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Paura di avere una malattia: che fare, se non è giustificata?

Da Renzo Zambello

Paura di avere una malattia: che fare, se non è giustificata?Domanda

Sono 4 mesi circa che soffro di ansia e stress causati dalla paura di avere una malattia e penso a questa quasi 24 ore su 24. Ho effettuato analisi di laboratorio ed esposto le mie paure ad un immunulogo, ad un infettivologo e a 2 medici di base. L’immunologo mi ha congedato con un certificato che richiedeva urgentemente una psicoterapia e così ha fatto l’immunologo. Il medico di base ha concordato, prescrivendomi per il momento lo Xanax, che avevo già preso circa 18 anni fa. dopo i primi giorni di assunzione però avverto una sensazione che non saprei ben definire ma comunque riconducibile o ad una debolezza degli arti inferiori oppure ad una irrequietezza o tremore degli stessi. La mia domanda è la seguente:questo descritto è un sintomo riconducibile all’assunzione di 7 gocce di Xanax la mattina e 7 la sera ( troppo poche ? ) oppure ad esaurimento del fisico dopo 4 mesi di intensa preoccupazione che non si è mai placata, malgrado alla rassicurazione di 4 medici, per i quali nutro rispetto e stima. La risposta che chiedo al momento è soprattutto sulla sensazione descritta agli arti, se sono sulla strada di un esaurimento e se veramente devo avvalermi della collaborazione di una psicoterapia. Vi ringrazio veramente molto in anticipo, in quanto non riesco più a rapportarmi neanche con il pensiero a nessun tipo di attività, esclusa quella lavorativa alla per la quale sto usando tutte le energie residue, soprattutto a livello di concentazione

Risposta

Gentile utente, ritengo di poter affermare con la dovuta sicurezza la necessità di una psicoterapia. Cerchi uno psicoterapeuta nella sua zona, si rimbocchi le maniche di pazienza e collaborazione. Vedrà che i risultati arriveranno assieme ad una maggiore serenità.

Saluti Dr. Delogu

da:  http://espertorisponde.paginemediche.it    

Commento del Dott. Zambello

La nevrosi  ipocondriaca é una delle sofferenze, disagi psicologici, più devastanti che una persona possa provare.  E’ chiaro che anche in questi casi ciò che fa la differenza,  é quanto la nevrosi invalida la vita normale, quotidiana del paziente. Nel caso sopra riportato era, per il momento, rimasta sufficientemente libera la vita lavorativa, ma per quanto? L’ipocondria, se non viene curata in tempo e  solo la psicoterapia può modificarne l’evoluzione , é come una macchia che piano, piano si estende pervadendo tutto l’Io. Ricordo diversi pazienti ma una in particolare che andava al mattino da uno specialista, al pomeriggio a farsi un esame clinico, quasi sempre invasivo, gastroscopia, endoscopia, biopsia etc e ripartiva il giorno successivo come fosse la prima volta. Un vero inferno. Un altro che passava almeno 20, 25 notti su un mese in Pronto Soccorso. Mi si dirà che questi sono casi limite, si ma, il settanta per cento,  delle persone che  affollano tutti i giorni le sale di attesa del medico curante, hanno una base ipocondriaca.  L’ipocondriaco, vive non solo con la paura di essere ammalato, ma da ammalato. E’ un ammalato. La psicoanalisi pensa che la genesi di questo bruttissimo disagio sia molto antica, si sia strutturata quando il bambino era molto piccolo, nei primi mesi di vita, nella relazione con la mamma. Ciò  significa che il lavoro terapeutico non é per niente semplice e breve ma, se affrontato adeguatamente porta a sensibili miglioramenti, a volte a delle vere “rinascite”.


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