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Come imparare il giuoco del Barcellona e vivere felici

Creato il 11 marzo 2014 da Lundici @lundici_it
Italy Soccer Champions League Final

Discuteremo in questo articolo della maniera di giuocare al football del Barcellona e di come questo possa insegnarci a vivere meglio.

La filosofia di giuoco del Barcellona è sintetizzata da alcune frasi emblematiche di Johan Cruijff, già giuocatore (1973-1978) e allenatore (1988-1996) dei blaugrana e attuale guru del barcelonismo. “Se hai la palla, non è necessario che tu difenda, perché c’è solo una palla” (con relativo corollario: “Se tu hai la palla, i tuoi avversari non ce l’hanno”). “Che senso ha fare un passaggio di 40 metri se uno di 20 è sufficiente? La soluzione che sembra la più facile è in realtà la più difficile”. “Non serve tanto movimento. L’importante è essere nel posto giusto al momento giusto. Voglio che i miei giuocatori non corrano molto, per risparmiare energie per l’azione decisiva”. “Se nella squadra avversaria c’è un attaccante intelligente e bravo a smarcarsi, noi scegliamo sempre l’opzione più semplice: non lo marca nessuno. Se non lo marca nessuno, non potrà smarcarsi”.

Johan Cruijff (Amsterdam, 25 aprile 1947)

Johan Cruijff (Amsterdam, 25 aprile 1947)

Le frasi contengono messaggi e precetti apparentemente paradossali, ma in realtà assolutamente logici e il Barcellona giuoca (e vince) applicandoli alla lettera.

L’obiettivo principale del Barcellona è avere il possesso della palla, perché – logicamente – se tu hai la palla, gli avversari non possono fare gol. Questo significa adoperarsi per mantenere sempre l’iniziativa, gestire la partita e i suoi ritmi, in definitiva, lavorare per crearsi le opportunità per fare goal ed essere felici.

Per avere il possesso del pallone  sono necessarie due condizioni: 1) non perdere la palla quando ce l’hai, 2) riconquistarla appena l’hai persa. Per questo, sempre seguendo il Cruijff-pensiero, i giuocatori blaugrana effettuano quasi sempre passaggi brevi, poco rischiosi, molto raramente un lancio lungo o un cross in area; in altre parole minimizzano le possibilità di sbagliare e perdere il pallone e il controllo della situazione. Quando questo accade, scatta una caccia frenetica ed immediata per la riconquista della palla, in qualsiasi zona del campo, anche nell’area avversaria. E’ questa la fase di giuoco in cui il Barcellona spende più energie: è cruciale togliersi prima possibile dallo stato che può dar luogo al gol avversario, ossia minimizzare il tempo in cui si sta in una condizione nella quale possono sorgere problemi, dolore, infelicità.

Senza timore d’esagerare, possiamo affermare che il Barcellona non ha bisogno della difesa, semplicemente perché non giuoca (quasi) mai in difesa: tutto il proprio modo di giuocare e di essere è volto ad evitare di dover difendere ossia ad evitare di soffrire e sopportare la fatica e i rischi di una situazione stressante.

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In due parole dunque la filosofia del Barcellona è assai semplice, proprio come i messaggi di Cruijff: esistono circostanze che possono rendermi felice e altre che rischiano di condurmi all’infelicità; tutta la mia attenzione e le mie energie sono dedicate a creare e mantenermi nelle prime ed evitare le seconde. “La casualità è logica” è un altro aforisma di Cruijff. Ossia: è vero che nel football (più che nella vita) la sorte ha un ruolo fondamentale, ma io posso minimizzare le occasioni in cui la sorte può causarmi problemi e invece massimizzare quelle in cui può recarmi felicità. E’ vero che, nella vita, tanti eventi sono casuali, ma, ad esempio, se sono alla ricerca di un partner, è assai più probabile che lo incontri “casualmente” se partecipo ad attività varie, esco la sera, parlo con la gente, ecc. piuttosto che se sto chiuso in casa tutto il tempo.

Il Barcellona inoltre sceglie di giuocare sempre e comunque in questa maniera, contro qualsiasi avversario e in qualsiasi momento della partita, sia se sta vincendo 4-0 con l’ultima in classifica, sia se sta perdendo la finale di Champions League contro il Manchester United e mancano 5 minuti alla fine. Questo approccio tattico-psicologico significa dunque essere sempre se stessi in qualsiasi contesto e situazione.  Ciò dà una grande forza perché comunica agli altri e a se stessi una totale fiducia nei propri mezzi che si reputa giusti e utili, innanzitutto in quanto corrispondenti alla propria natura. Il Barcellona è se stesso, non deve passare per le sofferenze di diventarlo. E non sceglie di trasformarsi a seconda dell’interlocutore e le circostanze o di utilizzare strategie e comportamenti che si potrebbe non essere in grado di adottare in altri momenti e che potrebbero condurci su cammini che a noi non si confanno e dunque si allontanano dalla felicità.

L’atteggiamento opposto, in campo e nella vita, a quello del Barcellona è quello che, calcisticamente, è definito “giuoco all’italiana”. Ossia lasciare l’iniziativa agli altri, difendere e soffrire ad oltranza, attendendo e non costruendo le opportunità per far goal. Farsi gestire e non gestire, attendere invece di agire, modellarsi alle circostanze piuttosto che crearle. Nel football (molto più che nella vita), questa strategia può essere vincente e lo dimostrano i fatti. Tuttavia i rischi possono essere alti, nella vita più che nel football. Trascorrere molto tempo in situazioni di sofferenza, lasciarsi andare e dar spazio a circostanze e contesti potenzialmente forieri di dolore, può debilitare il nostro animo e farci perdere le capacità di costruirci le occasioni per essere felici e fare goal. Come diceva un altro guru, il monaco thailandese Ajahn Chah: “Le tendenze insane sono come gatti randagi. Se dai loro del cibo, continueranno a girarti intorno. Smetti di dar loro alimento e non dovrai più preoccuparti che tornino”.

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