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Alfred, gigante nucleare italiano in Romania

Creato il 17 gennaio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

Alfred è il nome che i ricercatori italiani del consorzio Falcon hanno scelto per il nuovo impianto nucleare ad altissima tecnologia che sarà costruito in Romania.

Il consorzio Falcon, che darà vita ad Alfred, è stato da poco siglato tra Italia e Romania e vede come parti Ansaldo Nucleare, Enea, il governo romeno e l’ Istituto di Ricerca Nucleare della Romania.

Come è possibile apprendere dal comunicato stampa rilasciato da Enea, Alfred sarà un reattore nucleare di quarta generazione che avrà la caratteristica di essere raffreddato a piombo a liquido. Il progetto è nato in seno ai programmi di ricerca europea sull’energia atomica che hanno coinvolto gli istituti di ricerca, soprattutto italiani, fin dai primi anni ’90.

Le ricerche e il progetto Alfred si inseriscono nel settimo programma quadro di ricerca Euratom, che aveva ed ha come obiettivi la progettazione e realizzazione di impianti nucleari a basso rischio e soprattutto a basso impatto ambientale. Pare proprio che i tecnici italiani di Ansaldo Nucleare abbiano fatto un ottimo lavoro, dato che i progetti parlano di un impianto dotato di meccanismi di prevenzione e di protezione passivi in grado di assicurare la sicurezza dell’impianto anche in caso di eventi estremi. D’altronde la storia degli ultimi anni, da Chernobyl a Fukushima, ha insegnato che non è mai stata sufficiente la soglia di sicurezza finora raggiunta.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, poi, si parla di Alfred come di un impianto a basse emissioni di carbonio ma soprattutto in grado di sfruttare al meglio il contenuto energetico del materiale fissile e di riciclarlo all’interno dello stesso impianto. L’obiettivo, evidentemente, è quello di produrre sempre meno scorie.

Il metodo di finanziamento per la costruzione di Alfred prevede cospicui investimenti da parte della BEI ( la banca europea per gli investimenti ) ma soprattutto l’accesso ai fondi infrastrutturali dell’ Unione Europea ai quali la Romania ha diritto d’accedere in quanto nuovo membro.

La società coinvolta nella realizzazione, come riportato sopra, è Ansaldo Nucleare. Si tratta di una delle aziende più potenti in Europa, leader in vari settori e impegnata soprattutto in campo energetico e meccanico. Tra i vari appalti internazionali vinti, ha già realizzato per la Romania due reattori raffreddati ad acqua (tecnologia Candu) della Centrale di Cernavoda, che attualmente fornisce il 20% del fabbisogno energetico nazionale.

Come spesso accade ed è accaduto, la capacità tecnica e l’inventiva degli ingegneri italiani non ha eguali nel vecchio continente. Si tratta di beni preziosi al servizio di una forte azienda italiana in grado di esportarla in tutto il mondo, peccato che tali beni siano poco sfruttati nel loro paese d’origine.

Ad oggi il piano energetico italiano risulta del tutto inadeguato per un paese come il nostro e il fabbisogno energetico viene in gran parte coperto grazie alle importazioni. Inoltre, nonostante non si trovino impianti nucleari sul nostro territorio, siamo ugualmente esposti a rischi. Si pensi ai reattori collocati in paesi confinanti, come la Francia, potenzialmente in grado di danneggiare la salute anche dei cittadini italiani. Si pensi a ciò sta emergendo relativamente alla cosiddetta “terra dei fuochi”: non è improbabile che sotterrati nelle campagne del casertano e del napoletano ci siano anche barili colmi di scorie radioattive provenienti da più salutisti paesi del nord europa e che stanno lentamente avvelenando cibo e essere umani.

Se la risposta al fabbisogno energetico nazionale non è il nucleare bisognerebbe sbrigarsi a trovarne un altra, perché, a quanto pare, tutti gli altri si stanno decisamente sbrigando.


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