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Sulle
voci di dimissioni che Giorgio Napolitano sarebbe intenzionato a dare entro la
fine di quest’anno, Marzio Breda, che in più di un’occasione si è prestato a
farsi portavoce di ciò che il Quirinale intendeva comunicare in modo ufficioso,
ci informa che «non vuole sciogliere lui le Camere nel caso di voto anticipato»
(Corriere della Sera, 9.11.2014), ipotesi che evidentemente considera assai
probabile, e con molti solidi motivi data la buona vista che si gode da quel
Colle. In pratica, rifiuta di ammettere il fallimento del mandato suppletivo
che si è dato dalla metà del primo settennato, rinnovandolo e ampliandolo
nell’accettare la rielezione: nessun Presidente della Repubblica è mai stato
tanto attivo quanto lui alla sceneggiatura, al casting e alla regia di quanto
andava in scena e, ora che la commedia rivela tutta l’inconsistenza della trama
e l’inadeguatezza degli attori, pare voglia svignarsela dall’uscita di
servizio, per non beccarsi i fischi, con ciò onorando la definizione che ne
diede chi di lui disse che «il suo stemma araldico dovrebbe essere un coniglio
bianco in campo bianco». Niente della grandezza d’un altro commediografo
napoletano, l’Eduardo De Filippo di cui proprio in questi giorni ricorre il
trentennale della morte, che una sera s’alzò dal posto che occupava in platea,
interruppe la commedia di cui era l’autore e il regista, e disse: «Signori
spettatori, l’attore qui ha recitato la battuta in modo diverso da come l’avevo
scritta e da come gli avevo spiegato andasse recitata: vogliate scusarmi,
adesso la ripeterà come si deve».
