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19 novembre 2010: TRIESTE PRIMA 2010

Creato il 17 novembre 2010 da Sarettacecia

Il 19 novembre 2010 al Teatro Miela:

TRIESTE PRIMA 2010
Incontri internazionali con la musica contemporanea XXIV edizione

19 novembre 2010: TRIESTE PRIMA 2010

ENSEMBLE EUROPEO ANTIDOGMA

Marco Ricagno baritono
Antonmario Semolini flauti
Carmelo Lacertosa chitarra
Thierry Miroglio percussioni

L’Ensemble Europeo Antidogma rappresenta un importante punto di riferimento nell’ambito della cultura musicale non solo in Italia ma anche all’estero. Costituitosi nel ’77 ad opera di giovani concertisti, compositori e uomini di cultura, Antidogma Musica è ormai internazionalmente riconosciuto come uno dei pochi organismi capaci di produrre ed esportare in tutto il mondo programmi estremamente variegati.
Antidogma ha effettuato numerose tournées in Europa e negli altri quattro continenti, partecipando ad importanti rassegne internazionali.

Programma:
EL CIMARRÓN (La cicala)
autobiografia dello schiavo evaso Esteban Montejo
recital per 4 musicisti in 15 quadri
musica di Hans Werner Henze

dal libro di Miguel Carnet (Biografia de un Cimarrón – L’Avana , 1966)
“Nel 1963 l’etnologo e scrittore Miguel Carnet fece la conoscenza di un negro di 104 anni, chiamato Esteban Montejo, che viveva in un ospizio per vecchi all’Avana. Esteban è nato e cresciuto negli anni della schiavitù ed è vissuto poi come Cimarrón, ossia schiavo evaso, in luoghi deserti e selvaggi; in seguito ha combattuto nella guerra di indipendenza contro gli spagnoli (1895-98).
Con l’aiuto di un registratore, Miguel ha effettuato la stesura della storia di quest’uomo così com’egli stesso l’ha raccontata, e l’ha pubblicata nel 1966 presso l’Istituto d’Etnologia e Folklore dell’Avana, col titolo di Biografia de un Cimarrón. Gli episodi impiegati per la composizione sono stati scelti da Hans Magnus Enzensberger, tradotti in tedesco, e adattati per la musica. In quest’opera l’uso delle voci va dal semplice parlato al canto improvvisato, dallo “Sprechgesang” al canto nel senso tradizionale, dal registro di voce basso-baritono alle note del controtenore; fischi, ululati, risate, richiami e grida ampliano lo spettro sonoro. Il flautista suona l’ottavino, il flauto contralto e quello basso (servendosi per questo, tra l’altro, di alcuni elementi della tecnica di Bartolozzi, che permette la produzione di quarti di tono, di note doppie, di flautati e di glissandi), l’armonica a bocca e lo scacciapensieri. A volte suona strumenti a percussione, canticchia a bocca chiusa, grida e fischia. Il chitarrista adopera il suo strumento in un modo che rompe con la tradizione, suona inoltre vari strumenti a percussione, fra cui anche una marimba afrocubana. Anch’egli canta e recita. Il batterista si serve di un gran numero di strumenti: oltre a quelli noti, si tratta di campane di preghiera giapponesi, di una scala cromatica di tom-tom, di boobams (dei mini-bongo accordati con precisione), di tamburi di legno, del gong di Trinidad e di vari tamburi africani. Vi sono soltanto pochi richiami alla musica popolare cubana. Due volte viene citata la musica da culto dei riti Lukumi e Yoriba, come la si può sentire ancora oggi a Cuba. L’ottavo pezzo, Le donne, si presenta come un tentativo di comporre un son cubano, peraltro già preannunciato nel n.5, La foresta. Nel n.13, La brutta vittoria, vengono improvvisati ritmi cubani. Come già il suono delle voci, anche la musica fluttua: da semplici valori ritmici a strutture molto complesse, da una semplice notazione ad una semi-improvvisazione, dalla quasi-improvvisazione all’improvvisazione assoluta, proposta da segni grafici.
Il modo in cui quest’opera è concepita ne fa qualcosa che sta tra la musica da concerto e il teatro. Era esattamente quel che si voleva. Ma qui teatro non significa costumi e mascheramenti. La musica stessa – corporea-realistica – è lo svolgimento. Il mondo di Esteban – dopo che è fuggito dalla schiavitù – è il mondo di un uomo nella solitudine (sociale e sessuale), di un uomo costretto a crearsi una sua esistenza nella propria fantasia. Egli non si inserisce; non è parte di un tutto. Quando dopo la schiavitù ritorna fra gli uomini non riesce ad imparare del tutto a adattarsi, neanche quando partecipa ad avvenimenti. Ci dà una testimonianza del passato e ci offre uno dei molti “Ricordi del sottosviluppo” (per citare Edmundo Desmoes) a Cuba. Il Cimarrón ci indica uno dei molti moventi e una delle molte forze motrici della rivoluzione, la sua necessità e la sua forza.”
Hans Werner Henze

Per maggiori info sull’evento e costi Teatro Miela (fonte delle info e foto qui sopra)



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