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Speciale Cinema – Recensione Anna Karenina di J. Wright

Creato il 22 febbraio 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

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Anna Karenina è l’ennesima trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo scritto da Lev Tolstoj, diretto da Joe Wright ed interpretato da Keira Knightley, Matthew MacFadyen, Kelly Macdonald, Aaron Johnson e Jude Law. Si tratta del quarto lungometraggio del regista inglese che ripropone la coppia che aveva brillantemente interpretato Orgoglio e Pregiudizio, con la quale aveva esordito alla regia.
Dopo decine di trasposizioni cinematografiche (tra le più celebri l’interpretazione di Greta Garbo), è Keira Knightley a vestire i panni dell’indimenticabile Anna Karenina, il personaggio letterario più rappresentato dal cinema.
Siamo nella Russia zarista del 1874 e l’affascinante aristocratica Anna, moglie di Karenin (un’irriconoscibile Jude Law), goffo e rigido funzionario dello Zar, s’innamora perdutamente del figlio della contessa Vronsky, Aleksej (Aaron Johnson). Quest’ultimo incantato dalla sua bellezza inizia a trascurare la sorella minore di Dolly, cognata di Anna alle prese con i tradimenti del marito, anch’essa infatuata del giovane ufficiale.
I due si amano in un valzer infinito fatto di attrazione ed amore, un amore sconveniente per l’ipocrita e perbenista alta società russa di fine Ottocento. Ciò nonostante i due giovani scelgono di amarsi sfidando le convenzioni sociali e religiose. Anna perderà tutto, i suoi figli, il suo prestigio e i suoi diritti da nobildonna e lo stesso Aleksej la seguirà in questo vortice autodistruttivo.
Quando nascerà la loro bambina, non potendo sposare il suo giovane amante, la donna dovrà affidare la piccola all’accondiscendente marito, affinché venga riconosciuta. Con il tempo sarà costretta anche a rinunciare al suo sogno d’amore che non riesce a valicare il muro di indifferenza eretto dalla società. A quel punto Anna sceglie la morte come rimedio ultimo.
Anna è la vittima di una società patriarcale che la condanna a vita per il suo adulterio nonostante il regista ci tenga a sottolineare che lei non sia “una martire da adorare”. Wright si sofferma inoltre sull’importanza della rappresentazione teatrale all’interno del suo cinema, evidenziando come “noi tutti interpretiamo dei ruoli” e come “tutto ruoti intorno al desiderio di autenticità.”
Wright sostiene di essere molto interessato al modo in cui recitiamo e al modo in cui ognuno scopra la propria verità. In un’intervista ha spiegato: “Ciò che mi interessa maggiormente è il modo in cui le persone si relazionano tra loro fisicamente, ecco perché durante la realizzazione del film ho lavorato fianco a fianco con un coreografo, con cui ho studiato il senso del movimento, le relazioni e le distanze tra i personaggi. Gli attori si sono allenati per oltre sei settimane.”
Un regista con un grande amore per la letteratura ma con delle notevoli doti tecniche con due punti di riferimento: la sua attrice preferita, Keira Knightley, ed uno dei suoi libri preferiti, Anna Karenina che succede a Espiazione ed Orgoglio e Pregiudizio. Si tratta di una trasposizione diversa dal solito, fastosa ed elegante, sebbene spinta da necessità. Poiché girare il film in Russia avrebbe richiesto grandi costi di produzione, il regista ha accolto l’opportunità di sfruttare al meglio le riprese in studio, filmando la maggior parte dell’azione in un teatro orchestrando i movimenti dei suoi attori come in una grande danza. La reginetta di questo ballo è proprio lei, Keira Knightley, la quale oltre al sodalizio artistico con il regista Wright condivide assieme a lui la lotta alla dislessia cui sono entrambi affetti.
Wright mette dunque in scena Anna Karenina in un teatro dove riproduce i sentimenti, i canoni comportamentali ed il linguaggio che caratterizzano il romanzo. Lo stesso treno, dove tutto inizia e finisce, è il simbolo letterario e cinematografico ottocentesco per eccellenza (si ricordi L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière, considerati gli inventori del processo cinematografico).
Non è da sottovalutare inoltre, il ruolo dello sceneggiatore Tom Stoppard, che con lo stesso meccanismo aveva reso un successo Shakespeare in Love. Un continuo gioco tra realtà e fantasia, tra la ricerca della forma ed il valore della rappresentazione. Se per molti questo meccanismo è stato motivo di elogio, per altri critici esso ha rappresentato un tentativo malriuscito di offrire una prospettiva diversa di un’opera letteraria che vanta già moltissime altre trasposizioni.
C’è chi lo ha persino paragonato per la messa in scena e le interpretazioni teatrali ad un film di Baz Luhrmann e in particolar modo al suo più famoso Moulin Rouge. Sebbene questo richiamo possa rappresentare per molti un riferimento negativo, Anna Karenina può essere considerata l’antesignana di un nuovo modo di interpretare la letteratura al cinema. Pur non trattandosi di un capolavoro questo film non fa che spianare la strada ad uno dei film più attesi dell’anno, il cui regista è proprio quel millantato Baz Luhrmann. Quest’ultimo ha avuto il coraggio di dirigere una versione del celebre romanzo di Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatzby, diversa da quella che nel 1974 avevano interpretato Robert Redford e Mia Farrow non solo in chiave musical ma addirittura applicando per la prima volta al racconto di un’opera letteraria l’uso del 3D. Dovremo attendere ancora qualche mese prima di farci deliziare dalle performance dei protagonisti, Michelle Williams e Leonardo di Caprio.
Wright non è nuovo agli adattamenti in costume, aveva infatti esordito 2005 con il capolavoro di Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio, proseguendo poi nel 2007 con la trasposizione cinematografica di Espiazione tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan, che aveva sfiorato un premio Oscar. Per concludere, le musiche di Anna Karenina composte dall’italiano Dario Marinelli sono candidate agli Oscar come miglior colonna sonora.

di Rossella Maiuccaro


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