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10 consigli per ottimizzare il consumo di acqua in giardino, nell’orto e sul balcone

Da Gianni

10 consigli per ottimizzare il consumo di acqua in giardino, nell'orto e sul balcone
Calura, tremenda calura. Forse un po’ in ritardo sulla tabella di marcia (almeno quella degli ultimi anni) ma alla fine il caldo torrido e insopportabile che abbiamo imparato a conoscere in tempi recenti è purtroppo arrivato. E non è fastidioso e pericoloso solo per noi ma può diventarlo anche per le nostre piante che in questo periodo necessitano di una maggiore quantità di acqua per far fronte all’innalzamento delle temperature. Per non incidere significativamente sulle riserve idriche della propria comunità (dove l’acqua scarseggia è impensabile sfruttarne grandi quantità per annaffiare le proprie piante, senza contare il fatto che in molti comuni le ordinanze dei sindaci vietano di sprecarla, pena multe salatissime) è possibile seguire alcune regole in grado di ottimizzare al massimo il consumo di questa preziosissima risorsa. Vediamo quali.

 

1) Meglio nelle ore più fresche
La prima regola è la più ovvia ma è sempre bene ricordarla: le piante vanno annaffiate durante le ore più fresche della giornata, la sera dopo almeno mezz’ora dal tramonto o, meglio ancora, la mattina presto (l’ideale sarebbe quando c’è già luce ma il sole non è ancora sorto). Così facendo si ottiene un duplice vantaggio: da un lato si evitano shock termici alle piante che le possono danneggiare e dall’altro il terreno più fresco ha tutto il tempo per assorbire l’acqua senza che l’azione diretta del sole la faccia velocemente asciugare.

2) Poco alla volta, più volte
Uno dei trucchi più efficaci per risparmiare acqua è quello di bagnare un poco e fermarsi ripetendo però l’operazione due o tre volte a distanza di una manciata di minuti. Il motivo è semplice perché così facendo si permette al terreno di assorbire a poco a poco l’acqua senza che questa “scivoli” via senza di fatto bagnare. Questa regola vale in modo particolare per le piante coltivate in vaso.

3) Lentamente è meglio
Questa regola sortisce un effetto molto simile a quella precedente e permette al terreno di assorbire lentamente l’acqua senza che questa venga sprecata inutilmente. Il flusso dell’irrigazione deve essere regolato al minimo; nel caso dei vasi serve fare attenzione che l’acqua non tracimi dal bordo.

4) Al bando la concorrenza
La concorrenza in questione è rappresentata dalle infestanti che non competono con le nostre piante solo per quanto riguarda lo spazio e le sostanze nutrienti ma anche per il consumo di acqua, soprattutto durante questo periodo. Quindi non abbiate pietà di loro ed estirpatele con ogni mezzo possibile per lasciare tutte le risorse alle sole piante coltivate.

5) Viva la pacciamatura!
Pratica che torna utilissima anche per facilitare il controllo delle infestanti del punto precedente, l’utilizzo della pacciamatura sortisce altri effetti molto positivi: non frena solo lo sviluppo delle erbacce ma limita l’evaporazione e mantiene più a lungo l’umidità. I materiali utilizzati possono essere i più disparati ma quelli più diffusi sono la paglia, le foglie secche e soprattutto la corteccia di pino (bark). Questo metodo è molto valido, provare per credere, e si applica anche ai vasi  di medie e grandi dimensioni. Se poi per la pacciamatura si utilizzano le foglie di felce aquilina si tengono le limacce lontane dalle nostre piante.

6) Solo quando ce n’è bisogno
Regola che si basa sull’esperienza ma che in genere dà buoni risultati. Col tempo si impara a conoscere le nostre piante e a capire più o meno quando hanno sete. Del resto molti vegetali sono in grado di “comunicare” con segnali inequivocabili quando è indispensabile un apporto d’acqua. Non conviene però aspettare così tanto per annaffiare perché spesso si rischia di far soffrire inutilmente le piante che porterebbero poi i segni di questa carenza (crescita lenta, assenza di fioritura ecc.); meglio capire e leggere i primi segnali e regolarsi di conseguenza.

7) Abituarle al peggio
Per testare le reali esigenze idriche di una pianta è possibile fare così: si annaffia con la stessa frequenza per un dato periodo di tempo ma ogni volta che lo si  fa si diminuisce progressivamente l’apporto di acqua somministrata. Se per esempio si bagna una pianta ogni 3 giorni la prima volta si somministrano 5 litri di acqua, la seconda 4,5 litri, la terza 4 litri e così via, il tutto per capire fino a dove è possibile spingersi senza compromettere la salute della pianta. Questa tecnica permette anche, per quanto possibile, di “educare” la pianta a determinati ritmi di annaffiatura e a determinate quantità di acqua disponibile e, se le si dà il tempo di adattarsi, il risultato finale è in genere assicurato.

8 ) Riciclare l’acqua
Una bella fetta dell’acqua che quotidianamente buttiamo giù per le tubature è in realtà molto pulita e potrebbe essere ancora sfruttata per annaffiare le nostre piante. È il caso per esempio dell’acqua utilizzata per lavare frutta e verdura e che, una volta raccolta in un recipiente, può essere somministrata alle piante in tutta tranquillità. Altra buona abitudine, se si possiede un prato, è quella di mettere a scolare i vasi appena bagnati direttamente sopra il tappeto erboso: l’acqua in eccesso non andrà sprecata ma verrà assorbita dal terreno sottostante.

9) Di plastica è meglio
Non vorrei dirlo ma è così: per quanto riguarda il risparmio di acqua è molto meglio preferire i vasi di plastica piuttosto che quelli di terracotta. Il motivo è dovuto al fatto che in quest’ultimi è presente una miriade di micro fori che fanno traspirare l’umidità molto rapidamente, al contrario dei vasi di plastica che, essendo appunto realizzati conmateriali artificiali, non hanno questo problema e trattengono molto meglio l’acqua, mantenendola a disposizione della pianta ospite per un periodo più lungo.

10) Le piante giuste
Questo non è un consiglio per l’immediato ma per il futuro, ovvero quello di utilizzare nel proprio balcone o giardino piante adatte al nostro clima o resistenti alla siccità: sono molte le specie in commercio e la scelta è davvero ampia. Analogamente, nel proprio orto converrà in futuro pianificare la coltura di varietà adatte alla carenza di acqua (che coincidono sempre con gli ortaggi della produzione locale: qualcuno, nel corso del tempo, ha già fatto il lavoro sporco per noi…) o che hanno un ciclo precoce. Anche qui la scelta non manca ma, come per le piante da balcone o da giardino, si ripresenterà sicuramente l’occasione per parlarne di nuovo in modo approfondito.

Foto di Christopher Craig


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