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Il pensiero sociologico da Auguste Comte a Max Horkheimer – Franco Ferrarotti

Creato il 23 ottobre 2015 da Maxscorda @MaxScorda

23 ottobre 2015 Lascia un commento

Il pensiero sociologico da Auguste Comte a Max Horkheimer
Strana lettura da parte mia. Mi ritengo curioso ma il tempo e’ limitato e serve scegliere. La sociologia non rientra nella mia sfera d’interessi principale, eppure quando trovai questo libro all’immancabile bancarella dell’usato, peraltro nei giorni del Festival della filosofia modenese, non me lo sono fatto scappare.
Innanzitutto ad attrarmi e’ stato il nome di Herbert Spencer, filosofo liberista nato nel XIX secolo, ad un passo dal Nobel, che ebbe solo il torto di contrapporsi al pensiero marxista, percio’ al giorno d’oggi epurato da librerie e ristampe, tolte pochissime eccezioni. Insomma, quando si trova qualcosa serve approfittarne e di corsa.
D’altronde parliamo di un libro del 1974, i sessantottini si limitavano a puntare pistole in faccia ai professori per farsi promuovere e c’era ancora un briciolo di liberta’ di stampa, quella liberta’ oggi negata dai protagonisti di quegli anni terrificanti che una volta al potere stanno smantellando la cultura, le tradizioni e lo Stato.
Del resto Ferrarotti e’ un progressista liberaldemocratico, appartenente ad un centrosinistra nobile che lo vide al Parlamento italiano assieme ad Adriano Olivetti, uno insomma che poco aveva a che spartire con la marmaglia odierna. Indiscutibilmente fu il piu’ importante sociologo italiano, ne formalizzo i termini e il linguaggio.
Non sono completamente a digiuno dell’argomento e devo dire che mai ho avuto occasione di leggere con tanta chiarezza e onesta’ intellettuale di argomenti non certo facili che richiedono nozioni storiche non certo alla portata di tutti, che Ferrarotti riassume con straordinaria chiarezza ed eleganza, appassionando persino in un percorso nel pensiero umano che diviene pura narrazione. Ad ogni modo l’approccio e’ innanzitutto generale e generalizzato e si affina attraverso sintesi compatte ma esaustive dei capisaldi del pensiero sociologico, iniziando da Aguste Comte che della sociologia fu uno dei padri, fermo oppositore verso gli orrori della rivoluzione francese, scienza e bellezza come armi della modernita’ e ordine e rigore come strumento. Poi Herbert Spencer col darwinismo applicato alla società’, la teoria evolutiva dell’individuo sociale, percio’ individualismo contro collettivismo. Il suo pensiero puo’ dirsi superato per via della visione ottimistica di un capitalismo autocontrollato ma forse e’ mancata l’idea che il pesce potesse diventare cosi’ grande da impedire a qualunque pesce piccolo di fermarlo. Alla fine ha avuto ragione lo stesso.
C’e’ spazio anche per Cesare Lombroso, dalle teorie superate su criminalita’ innata e non indotta, malattia e non reato. Eppure a qualcuno fa comodo dirle giuste. In realta’ gli si contesta la mancanza di prove empiriche e preferendogli il piu’ placido Rousseau, che oltretutto faceva gioco ai socialisti del mondo unito ma alla fine basta girare per strada anche oggi per non pensare che un fondo di verita’ nelle sue conclusioni possa pure esserci.
Thorstein Veblen, nordamericano, personaggio anomalo, una sorta di Martin Eden della sociologia, un accanimento socialista dovuto ai trascorsi familiari che hanno visto impoverire i suoi nonni causa banchieri. Anticapitalista ma non socialista, semmai anarchico, personaggio unico come unico fu Vilfredo Pareto, scrive un’opera monumentale, non sempre efficace. Liberista alla Smith, mente multidisciplinare, vero e proprio uomo universale, ancora oggi ha molto da raccontare.
Si conclude poi con Max Horkheimer, tra i fondatori della scuola di Francoforte, percio’ Adorno, Marcuse Benjamin ed in effetti ci si concentra sull’intera scuola di pensiero piu’ che col filosofo tedesco in senso stretto. Lo smembramento dell’autorita’ come abbattimento dello stato borghese, famiglia in primis. Fromm e Freud e insomma, la spina dorsale ideologica di una generazione concentrata in poche pagine.
In conclusione, forse la reperibilita’ di questo testo non e’ facile, ma nemmeno impossibile, di Ferrarotti invece si trova ancora molto, percio’ consiglio un proficuo percorso nella sociologia con la sua miglior guida.


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