li ho praticamente più sentiti e questo mi fa riflettere…) Facemmo un bellissimo colloquio, erano contenti e mi chiesero quando potevo cominciare, risposi e feci la fatidica domanda: "E' previsto un compenso?" "Vede" rispose l'AD: "Noi le offriamo un lavoro nel quale crescere, imparare. Non solo non dovremmo pagarla, ma per il servizio che le forniamo dovrebbe essere lei a pagare noi. Facciamo così, lei ci pensi, poi la contattiamo noi nei prossimi giorni." Ovviamente non mi presero e capii che il compenso indicato nell'annuncio e la dicitura 'possibilità di carriera' erano solo uno specchietto per le allodole.

Un tempo c'era l'apprendistato, un lavoro a tutti gli effetti, ma con uno stipendio inferiore alla norma, in quanto si era alle prime armi e il lavoro comprendeva la formazione, quella vera, non quella fittizia di oggi: eri in apprendistato per cinque anni, ma alla fine avevi imparato un mestiere. Poi venne introdotto lo stage: un modo per sfruttare il lavoro giovanile sottopagandolo oppure, nella maggior parte dei casi non pagandolo affatto. Ora l'apprendistato è tornato, peccato che ho amici che a trentun anni sono ancora apprendisti…

Vi starete domandando qual è la morale.

Dopo 10.000 porte in faccia e tante delusioni ho capito che l’unico modo per ottenere ciò che si vuole è avere le idee chiare e darsi da fare per ottenerlo. Dimostrate chi siete, dimostrate che valete e chiedete ciò che è giusto se sapete di meritarlo. Lasciate le lamentele e i “me tapino” a chi passa la giornata davanti alla televisione. Fregatevene della recessione, della riforma del lavoro, del tasso di disoccupazione e puntate al vostro obiettivo: se siete caparbi l’otterrete. L’Italia è piena di gente che ce la fa e che si rialza imperterrito ad ogni caduta. L’unica differenza tra farcela o farsi schiacciare dalle logiche di mercato è la passione che mettete in quello che fate.

Credeteci, perché se non credete in voi stessi come possono farlo gli altri?

Mirna Pacchetti

Link:

www.queicattiviragazzi.it

www.businessmum.it


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