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Still Life, una tenera elegia sulla vita e sulla morte

Creato il 12 dicembre 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Una delle vere sorprese della stagione si chiama Still Life, uno di quei film che si attestano delicatamente nel cuore come le migliori favole di una volta. Un’opera profonda e toccante che nonostante i suoi seri e drammatici contenuti si manifesta sullo schermo con lieve tenerezza. Il premio alla regia ricevuto a Venezia nella sezione Orizzonti è solo una delle conferme di questa qualità del film firmato da Uberto Pasolini, italiano di nascita ed inglese di adozione, che dopo il suo esordio alla regia con l’interessante Machan dimostra definitivamente di essere, oltre che un produttore intelligente (produsse Full Monty), anche un autore da tenere d’occhio con attenzione.

La storia è quella di John May, timido ma diligente impiegato del Comune che ha come compito quello di trovare i parenti delle persone morte in solitudine. Quando però gli viene annunciata la fine della sua attività l’uomo decide di mettere tutto se stesso nel suo ultimo lavoro.

Still Life

Una scena tratta dal film

Still Life è una lenta e riflessiva elegia sulla vita e sulla morte, che attraverso il ritratto di un uomo solo indaga nei meandri dell’umanità contemporanea. Nell’atmosfera grigia e quasi mai baciata dai raggi del sole del sud di Londra, si muove il bravissimo Eddie Marsan che offre una performance straordinaria, sotto le righe, quasi straniante, con il suo sguardo perso ma intenso, i suoi lunghi silenzi, il suo incedere compassato. Il film segue e rispecchia il ritmo della sua vita e procede a piccoli passi sia nell’evoluzione narrativa sia nel crescendo emotivo delle vicende.

Si avverte da subito una particolare poesia nelle immagini che compongono l’opera. Una poesia pregna di malinconia, ma anche di speranza. All’inizio si può rimanere forse un po’ spiazzati, ma poi gradualmente Still Life si insinua nelle corde delle emozioni e nel finale esplode inarrestabile fino a far raggiungere la commozione.

Ecco perché il film di Pasolini è assolutamente da non perdere: perché è una tragedia sussurrata con gentilezza e ironia, che procede in costante equilibrio tra la commedia e il dramma umano. Un racconto semplice ma non per questo banale e scontato, che fa forza sulla messa in scena lineare e priva di fronzoli stilistici del suo fine regista. Pasolini si concentra sulla storia di questo piccolo grande uomo, sul suo carattere introverso, sulla sua psicologia all’apparenza indecifrabile. Lo pedina, lo osserva dalla giusta distanza, e quello che può sembrare uno sguardo freddo è in realtà uno sguardo tanto contemplativo quanto empatico che ha semplicemente rispetto per il suo personaggio. E’ soprattutto in questo aspetto che si cela la grazia di Still Life, un film dell’anima e ricco di umanità che vuole con discrezione – e senza nessuna presunzione – offrire una dolce rappresentazione della vita.

di Antonio Valerio Spera per Oggialcinema.net

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