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Zoccola

Creato il 20 luglio 2011 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

di Iannozzi Giuseppe

“Potresti pure ascoltarmi, non sono mica da buttar via.”
Sospiro e penso: ‘Vecchia zoccola!’
M’accarezza la patta. Ma il pipino mi rimane piccolino. E lei, la zoccola, delusa.
“Qualcosa ti preoccupa, la fronte ti si disegna di piccole rughe.”
Accenno un vago gesto con la mano disegnando in aria uno svolazzo senza significato.
“A me lo puoi dare… dire intendevo?”
La guardo, brevemente: è proprio brutta, più di me quando siedo sulla tazza del cesso in preda a un attacco di stitichezza acuta.
Divento paonazzo. Adesso è lei a guardarmi: “Io lo sapevo!”
”Che cosa sapevi?”, sbotto.
“Tu ce l’hai con me.”
“Sinceramente…”. E taccio.
La vecchia zoccola si fa sul mio naso: “Sinceramente, cosa?”
“Niente. E’ che…”. M’arrendo. “La verità è che ho tante spese. Lo studio non va bene come avevo creduto all’inizio. Insomma, temo che sarò costretto a chiuderlo. Definitivamente questa volta.”
Solo un ‘Ah’ secco da parte sua. E un quasi svenimento.
“Non dirai sul serio! Sarebbe troppo duro da sopportare.”
“No, non troppo duro. Non per me, almeno.”
Lei sbianca.
“E quanto, quanto ti servirebbe?”
La fisso prepotentemente nelle palle degli occhi: “Parecchio.”
“Parecchio quanto?”
Di nuovo, la fisso dalla punta dei piedi alla testa: è grassa, tremendamente grassa, più di Michael Moore. E’ viscida quanto tutta la fattoria degli animali, quanto tutti i suoi protagonisti. E mi faccio passare la stitichezza allargandomi in un sorriso assai più politico di quello di Putin. Insomma, alla fine, scarico. O meglio, ci tento.
Lei m’accarezza, la patta ovviamente. Ma niente. Allora mette mano al blocchetto degli assegni. Me lo stacca l’assegno e me lo ficca in bocca con rabbia. La sua mano stringe sulla mia patta. Niente. Stringe troppo, tanto da farmi cacciare un mezzo urlo. L’assegno lo sputo via… svolazza in aria, e mi libero della sua mano.
“Girati!”, le ordino. “Girati. Chiudi gli occhi.”
Lei sorride, a me purtroppo, non sorride così tanto per, perché è vecchia e pazza. Sorride perché è una vecchia zoccola.
Le alzo la gonna e la smutando. “Per favore, gli occhi chiusi, mi raccomando.”
Lei mugola con sensualità uguale a quella d’un bove portato al macello.
La penetro con la prima cosa che mi capita sotto mano, la clessidra.
“Come sei focoso! Per te, il tempo non passa mai…”
Non dico nulla. Però penso: ‘Passa pure per me, passa pure per me. Ma con te è stato davvero impietoso: hai il buco del culo più largo e profondo d’un Buco Nero.’


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