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Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Creato il 30 novembre 2012 da Tazzina @tazzinadi


Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Mentre succedeva questa cosa fantastica, io ero lì a pochi metri, ad ascoltare una fitta, soave e pirotecnica conversazione sull'Acustica perfetta, naturalmente si sentiva tutto benissimo, e, come sempre più spesso mi accade, è stata dura concentrarmi su qualsiasi altra cosa che non fossero le parole. Quelle parole.


Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Quindi, confermo, le mie fotografie lasciano il tempo che trovano. Ne ho ben due con Daria Bignardi, cioè lei e io vicine, in una posa perfetta, in cui lei è perfetta e io sembro Obi-Wan Kenobi, al punto che ho deciso di risparmiarvela, per la vostra serenità psicologica. Ma - per la vera bellezza - vi rimando alle elegantissime foto del Circolo dei Lettori.


Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Però il viso della Bignardi che firma gli autografi lo metto. Sono molto ammirata da questa donna, da questa scrittrice. C'è una complessità, nel suo mondo, che trapela; come le piccole effervescenze dell'acqua brillante.


Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Buon Natale!


Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Il Circolo dei Lettori, da un punto di vista estetico, ti confonde. Io in queste situazioni mi agito. Non mi abituo mai alle cose troppo belle. Vorrei farlo, però. 


Ieri sera, mentre Massimo Gramellini intervistava Daria Bignardi.

Questa quindi è la mia condizione naturale. E davvero, come mi è capitato anche un'altra volta a una sua presentazione a Milano, a osservare lei, e le cose belle, così in quel modo, piano, dolcemente, io mi sento a casa. Quella sedia infatti sembra un nido.

 E dunque, il libro. Dietro tifo spietato di un clubbino di madame (età media 98) veramente agguerrite (su, su, non sia timida, per l'amor del cielo!) sedute accanto a me, sono riuscita, per ultima, a fare la mia domanda. Al punto che Gramellini temevo si seccasse anche un po' visto che, a onor del vero, e contrariamente a quanto accade di solito, di domande ne sono fioccate a bizzeffe. Alcune anche molto belle e importanti. Una signora addirittura ha chiesto come si possa salvare o, diciamo, affrontare, l'idea di famiglia, oggi. E queste persone, la Bignardi e Gramellini, le hanno risposto con una serietà e una tenerezza che mi ha commossa.
Allora, partirei dalla fine, cioè dalla mia piccola domanda che, in questo preciso istante, è quella che mi ricordo con più nitidezza perché i pensieri sono ancora un po' avvoltolati in un turbine di sensazioni. La mia domanda era più una considerazione su ciò che è emerso nel dialogo. Ovvero sulle opportunità del dolore. Che il dolore a volte può offrire. Perché, se non lo sapete già, nel libro accade una cosa tanto strana quanto, scopriamo, comprensibile, concepibile: Sara, moglie di Arno - bel personaggio, un musicista per metà austriaco, forse il mio preferito di tutto il romanzo - e mamma di tre bambini, un bel giorno sparisce.
Il senso di tutto questo sta nel talento della scrittrice nel far vivere questa sparizione, di renderla visibile, sperimentabile al lettore. Che infatti sparisce insieme a lei; e, contemporaneamente, resta  a casa insieme a lui. 
Sara va dunque per conto suo, "a caso", prigioniera di se stessa, del suo passato, del suo indistinto futuro, della sua irrequietezza. E quel che fa Arno Cange (che poi, si diceva delle mistiche coincidenze di questo libro, ad esempio sulla copertina c'è una storia bellissima, che ho twittato, la trovate ancora all'account @tazzinadi ma se non la trovate chiedetemi che ve la racconto con calma. Comunque, pensavo: Cange è cangiante, proprio come lui deve essere nella storia, chissà se è voluto...) è poi la trama stessa. Ovvero una ricerca affannosa ma umile, potente, meticolosa, galvanizzante di questa fuggitiva attraverso tutti quei dettagli e tutte quelle persone che hanno popolato la vita di lei, mentre lui non c'era, o se c'era, suonava il violoncello. 
Quindi la parte affascinante da un punto di vista narrativo è che questo, per me, è un meraviglioso giallo. Molto umano, istintivo. Ma è un giallo! Lui infatti ricostruisce la donna che ha creduto di amare, con cui ha cresciuto i bambini, attraverso racconti disarmanti, ex fidanzati e persino una suora con cui intrattiene uno scambio di mail bellissimo. L'autrice per scriverla si è infatti consultata con una suora vera!
Ecco, non è che io possa aggiungere molto altro alla bella serata di ieri. Se non che Gramellini è strepitoso, ama i lieti fini ed è un gran conoscitore delle 50 sfumature di grigio; si è documentato a tal proposito su svariati blog. Ecco dunque svelato a cosa servono sti blog!
E poi sì, posso aggiungere che questo romanzo è ricco, ma come quei gioielli sobri e non sfarzosi, magari quell'unico, piccolo, di oro bianco, che ti ritrovi poi tutta la vita, perché è il più semplice, il più reale, quello che non perdi più perché fa parte di te. Quello che non hai magari ma che se avessi sarebbe proprio così. Un libro del genere. Molto italiano, poiché è anche un bel viaggio in luoghi diversi, che si riempiono di valenze e significati. Ci sono dentro dei poeti, dei ricordi, delle esigenze, molti desideri e un uomo cui, per la prima volta, sembra di aver visto le stelle.

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