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Il tramonto di Bossi. La Lega è di Maroni. Salvini nuovo segretario della Lega Lombarda

Creato il 03 giugno 2012 da Iljester

Il tramonto di Bossi. La Lega è di Maroni. Salvini nuovo segretario della Lega Lombarda

Era nell’aria già da un po’. Forse da molto prima che scoppiasse lo scandalo leghista sui finanziamenti in Tanzania e la laura albanese del Trota. Bossi non era più lui da quando l’ictus lo colpì. Il dopo è stato un tentativo costante di riaffermare la sua leadership indiscussa. Inutilmente, poiché ha iniziato a trovare ostacoli proprio nel compagno amico, Roberto Maroni. Prima le dimissioni di Berlusconi e poi lo scandalo giudiziario pre-amministrative hanno fatto il resto. La Lega è stata ridotta ai minimi termini di consenso e i suoi cocci sono stati consegnati ai maroniani.

Eppure, non c’era null’altro da fare in verità. Il “Cerchio magico” era diventato un qualcosa di insopportabile per la base leghista, che non ha mai amato le elitè, le riunioni di famiglia per decidere il destino di un partito fortemente identitario, né i trota di turno. Ed è su questi aspetti che il Bossi ha sbagliato, frapponendo fra sé e il suo popolo gli interessi di famiglia. Credere sul serio che il partito del leghismo potesse essere una cosa sua, un suo oggetto, un suo regno indiscusso da consegnare agli eredi per cooptazione, lo ha messo fuorigioco nel modo peggiore: con un pensionamento anticipato connotato dal chiaro messaggio: “Grazie, ma non ci servi più, e anzi la tua presenza rischia di peggiorare le cose”.

La verità è che la Lega non è mai stato il feudo di nessuno. Un partito discutibilissimo (almeno per me) che ha fatto della indipendenza e del federalismo i suoi cavalli di battaglia, opponendosi al regime tentacolare di Roma, non poteva davvero essere un one man party. Non come il PDL, la cui leadership berlusconiana costituisce tuttora la linfa vitale di un movimento altrimenti privo di una chiara identità politica, tante sono le correnti  politiche all’interno della sua caotica organizzazione. La Lega, diversamente, è sempre stato un partito monolotico, e Bossi né costituiva fino a ieri la bandiera e la leadership, ma non l’anima. Che è sempre rimasta nella proprietà dei lombardi, dei veneti e in parte degli emiliani e dei piemontesi, che ancora credono nei suoi valori.

Ora Bossi è politicamente spacciato. Sulle cause che hanno determinato la sua caduta, si potranno spendere milioni di parole, ma è chiaro che non si arriverà mai a una risposta definitiva. Quanto da me più su prospettato è solo una mia interpretazione soggettiva dei fatti, ma di versioni ne esistono altre. Dalle più ovvie alle più oscure: le trame di Maroni contro il suo “amico” o ancora il piano del sistema dei poteri forti che ha voluto mettere definitivamente fuori gioco la Lega. Quale sia la verità è comunque certo che la Lega di Bossi non esiste più, né avrà possibilità di resuscitare.

La Lega Nord di oggi è passata in mano a Maroni. A luglio il congresso formalizzerà questo passaggio, ma già con l’elezione di Matteo Salvini alla segreteria della Lega Lombarda, dimostra inequivocabilmente che il leghismo sta cambiando pelle, cercando di rinnovarsi. Il tentativo è chiaro: la riconquista della base dei duri e puri. Perché lo scandalo Belsito ha intaccato non tanto la base mobile (quella che vota Lega a seconda degli umori e del contesto), ma la base callosa, lo zoccolo duro, il capitale sociale del partito leghista. E quando un partito perde o rischia di perdere il suo capitale sociale di consenso, allora è arrivato il momento di correre ai ripari per non scomparire. Da qui l’elezione di Salvini, un duro e puro della Lega e il passaggio della stessa a Maroni, da molti considerato l’odiato traditore (di Bossi) ma anche l’uomo che può effettivamente salvare la Lega dall’estinzione politica. 

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Un’ultima considerazione. L’aspetto consolante dell’intera vicenda è una possibile evoluzione del leghismo. Se Maroni dimostrerà di essere un leader intelligente quanto vuole sembrare, costruirà un leghismo federalista capace di dialogare con l’intera nazione e non solo con il nord Italia. Anche il sud ha infatti bisogno di essere considerato e di essere traghettato verso una dimensione di maggiore efficienza e maggiore serietà amministrativa. E la Lega maroniana potrà svolgere questo ruolo, se solo sarà capace di scrollarsi di dosso l’ottusità provincialistica e le fantasie padane, ivi compresi i vari riti ridicoli sulle rive del Po.

di Martino © 2012 Il Jester


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