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Captain Philipps – Recensione

Creato il 13 novembre 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online
Captain Philipps

Photo credit: Yeoman 1st Class Donna Lou Morgan / Foter.com / Public Domain Mark 1.0

Captain Philipps è il nuovo film di Paul Greengrass, già direttore della saga Bourne – con Matt Damon -e ha come protagonista un Tom Hanks, un po’ invecchiato è vero, ma perfettamente all’altezza del ruolo.

La storia – tristemente vera – tratta di un sequestro operato da pirati somali a danno di una nave cargo americana nel 2009 e del conseguente rapimento del capitano, per ricevere un lauto riscatto. La sceneggiatura è stata tratta dal libro di memorie scritto dal reale Capitano Richard Philipps, che, fortunatamente, è riuscito a salvarsi. Perché il nodo centrale del film non è, infatti, l’assalto alla gigantesca nave cargo, ma il rapporto che si instaura tra i due capitani: Muse, il pirata somalo, e Philipps capitano senza macchia ma, sopratutto, molto astuto.

Greengrass riesce a mettere a dura prova i nervi dello spettatore già dall’inizio. La presentazione del protagonista è, infatti, essenziale: marito e moglie sono in auto, Tom Hanks sta per partire per il viaggio, ed è diretto in Oman; la moglie lo accompagna in aeroporto, sottolineando quanto sia diventato difficile separarsi da lui, a causa di questi viaggi. E così, con un semplice preambolo, la tela della tensione, per quello che noi tutti sappiamo che avverrà, è stata intessuta. Riuscendo però  a mescolare elementi di blockbuster a elementi di buon cinema; non solo intrattenimento per intrattenimento, insomma.

Fa davvero impressione pensare come, quattro affamati pescatori della costa somala, a bordo della loro barchetta, armati di kalashnikov siano riusciti a raggiungere una nave immensa e altissima con una quarantina di uomini di equipaggio.  Nonostante le premesse, Captain Philipps non scade mai né nel pietismo tutto occidentale – da un lato – né nell’americanata totale, in cui gli unici vessati sono i poveri padri di famiglia, i self-made-man che tanto amano. Avrebbe potuto accadere, invece in regista riesce a destreggiarsi mantenendosi lontano dai luoghi comuni.

Oltre il mostro artistico di Tom Hanks – ormai chiaro a tutti- perfettamente a suo agio nei ruoli al limite dell’abbandono, è necessario ricordare i bravissimi pirati somali: nessuno dei tre, attore professionista, ma terribilmente credibili con i loro volti scarni ed il fisico asciutto. Muse, il capitano pirata, interpretato da Barkhad Abdi ha una profondità nello sguardo e un’espressività veramente forte, che lascia scossi e insicuri sulla chiusura del film. “Mi sono spinto troppo avanti, Irish” dice infatti il pirata al protagonista, e in quell’ultima frase c’è tutta l’amarezza di un uomo costretto a fare quello che fa.

Nel complesso Captain Philipps, a parte il finale molto americano – che però ha il grande pregio di aumentare l’ansia ad altissimi livelli – è un film interessante e ben organizzato; per chi ha voglia di uscire dal cinema con un magone grande come una nave.


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