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Il Cile sceglie Michelle Bachelet: prometto una nuova Costituzione e l'istruzione gratuita

Da Rottasudovest
E' stata la prima donna presidente del Cile e da ieri sera Michelle Bachelet è anche il primo presidente eletto due volte da quando il Paese sudamericano è tornato democratico. E' stata eletta al ballottaggio con la conservatrice Evelyn Matthei, con una maggioranza schiacciante: 62% contro il 37% racimolato dalla rivale.
A ridimensionare il successo di Bachelet, però, c'è la bassa percentuale dei votanti: si è recato alle urne solo il 48% degli aventi diritto. Ieri pomeriggio, mentre nel Paese si moltiplicavano gli appelli per spingere i cittadini al voto, la classe politica e le reti sociali si interrogavano sulla bassa partecipazione, discutendo sul voto obbligatorio e sul voto volontario. Queste elezioni sono state le prime senza l'obbligo di voto e il risultato è stata una percentuale di votanti bassissima, di poco superiore al 50% al primo turno e inferiore alla maggioranza degli aventi diritto al ballottaggio.
Evelyn Matthei, data per sconfitta da tutti i sondaggi, ha ripetuto ai media che la bassa percentuale dei votanti "non toglie legittimità al presidente eletto". I leaders degli studenti, anche loro impegnati a invitare i cileni ad andare a votare, hanno fatto notare che se la gente non vota è "perché non c'è un progetto che la interessi davvero, i politici si devono chiedere perché la gente preferisca stare a casa". Il Ministro degli Interni Andrés Chadwick, anche lui sorpreso per questo disinteresse dei cileni ai meccanismi della democrazia, ha sostenuto che il Governo non ha alcuna responsabilità sul fatto che le persone vadano o non vadano a votare, "non bisogna aver paura della libertà, perché ai cileni si è garantito il diritto di scegliere", ergo, non tornerà il voto obbligatorio. Certo, sorprende che un popolo pronto a lamentarsi, a scendere in strada e a protestare, scelga poi di rimanere a casa e di non recarsi alle urne, nel più importante gesto democratico che ogni cittadino può compiere: di cosa lamentarsi, poi, se quando si è chiamati a scegliere il futuro del proprio Paese si lascia che siano altri a farlo? Mistero. Chi ha dato prova di rispettare profondamente i meccanismi democratici è stata l'Alianza al potere. Evelyn Matthei ha raggiunto l'Hotel San Francisco, quartier generale di Michelle Bachelet a Santiago del Cile, per congratularsi con la presidente eletta, non appena è stata chiara la sua vittoria. Si sono parlate a porte chiuse e dopo Bachelet l'ha pubblicamente ringraziata "per la sua visita", perché, "al di là delle differenze, so che condividiamo l'amore per il Cile". Il presidente Sebastián Piñera ha chiamato Bachelet, per congratularsi e prometterle una transizione esemplare, addirittura in diretta televisiva, con ampi sorrisoni da parte di entrambi. Si sono dati appuntamento per oggi, alle 9 di Santiago, a casa della presidente eletta, lui assicurando che "la cosa che ci unisce è che vogliamo tutti il meglio per il Cile" e lei dicendo di "non aver dubbi che da marzo farò del mio meglio".  Il programma che ha in mente per il suo quadriennio lo ha ribadito anche nel discorso della vittoria. Uno dei punti chiave del nuovo Governo di Bachelet sarà la riforma del sistema scolastico, che è la ragione per cui ha ottenuto il voto giovanile: la scuola cilena dovrà essere gratuita, pubblica e di qualità, perché "il lucro non può essere il motore dell'istruzione, l'istruzione non è una mercanzia, è un diritto di tutti e di tutte".  La presidente eletta ha insistito sulle riforme costituzionali: "Siamo un'ampia maggioranza ed è tempo di metterci in marcia e realizzare questo sogno di tutti, di tornare a credere in noi stessi, di credere che l'unione fa la forza. E' tempo di credere nel vicino, nell'alleato, nell'avversario giusto. Mi impegno a tener presente ogni giorno, in ogni azione, il mandato che mi avete dato, le necessità che abbiamo condiviso" ha spiegato. Le riforme dovranno garantire "una Costituzione nata in democrazia, che assicuri il Diritto e che si trasformi in un nuovo patto sociale e rinnovato di cui il Cile ha bisogno".


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