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Palestina. L’ONU ha abortito il 194° Stato

Da Leragazze

Sergio, che evidentemente aspira al titolo di Miglior Ragazza, ci ha inviato questo articolo, del quale si assume tutte le responsabilità  e noi, volentieri lo pubblichiamo pur dissociandocene senza neanche averlo letto… senonaltro per evitare che si faccia la fine di Sallusti. ;-)  

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Avete presente quella storiella che si svolge fuori della sala parto dove l’ostetrica annuncia al padre la nascita del figlio?
Il medico comunica  al neo papà che gli è nato un bel figlio, ma purtroppo, con qualche difettino: non ha le gambe, le braccia, il torso. Il padre chiede comunque di vederlo. L’ostetrica gli mostra, avvolto nelle fasce, un orecchio. Il padre commosso inizia a sussurrare qualche parola d’amore e d’affetto. L’ostetrica a questo punto gli dice: “PARLI PIÙ’ FORTE, E’ UN PO’ SORDO!”

La nascita del nuovo Stato Palestinese, seppur solamente quale stato membro osservatore dell’ONU, il 194° Stato, sembra, ironia della sorte, più un aborto che la nascita di una nuova entità di sovrana e robusta costituzione.
Un organismo, l’Assemblea Generale dell’ONU, di fatto gestita da due terzi di stati nemici di Israele, non avrebbe potuto decidere diversamente, così come nel 1975 non esitò a votare la Risoluzione che equiparava il sionismo al razzismo e ci vollero 15 anni per cancellarla.
E’ nato un nuovo Stato. Provo a rinfrescarmi le poche nozioni universitarie di Diritto internazionale. Popolo, Territorio e Sovranità: sono i tre elementi fondanti perché uno Stato possa essere considerato tale. Il semplice riconoscimento internazionale o da parte di altri stati, non è uno di questi elementi (di Cipro se ne ricorda ancora qualcuno?  Cipro è divisa in due stati: uno legittimo riconosciuto da tutti e uno “del Nord” occupato a suo tempo dalla Turchia e riconosciuto solo da loro).Il popolo c’è. E’ indubbio. Come esiste il popolo curdo  il popolo ebraico, i catalani, esiste ovviamente anche il popolo palestinese anche se è distribuito (sparpagliato?) in 4, 5 territori e stati diversi.
Il territorio ci sarebbe, ma se si esclude Gaza, è un territorio indefinito nella realtà e nella storia. Ne più ne meno di come era “a macchia di leopardo” il territorio destinato al futuro Stato di Israele, per la creazione del quale alle parole sono dovuti seguire i fatti ovvero 60 anni di guerre (sempre scatenate da altri, ma vinte da Israele) e trattati di pace. La capitale dello Stato palestinese dovrà ovviamente essere Gerusalemme: peccato, è già presa!
La sovranità? Questa è difficile  vederla: due territori, due amministrazioni diverse (che si sparerebbero – senza condizionale – tra loro), due fonti legislative (giordana ed egiziana); l’autorità palestinese (unica Autorità senza autorità) che si limita ad amministrare autonomamente o insieme agli israeliani parte del proprio territorio e parte della propria popolazione. Mentre Gaza continua a essere governata da Hamas, un’organizzazione terroristica riconosciuta come tale dagli stessi organi delle Nazioni Unite.Tornando alle metafore sportive. Questo round sembra vinto dai palestinesi. Ma è una vittoria a tavolino, dopo aver cambiato unilateralmente  le regole del gioco e nel corso della partita, senza sostanziali effetti pratici se non quelli di allontanare ulteriormente posizioni e speranze di pace vera e duratura.
Al prossimo match!



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