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Recensione: La sposa del guerriero di Jessica Ravera

Da Zaffira01

Approfitto di questo momento di libertà serale per scrivere una recensione quanto mai inaspettata, perchè quando oggi pomeriggio ho deciso di fare un po' di acquisti libreschi su Amazon, tutto mi sarei aspettata fuorchè di beccare proprio il primo raccontino di una trilogia "storica" la cui lettura mi avrebbe richiesto non più di mezz'ora e che mi avrebbe provocato uno sconvoglimento tale che ancora adesso non riesco a credere a quello che ho da qualche ora finito di leggere. Il libro in questione è La sposa del guerriero e l'autrice è Jessica Ravera. Di seguito i dati, poi lo sfogo. Qui, mi dispiace per l'autrice, ma ci vuole tutto.

 

Recensione: La sposa del guerriero di Jessica Ravera

TITOLO: La sposa del guerriero
AUTRICE: Jessica Ravera
CASA EDITRICE: La Mela Avvelenata
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
COMPRATO SU AMAZON A EURO 0, 99

Ecco la trama, che tanto mi aveva fatto sperare...

Nell’antica Britannia, terra di gente devota alla loro religione, Freya, la figlia del nobile governatore di un piccolo villaggio, vive libera e serena. Cresciuta con i maschi, ha trascorso la sua infanzia correndo e giocando con loro fra i boschi, senza alcuna idea di quali siano i doveri e le occupazioni di una ragazza in età da marito. Ha già dalla vita quanto le basta per essere felice.
Un giorno, suo fratello e il suo migliore amico devono lasciare il villaggio: un esercito invasore sta mettendo a repentaglio la sicurezza del regno. Gran parte dei giovani uomini devono essere addestrati alle armi per fronteggiare un eventuale attacco futuro, e Frejya è disperata: entrambi i ragazzi non sono in grado di combattere e lei teme per la loro sorte.
Ma non è l’evento più tragico: la sua famiglia riceve la visita di una ricca signora e del suo seguito da una lontana contea, alla ricerca di una nobile sposa per il figlio guerriero della loro padrona, in modo da sancire l’unità dei due regni.
Nonostante il giovane sia molto attraente e dai modi gentili, Freya non lo tollera in quanto guerriero. Lei detesta tutto ciò che ha a che fare con la guerra, perché la associa alla perdita dei suoi cari e a questo matrimonio imposto, impossibile da accettare. Ogni notte, si rifiuta categoricamente di adempire ai suoi doveri di moglie.

RECENSIONE

Davvero non so da dove cominciare per recensire questo libro, se non che la cosa più sconvolgente, più traumatica ancora dell'aver letto il libro, è stato trovare commenti su Amazon e su anobii che ne parlavano come di un capolavoro, addirittura una recensione era intitolata "epico"!
Dico sinceramente che era dalle elementari che non leggevo un libro così breve e il fatto che sia il primo di una serie - cosa però che nella presentazione per kindle qualcuno ha omesso di dire - non è affatto una giustificazione.
Il trauma è iniziato proprio con l'inzio del libro: passate le prime facciate dell'ebook, finalmente si arriva a una brevissima introduzione storica, che qualcuno ha avuto anche il coraggio di attribuire all'erudizione della scrittrice, ma che penso si possa trovare in qualsiasi libro di storia o in quelli di lingua che fanno per gli studenti delle medie, quando danno un breve riassunto del contesto, insomma, dopo questo, la percentuale di lettura, che il lettore non manca mai di segnalare, era già al'8% - prima ancora di inziare la storia! E quando si trova la scritta "Prima parte", si era già spostata all'11%... vabbè, se va di uno in uno, sono un centinaio di pagine... ma proprio qui sta il punto, perché ogni volta che il mio pollice trascinava una pagina sullo schermo, tale percentuale avanzava di due cifre... tempo di lettura, alla terza pagina, esattamente di 26 minuti. Già qui, la perplessità è stata tanta. Ho perfino avanzato varie ipotesi, che il Kindle avesse calcolato male, che il download non fosse riuscito bene e mancasse una parte, ma putroppo era tutto vero.
Mi aspettavo un romance storico, sul genere di Kathleen E. Woodwiss, con un'accurata ricostruzione storica e una storia d'amore intensa e avvincente, e invece... invecemi è sembrato di leggere un racconto di terza elementare.
Patetico e assurdo, sembra quasi che la Ravera fosse terrorizzata dalla prospettiva di usare la sempre opportuna regola dello show, don't tell! Ossia "mostra" ai tuoi lettori quello che hai in mente, non spiattellarglielo come una favola della nonna al nipote...
Più che un romanzo, infatti, io lo definirei un racconto venuto male...E, perché non mi si accusi di invidia e di diffamazione verso qualcuno che opera nel mio stesso settore, elencherò e spiegherò, qui di seguito, quali sono i motivi che mi fanno parlare in questo modo.

Prima di tutto, la protagonista, Freya: una nobile che, malgrado il suo rango, "in barba ai dettami di qualsiasi educazione rigida e castigata, trascorreva le sue giornate insieme al fratello e a Cedric". Insomma, questa giovane pulzella trascorre le sue giornate a correre nei boschi e a farsi improvvisare storie dal suo amico, che non è altro che una minuscola macchietta cui l'autrice si è degnata di dare un nome. Direi quindi una prima donna assolutamente originale e innovativa, se prima non fossero stati scritti centinaia di romanzi in cui la donna di scena aveva il medesimo carattere ribelle.
Le caratteristiche dei personaggi, nemmeno a dirlo, vengono bellamente raccontate dall'autrice per bocca di Freya e si limitano per lo più a un paio di parole su fisionomia e principale abitudine.

E poi, la trama nel suo complesso: tanto intrigante nella vetrina online, quanto deludente alla fine dei conti: e non soltanto perché alcune notizie le si ritrovano nella sinossi e da nessun'altra parte. Il fatto che Freya "ogni notte si rifiuti categoricamente di adempiere ai suoi doveri di moglie" nel libro viene reso dicendo soltanto che Freya non ha quasi mai visto suo marito, se non per brevi momenti in quanto lui, da bravo guerriero, è sempre sempre, ma proprio sempre occupato e lei lo odia, tanto che arriverà a cercare un modo per liberarsi di lui e di quel matrimonio imposto. Ma questo fantomatico guerriero compare soltanto verso la fine, per brevissimi momenti: è poco più che un nome, un personaggio tanto piatto quanto irreale, che di fronte a un tentativo di assassinarlo reagisce con dolcezza e poi, naturalmente, non può fare a meno di essere bello... E non sto qui a perdere tempo a dire che già si indovina la piega che nei successivi capitoli prenderà la storia tra i due sposini.

A dare il colpo di grazia è arrivato il finale, così insulso e privo di senso che ho dovuto controllare diverse volte che il romanzo fosse effettivamente concluso così, e che invece non mancasse un pezzo. Ecco, lo ammetto, mi sono sentita profondamente presa in giro, prezzo a parte: non è corretto nei confronti dei lettori, che, bene o male, fanno la fortuna o la sfortuna degli scrittori, pagare per qualcosa e poi vedersene recapitare una completamente diversa. Io ho pagato per un romance storico, non per un raccontino del genere. Che sia storico, poi, lo si evince quasi soltanto dalla contestualizzazione all'inizio, altrimenti, dubito che qualcuno potrebbe collocarlo nel giusto periodo, alla faccia della preparazione dell'autrice! Il romance, poi, qui manca del tutto, e non ho proprio intenzione di controllare se spunta fuori nei capitoli successivi, ho troppo rispetto dei soldi che bene o male mi guadagno per sprecarli in modo simile.

Lo stile non ha aiutato: secco e lapidario, privo di qualsiasi colore, di qualsiasi tecnica, una semplice elencazione di fatti nudi e crudi. Non so come abbia fatto qualcuno a dire che il conflitto interiore della protagonista era evidente, se non fosse intervenuta la stessa autrice ad informare il lettore, non sarei riuscita neppure a intuirlo... ma sapete come lo fa? Con un paio di frasi del tipo : Perché quello sciocco briciolo di vanità che possedeva si rallegrava per le parole di un uomo che detestava. Ma davvero lo detestava?

Desiderei proporre anche un altro assaggio, in modo che ci si possa rendere conto di come l'autrice scrive:

"Era da parecchio che Freya non si lavava, quindi la donna, aiutata dall'unica serva che potevano ancora permettersi, la gettò in una tinozza d'acqua riscaldata dal fuoco. Per toglierle dalla pelle il sudiciume la sfregarono fin quasi a scorticarla. I capelli erano una matassa sudicia e annodata. Gliene strapparono la metà pre renderli lisci e morbidi.".

La freddezza e la fretta con cui tutto viene narrato è a dir poco sconcertante, tanto che mi sono chiesta quanto tempo l'autrice abbia impiegato per scrivere. Una, due ore?
Incuriosita, ho provato a fare delle ricerche su di lei, e sono rimasta sorpresa nello scoprire che questo non è affatto il suo primo libro, come io avevo invece pensato. Sono rimasta ancora più meravigliata quando, visitando il sito della casa editrice, ( La Mela Avvelenata, nata nel gennaio del 2013 per pubblicare libri in formato elettronico), non chiede alcun tipo di contributo e infatti, ho notato anche che è passato attraverso una fase di editing... ma presumo che non ci sia editor, al mondo, tanto bravo da fare di un lavoro simile un capolavoro. Ancora più strabiliante è il fatto che nel sito si trava scritto che la casa editrice cerca: testi forti, audaci e sovversivi. Probabilmente io e la CE abbiamo due vocabolari diversi.
Sono anche andata a vedere le recensioni su amazon e anobii... beh, davvero non sapevo cosa fare quando ho visto valutazioni così alte e a leggere le recensioni su amazon - cosa che consiglio a tutti di fare - ho avuto la netta sensazione che fossero state quasi tutte scritte dalla stessa persona... beh, tutte quelle a quattro o cinque stelle, per lo meno, perché si soffermavano tutte sugli stessi aspetti... come il fatto che il lettore in questione non legge di solito romance, ma è rimasto piacevolmente sorpreso da quest'opera e via dicendo. La cosa più divertente di tutte è stata trovare apprezzamenti sulle descrizioni che... beh, nel libro non ci sono!!!

E poi, che altro dire? Penso che chiunque legga questa recensione puuò inquadrare il libro e, di conseguenza, evitarlo... Dispiace per l'autrice, ma forse, se ci avesse dedicato un po' più di tempo, non mi sarei trovata - così come nessun altro lettore - tra le mani una simile insulsaggine. Peccato, però, perchè la storia di fondo offriva notevoli spunti per un romanzo che potesse definirsi riuscito.




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