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Se le drag queen hanno casa ai Quartieri Spagnoli

Da Uiallalla

“Corpi sull’uscio” sarà presentato sabato 30 aprile alle ore 18.00 alla libreria Feltrinelli di Napoli (via S. Tommaso d’Acquino 70)

la copertina de libroNon è certamente un caso che le pagine centrali di “Corpi sull’uscio - Identità possibili. Il fenomeno dei femminielli a Napoli”, appassionato e avvincente lavoro dedicato alle identità possibili scritto da Eugenio Zito e Paolo Valerio (edizioni Filema, Euro 12,00), ritraggano un’immagine nuova, eppure antichissima, di Napoli, città femminile e mestruata, vero e proprio crocevia di culture e tradizioni che, nella sua evidente ed ancor viva complessità etnoantropologica, svela un universo che, attraversando desideri, comportamenti, inclinazioni e liturgie di vario genere, restituisce una topografia differente delle dinamiche relazionali ed affettive dei suoi cittadini, quella differenza che è possibile rintracciare, ci suggerirebbe Foucault, laddove il sesso, non sentito come una fatalità, è il semenzaio stesso di potenzialità creative (leggete la descrizione dello Spusarizio masculino o della Figliata).

Insomma, tra indagine sociologica, ricerca letteraria, perlustrazione di segni e frammenti di un’antropologia densa d’ombra e di seduzione, la ricerca di questi due insigni specialisti di Studi di Genere si configura come una sorta di testimonianza scientifica di una vera e propria mitologia della liberazione, una mitologia che si dispiegherebbe proprio in questo metropolitano cuore del Mediterraneo e che, come giustamente gli autori mettono in evidenza, si rivela anche nell’attenzione prestata da alcuni intellettuali napoletani, soprattutto dal dopoguerra in poi, a fenomeni di transessualismo, transgenderismo e travestitismo che, mercè la creazione di personaggi estremamente poetici, quali la toccante Rosalinda Sprint di Patroni Griffi o la leggendaria Jennifer di Annibale Ruccello, si propongono come pendant tra le drag queen d’oltreoceano e la specifica e radicata cultura di una terra meno ostile di quanto sembri.

In effetti, dobbiamo riconoscere che il valore dell’operazione portata a termine da Zito e Valerio va sostanzialmente in due direzioni, apparentemente differenti ma sostanzialmente complementari, una direzione più attenta alla dimensione psicanalitica ed antropologica degli Studi di Genere, in virtù della quale la realtà storica dei femminielli testimonia inconfutabilmente l’urgenza umana ed affettiva di infrangere l’esiziale ed ingannevole seriazione binaria applicata all’essere come fatto biologico, un’altra direzione volta a mettere a fuoco una sorta di tolleranza secolare, sebbene ironica, della città verso i femminielli, una tolleranza che consente all’immaginario popolare di determinare una forte iconografia di riferimento che, avendo per archetipi e modelli i riti celebrati dai Gallae in onore di Cibele, giunge fino ai nostri giorni illuminandosi di gioia e malinconia in quella perenne Piedigrotta Camp che si svolge, con la discrezione solenne di un divismo vissuto all’ombra di un eterno viale del tramonto, nel ventre attraente, colorato e delirante dei vicoli di Partenope.


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