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Viaggiare per i giovani tra studio e lavoro

Creato il 19 giugno 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Grazie ai voli low cost e alle diverse possibilità offerte dal web e dalle istituzioni scolastiche, molti giovani possono permettersi di viaggiare in un modo che fino a pochi anni fa era impensabile sin dalla prima adolescenza. Le metodologie sono diverse: c’è la possibilità di fare un viaggio con la modalità au pair, un viaggio studio al liceo o, per gli universitari, un anno in Erasmus. Sono modalità fondamentalmente differenti che possono essere sfruttate in altrettanto differenti fasce d’età.

Il viaggio studio

I primi approcci con i viaggi studio si hanno solitamente ai tempi del liceo; molto spesso, infatti, gli istituti e alcune associazioni organizzano delle vere e proprie “vacanze studio”, della durata media di un paio di settimane (anche se alcune sono decisamente più lunghe), in cui lo studente ha la possibilità di soggiornare in un Paese straniero, sia con l’opzione del college sia con quella del soggiorno in famiglia.
In questi casi, i ragazzi hanno il vantaggio di affiancare alle lezioni in aula, talvolta svolte in modo diverso rispetto al Paese di provenienza, la pratica della lingua straniera scelta nella famiglia ospitante e con i coetanei. Escluse le attività promosse dai singoli istituti superiori, una tra le associazioni più note che si dedica all’organizzazione di questi viaggi è EF, che non a caso vanta come sottotitolo “The World Leader in International Education”. EF è nata da un’idea di Bertil Hult, ragazzo dislessico che voleva proporre un nuovo modo di insegnare le lingue. Nel 1965 creò una piccola società dal nome di Europeiska Ferieskolan (Scuola di vacanze europea) con il programma Språkresor, dedicato all’apprendimento delle lingue sul campo, che si svilupperà negli anni a venire. Nel tempo, il significato dell’acronimo è stato ufficializzato in Education First.

L’Erasmus

Nel 1987, i viaggi studio cambiano grazie all’introduzione di una nuova opportunità per gli studenti: il programma mobilità studentesca della Comunità Europea Erasmus (acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students). L’Erasmus nasce da un’altra associazione studentesca Egee, attualmente rinominata Aegee e fondata da Franck Biancheri.
Il programma permette agli studenti universitari di trascorrere dai 3 ai 12 mesi di studio in una facoltà di una città europea. E’ anche possibile utilizzare l’Erasmus per uno stage. Innanzitutto è necessario candidarsi attraverso il sito della propria facoltà per partire l’anno accademico successivo rispetto alla richiesta, scegliendo tra una rosa di destinazioni possibili in tutta Europa. E’ una delle esperienze all’estero più sfruttata dagli studenti.

L’Au Pair

Il già citato EF, oltre a numerosi altri siti web, si occupa anche della proposta di possibilità di Au pair per i giovani. I ragazzi possono infatti vivere un’esperienza all’estero attraverso un soggiorno in famiglia ospitante, approfittando del periodo per lavorare in un Paese straniero. Ovviamente, prima della partenza, è necessario informarsi sulle diverse regole e leggi della Nazione in cui si intende fare domanda per l’au pair. Nell’era del web, le possibilità di diventare un ragazzo o una ragazza alla pari sono moltiplicate. Infatti, tra i siti più noti per avvicinarsi e affrontare questa esperienza possiamo trovare AuPairWorld o AuPair.com. Uno dei vantaggi dell’Au Pair è la possibilità di integrare un’esperienza all’estero con un approccio diretto al mondo del lavoro.

Viaggi studio, Erasmus, volontariato all’estero: una testimonianza

Anna F., 24 anni, studentessa torinese, parla dei suo diversi viaggi. Tra le sue esperienze: un viaggio studio in Inghilterra, un progetto di volontariato in Islanda e un anno accademico passato in Francia con il programma Erasmus.

Come hai iniziato a pensare a questo tipo di viaggi?
Ho iniziato grazie ad una mia amica che avrebbe voluto fare un’esperienza in Inghilterra
Come hai scelto la tua destinazione?
Una volta stabilito che si sarebbe trattato dell’Inghilterra la scelta è stata casuale e alla fine abbiamo optato per una ridente cittadina sulla costa sud, Torqay
Come si effettua l’iscrizione e quali caratteristiche è necessario avere?
L’iscrizione avviene, se non ricordo male, attraverso il sito. Non ci sono caratteristiche specifiche, ma solo pacchetti diversi (ad esempio per maggiorenni e minorenni i prezzi e le offerte cambiano molto).
In che modo hai organizzato il viaggio?
Non ho dovuto organizzare nulla perché nel prezzo era compreso tutto, anche l’accompagnamento andata e ritorno su Milano (all’epoca ero minorenne)
Quali progetti sono disponibili e quali hai vagliato per la tua scelta?
Si tenenvano in settimana dei corsi di inglese suddivisi in classi in base al livello verificato il primo giorno e poi c’erano una serie di attività (come la gita a Londra) già comprese ed altre come le giornate all’acqua park che rientravano invece nelle spese extra.
Una volta sul posto, come si è svolta la tua permanenza e quali attività hai svolto?
Una volta sul posto mi è stata assegnata una famiglia che mi avrebbe ospitata. Su settimana al mattino c’erano le lezioni, al pomeriggio si era liberi e si usciva in compagnia. Il weekend invece era dedicato alle gite fuori porta.
Hai notato differenze tra i tuoi diversi viaggi e tra i diversi siti?
Il viaggio studio che ho fatto era molto organizzato e quasi nulla era lasciato al caso. Negli anni successivi mi è capitato di fare qualche viaggio per volontariato e in quei casi l’unica cosa che si aveva in mano era un indirizzo. Aver fatto questa prima esperienza relativamente giovane mi ha aiutata anche in seguito ma è stato solo dopo che ho imparato ad organizzare viaggi per conto mio.
Quali consigli daresti a chi vorrebbe partire per un’esperienza simile alla tua?
Di non avere paura, anche se può essere un po’ impegnativa, è un’esperienza sempre molto importante sia per imparare una lingua ma soprattutto per imparare a conoscere e a relazionarsi con culture diverse dalla nostra.
Oltre ai viaggi studio ti sei dedicata anche ai viaggi di volontariato e a un Erasmus; quali differenze hai riscontrato?
Sono venuta a conoscenza della possibilità di fare viaggi di volontariato all’estero grazie ad un’altra amica e lo stesso anno sono partita per l’Islanda. Lì ho lavorato in una serra che produceva il necessario per la tavola della casa di riposo adiacente. è stata un’esperienza molto interessante perché il gruppo di lavoro arrivava da tutto il mondo (Giappone, Stati Uniti, Israele, Germania etc) e il confronto era continuo e mai banale.
Oltre a questi viaggi di breve durata consiglio fortemente anche un’esperienza di studio all’estero più lunga. Di tutto ciò che ho fatto l’Erasmus in Francia di un anno è stato senza dubbio il progetto più bello e formativo a cui abbia partecipato. Stando poche settimane non si riesce a vivere davvero la cultura locale, dopo un anno ci si rende conto che ogni realtà è così complessa che nemmeno 10 anni basterebbero e questa scoperta genera più rispetto e meno superficialità nel modo di approcciarsi con il mondo.

Tags:Au pair,erasmus,intervista,studio,viaggi

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